Rete elettrica europea: -57% dei costi investendo in rinnovabili

Analisi e previsioni nel rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente

Il sistema energetico dell’UE oggi ha un’efficienza massima del 65%. Oltre un terzo di tutta l’energia viene dispersa sotto forma di calore di scarto, contribuendo a maggiori emissioni e inquinamento senza fornire servizi energetici utili. Il passaggio a tecnologie di generazione di energia elettrica più efficienti, come il solare e l’eolico, e l’elettrificazione dei settori di utilizzo finale tramite pompe di calore e veicoli elettrici, può ridurre significativamente questa inefficienza e l’impatto ambientale. È quanto suggerisce il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (Aea) su Rinnovabili, elettrificazione e flessibilità.

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Fonte: Aea.

Per una trasformazione competitiva del sistema energetico dell’UE entro il 2030, lo studio rileva che “l’Unione europea ha già dimostrato la sua capacità di abbandonare i combustibili fossili, con un calo significativo delle emissioni di CO2 del settore elettrico negli ultimi decenni”. Al contrario, secondo lo studio, i progressi nella decarbonizzazione del riscaldamento e dei trasporti, dove predominano il consumo di gas e petrolio, sono più lenti.

Solare ed eolico per l’indipendenza energetica

Nel 2022, l’aumento dei prezzi del gas ha raddoppiato la spesa per le importazioni di energia nell’UE, portandola al 4% del Pil. Il rapporto sottolinea che le energie rinnovabili, in particolare il solare e l’eolico, offrono un percorso sostenibile verso una maggiore indipendenza energetica.

L’ultimo decennio ha visto in tutti gli Stati membri un rapido e positivo passaggio dai combustibili fossili a fonti energetiche più sostenibili. Nel frattempo, le politiche volte a migliorare l’efficienza energetica hanno tenuto sotto controllo la crescita della domanda di energia. Ciò ha contribuito a una significativa e continua riduzione delle emissioni di gas serra in tutta l’UE. Il taglio più recente, documentato nel 2023, ha registrato livelli inferiori del 37% rispetto al 1990 (30,5% in meno rispetto al 2005).

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“Il raggiungimento collettivo degli obiettivi dell’UE in materia di clima ed energia per il 2020 dimostra chiaramente che gli Stati membri possono plasmare e accelerare le transizioni energetiche e industriali” si legge a commento, proprio come previsto dal nuovo Clean Industrial Deal. “Chiarire l’obiettivo climatico intermedio dell’UE per il 2040” sollecita il rapporto, “contribuirà quindi ad aumentare la prevedibilità”.

Rinnovabili per tagliare i costi variabili della rete elettrica

Petrolio e gas sono i due combustibili fossili più utilizzati nell’UE. Con la diminuzione della produzione interna, gli Stati membri si trovano ad affrontare un divario crescente tra domanda e offerta. Nel 2022, il 98% di tutto il petrolio e di tutto il gas utilizzati negli Stati membri è stato importato, una condizione che “rischia di causare carenze di approvvigionamento e volatilità dei prezzi”. Nel frattempo, la spesa per le importazioni di energia nell’UE è aumentata a quasi il 4% del Pil quell’anno (circa il doppio rispetto ai livelli storici medi).

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Ciò ha rappresentato un onere sostanziale per tutti gli Stati membri, “un pedaggio che avrebbe potuto essere molto più pesante se i Paesi non avessero perseguito sistematicamente gli sforzi per migliorare l’efficienza energetica”. Senza prescindere dall’aumento dell’approvvigionamento di energia rinnovabile e dalla riduzione della loro dipendenza economica dai combustibili fossili.

Un’analisi prospettica della rete elettrica europea rileva che i costi variabili di generazione dell’elettricità nell’UE potrebbero ridursi fino al 57% rispetto ai livelli del 2023, se verranno rispettati i parametri di riferimento al 2030 per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Come stima lo studio, nel lungo termine, ciò può tradursi in prezzi al consumo più bassi, mentre nel breve termine è probabile che i risparmi siano almeno in parte compensati dalle esigenze di investimento per una rete europea più flessibile.

Tre priorità urgenti: rinnovabili, flessibilità, coordinamento UE

Investendo nella produzione nazionale di energia elettrica rinnovabile, unitamente a maggiori sforzi per migliorare l’efficienza energetica e delle risorse, gli Stati membri possono sostituire le volatili importazioni di combustibili fossili con fonti energetiche disponibili, più economiche e più pulite. Per raccogliere i frutti del cambiamento, il rapporto individua tre priorità urgenti:

  1. Sbloccare i capitali per le energie rinnovabili: la capacità elettrica da fonti rinnovabili deve raggiungere il 77% della capacità installata totale entro il 2030 (rispetto a oltre il 50% di oggi). Quadri normativi e fiscali interessanti potrebbero sostenere un aumento degli investimenti a breve termine.
  2. Raddoppiare la flessibilità del sistema: reti intelligenti e interconnesse, soluzioni di risposta alla domanda e di accumulo devono essere implementate rapidamente per mantenere il sistema energetico costantemente in equilibrio.
  3. Rafforzare il coordinamento a livello dell’UE: la cooperazione transfrontaliera in materia di infrastrutture e pianificazione è essenziale per bilanciare le disparità regionali, ridurre le inefficienze e massimizzare la resilienza del sistema energetico europeo.

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L’elettrificazione del riscaldamento domestico e industriale, alimentata da pompe di calore, e la profonda ristrutturazione degli edifici inefficienti saranno fondamentali per eliminare gradualmente i combustibili fossili già nel breve termine. Nell’industria, la prevedibilità nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, incentiverà ulteriori riduzioni. Nel settore dei trasporti, l’accelerazione dell’adozione di veicoli elettrici, combinata con infrastrutture per pedoni, ciclisti e trasporti collettivi, favorirà sia la decarbonizzazione che il risparmio per i consumatori.

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