Ripensare il modello di servizio idrico integrato in Toscana sta diventando sempre più una priorità per contrastare il cambiamento climatico e garantire la resilienza dei territori.
E’ quanto si è discusso il 16 maggio nel contesto della prima edizione di Blu Livorno, Biennale del Mare e dell’Acqua, promosso da ASA SpA, in collaborazione con Cispel Toscana. L’evento che ha preso luogo nella città toscana dal 14 a 16 maggio, si prefigge di diventare un appuntamento che ogni due anni possa affrontare i temi legati alla gestione di questa preziosa risorsa sia tra le condotte idriche sia del mare e che sappia guardare alle diverse sfide ma anche alle tecnologie e al know how per gestirle.

Un nuovo modello di gestione del servizio idrico integrato in Toscana
A fronte di una giornata dedicata a fotografare lo stato del servizio idrico integrato e delle misure e tecnologie studiate per favorire una resilienza idrica di alcune zone, Andrea Cappelli, dirigente area Pianificazione e controllo dell’Autorità Idrica Toscana ha sottolineato l’esigenza di rivedere il modello di gestione regionale magari puntando a un approccio integrato tra gestori.
Una suggestione su cui i diversi gestori presenti in sala hanno condiviso la loro visione. Il tema è sia sulla tipologia di modello che si dovrebbe implementare sia sulla esigenza di una adeguamento della tariffa. Nel complesso le esigenze mostrate sono talvolta molto diverse nel territorio: dal rischio inquinanti alla carenza idrica, alla gestione delle perdite. Come è ovvio in base alla criticità maggiore la risposta del gestore locale cambia. Scelte su cui grava la difficoltà di una pianificazione di lungo termine in quanto le gestioni sono in scadenza prossima per quasi ogni gestore, mentre gli investimenti di cui necessità il sistema prevedono un ammortamento di diversi anni come ha sottolineato Paolo Peruzzi DG di GAIA SpA. Un quadro che sottolinea il Dg di Gaia può essere in realtà propizio per cambiare il modello di gestione ma anche critico per l’approssimarsi delle date.
Necessità che non deve però oscurare la forza del lavoro calato sul territorio e attento alle esigenze delle comunità di cui Carlo Polci, presidente di Nuove Acque rivendica il successo dl modello perseguito dalla utility che rappresenta. Mentre per cogliere lo spunto dell’Autorità si potrebbe approfondire la possibilità di un modello di gestione unita nelle grandi infrastrutture di connessione ma distinta sul territorio in modo da poterne accogliere al meglio le esigenze.
Una sinergia in parte già presente e con successo nel territorio, rivendica Roberto Renai, presidente di Acquedotto del Fiora e Coordinatore Acqua di Confservizi Cispel Toscana che è al lavoro per realizzare un nuovo dissalatore nell’area di Piombino. Questo lavorerà in sinergia con Asa gestore per andare a sostenere anche la richiesta idrica dell’Isola d’Elba dove sta per entrare in uso anche un altro dissalatore, il più grande di Italia al momento, in grado di sostenere le esigenze idriche dell’isola sopratutto nel periodo estivo. Una necessità data dal fatto che la Val di Cornia presenta seri problemi di approvvigionamento idrico.
Tutte tematiche condivise ma che chiedono l’approccio verso una tariffa unica regionale secondo Simone Millozzi presidente di Acque S.p.a.
Una tariffa unica e un modello di gestione delle infrastrutture connesse che secondo Stefano Taddia, presidente di ASA SpA dovrebbe guardare anche oltre i confini del gestore idrico integrato, in quanto la “questione acqua” dall’inquinamento per cause antropiche della falda della val di Cornia alla gestione degli inquinanti sta migrando sempre di più verso cause più estese e come tali più complesse anche nella risoluzione mostrando come sia un sistema Paese che debba muoversi in modo deciso e coeso verso la questione acqua.
Pianificazione della rete e degli invasi per la Regione Toscana
Se con una gestione idrica integrata a livello regionale, o in una modalità mista come anche nella forma societaria se pubblica privata o solo in una accezione sono domande che non hanno una risposta facile. Tutti scenari che su cui la Regione Toscana nella persona di Marco Masi dirigente settore tutela acqua e costa, assicura ha una visione e sta ponendo uno studio anche valutando degli scenari in prospettiva futura grazie all’uso dell’analisi dei dati per comprendere quale possa essere il miglior modello da applicare e individuare quali sono le infrastrutture strategiche necessarie e per quali aree, considerando anche una prospettiva demografica del prossimo futuro.
Uno scenario che vede Regione e Autorità idrica allineata nella analisi anche delle tecnologie di studio più affidabili e che certamente non può fare a meno dello studio dei dati su cui l’Autorità vedo un grosso potenziale sia come risoluzione che come possibilità occupazionale. Il tutto anche qui in una logica che sia il più interconnesso e interoperabile possibile tra gestori. Intanto il Piano invasi come strumento di conservazione dell’acqua ma anche della sua stessa gestione nei casi di surplus estemporanei dovuti ad alluvioni, va avanti. Proprio in sede di convegno ha annunciato che annuncia dei 900mila euro previsti per gli Piano Invasi è arrivata la prima trance di 45mila quindi anche qui si inizierà presto a lavorare.
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