Le mani sporche dell’efficienza – parte 2

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Qui la seconda parte dell’intervista all’Energy Advisor di Assolombarda Alessandro Viola.

Spesso l’Esperto in Gestione dell’Energia ha difficoltà ad intervenire sui decisori aziendali: come sensibilizzare a politiche razionali nell’uso dell’energia?

In base alla mia esperienza posso affermare con sicurezza che è molto importante coinvolgere e sensibilizzare il top management aziendale al tema dell’efficienza energetica. Troppo spesso, infatti, chi si occupa di energia in azienda ha una visione limitata della problematica e tende ad evitare un confronto con un soggetto esterno, consulente o ESCo, che possa in qualche modo “giudicare” il suo lavoro e suggerire interventi migliorativi. Ci sono, va detto, anche imprese che hanno una gestione dell’energia avanzata, ma si tratta di una percentuale minoritaria. E’ importante dare concretezza ai progetti, non limitandosi ad audit superficiali, come troppo spesso si è fatto in passato; vanno individuate con precisione le aree aziendali sui cui c’è maggiore potenziale di saving di energia e lì focalizzati gli sforzi. Ulteriore considerazione è relativa dell’accesso al credito: con la crisi le imprese faticano ad investire capitale proprio in attività che non siano core, per questa ragione bisogna lavorare con gli istituti di credito affinchè finanzino i progetti sulla base della loro sostenibilità e non solo sul merito creditizio dell’impresa.

L’assetto legislativo in tema di efficienza energetica è secondo lei chiaro e completo?

Il quadro normativo è attualmente “sovraffollato” e manca di una governance. L’eccessivo dinamismo del Legislatore andrebbe mitigato, in favore di una maggiore stabilità e chiarezza delle regole. Un esempio di schizofrenia legislativa lo stiamo vivendo, assieme agli operatori e ai consumatori finali, in queste settimane d’incertezza su quelle che dovranno essere le regole per l’audit energetico conforme al decreto 102 di luglio 2014. Grandi imprese ed energivore sono in fibrillazione, perché senza linee guida non si possono pianificare audit e, quindi, i successivi investimenti. Mi auguro poi che non venga imposto l’obbligo di effettuare almeno un intervento tra quelli individuati a valle dell’audit, purché abbia un payback inferiore ai 4 anni: ciò andrebbe contro la libertà d’impresa. Ben vengano, invece, i fondi per le PMI prospettati dallo stesso decreto e la spinta alla certificazione volontaria ISO 50001. Auspico, inoltre, che si diffondano sempre più le certificazioni aziendali per le ESCo e delle competenze professionali, come l’EGE, comprovate da organismi di accreditamento scrupolosi.

Studiare da Esperto in Gestione dell’Energia: quanto conta la formazione?

La formazione specialistica e la certificazione delle competenze rappresentano i pilastri fondamentali per la nascita delle figure professionali del futuro. In questo momento di transizione le aziende tornano a puntare su figure tecniche con competenze comprovate che abbiano, però, una visione ampia del settore energetico. Sono figure più complesse rispetto a quelle del passato, ma necessarie ad affrontare le sfide globali che siamo chiamati ad affrontare. La forma mentis, che solo una buona formazione certificata può dare, è fondamentale: in altri Paesi avanzati i sistemi di certificazione delle competenze sono diffusi e talvolta vincolanti per l’accesso al mercato del lavoro. Detto questo, è indubbio che anche nel 2015 non si possa prescindere dallo sporcarsi le mani con le esperienze on field. “Involve me and I will learn”, diceva Benjamin Franklin.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.