Dall’Italia all’Africa: l’efficienza come leva di crescita per nuove “economie circolari”

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Le rinnovabili e l’efficienza energetica rappresentano la cavalleria italiana della lotta al riscaldamento climatico. Per riuscire a beneficiare a pieno delle opportunità offerte dall’efficienza occorre, però, compensare alcune mancanze: “Agire strategicamente sull’efficientamento dei settori residenziale, trasporti servizi; colmare il gap tra lo scenario politico dell’UE e quello italiano; e approfittare della crescita dei prezzi dell’energia come opportunità di business per le imprese”, come evidenziato da Jarmo Vehmas, Professore dell’University of Turku e Coordinatore del progetto europeo EUFORIE, nel corso del workshop “Costi e benefici dell’efficienza energetica. Gli scenari in Italia e in Europa” promosso venerdì 18 novembre da Federesco presso l’Auditorium del Gse.

I risultati di EUFORIE (EUropean Futures of Energy Efficiency) mostrano gli ostacoli e i fattori abilitanti rispetto agli investimenti in efficienza energetica: se tra i primi si collocano “i lunghi tempi di ritorno, l’oscillazione del prezzo dell’energia e la non riconosciuta priorità strategica per le imprese”, evidenzia Vehmas, nei secondi troviamo “la consapevolezza dei consumatori, le nuove tecnologie e il supporto politico”.

Un quadro che deve stimolare l’Italia a fare bene non solo all’interno dei confini nazionali, ma anche all’estero: “Possiamo creare opportunità di lavoro grazie all’efficienza energetica in Africa con il trasferimento di tecnologie”, ha spiegato Sergio Ulgiati, Professore dell’Università Parthenope di Napoli e della Normale di Pechino e Presidente della Federesco International Foundation (FIF). I mercati emergenti, infatti, stanno diventando molto attrattivi per i paesi concorrenti di Usa e UE, in particolare per la Cina che “si candida a sostituirli nelle aree in via di sviluppo”. Quello che può sembrare un paradosso sta diventando realtà: “Da un lato la Cinea è leader a Pechino per i livelli di inquinamento. Dall’altro è leader nella produzione di pannelli fotovoltaici e nella realizzazione di infrastrutture nei paesi in via di sviluppo in Nigeria, di porti e ferrovie in Sudan, di centrali idroelettriche in Madagascar”.

Però l’Europa e l’Italia in primo luogo devono riuscire “collaborare con le realtà locali per evitare nuove stragi nei mari e avere ricadute positive sull’economia nazionale”, rimarca Ulgiati. Il modo per concretizzare questo progetto? Sfruttare le risorse locali, grazie a una approfondita conoscenza e pianificazione, e formare figure professionali specializzate che collaborino alla costruzione in questi paesi di un’economia circolare (settori quali l’agricoltura e l’edilizia ben si prestano al recupero e al riciclo dei materiali). Un lavoro che la FIF sta cercando di promuovere anche per “riorganizzare il nostro modo di intervenire all’estero: non in maniera invasiva, ma secondo una logica di beneficio collettivo”, conclude Ulgiati.

Di seguito il video commento del Professore Sergio Ulgiati

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.