Rapporto Legambiente. Riscaldamento domestico e trasporti tra le principali cause dell’inquinamento 2015

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Nel 2015 48 città italiane hanno superato il limite consentito di sforamento di 35 giorni per i livelli di pm10. Questo è solo uno dei dati contenuti nell’edizione 2016 di ‘Mal’aria di città ‘, il dossier annuale redatto da Legambiente che traccia un quadro dell’inquinamento atmosferico e acustico delle nostre città.

A ridosso dell’ennesima “domenica ecologica” e degli scarsi risultati da essa prodotta viene da chiedersi cosa comporta tutto questo inquinamento dell’aria? Nel rapporto Legambiente i dati fanno riflettere. Non è solo la mobilità, seppure elemento importante del sistema inquinante al centro della discussione, ma anche il riscaldamento domestico. Questo in fatti, come si legge nel rapporto, “contribuisce da solo al 59% del PM10 primario e del monossido di carbonio, all’11% degli ossidi di azoto”.

Gli altri macroinquinanti sono i trasporti stradali che, si legge nel rapporto contribuiscono al 49% delle emissioni di ossidi di azoto, al 12% del PM10, al 22% del monossido di carbonio e al 44% del benzene, e il settore industriale ed energetico 75% degli ossidi di zolfo, 17% degli ossidi di azoto e 11% del PM10. TAB 4 pag 23

Dal report, che ha preso in esame 90 diverse città nell’ambito della campagna ‘PM10 ti tengo d’occhio’, emerge anche come la città che ha registrato i numeri peggiori sia Frosinone, con 115 giorni di sforamento, seguita da Pavia (114 giorni), Vicenza (110), Milano (101) e Torino (99).

In particolare Frosinone, Pavia e Vicenza, hanno registrato valori al di soppra dei limiti consentiti dei 35 giorni 3 volte, con 105 giorni totali, mentre il 33% del campione è andato al di sopra dei valori massimi due volte, seguito dal 25% che ha sforato una volta e mezza.

Fin qui i dati relativi alle città. Se, invece, si prendono in considerazione i dati relativi alle regioni vediamo come a conquistarsi le prime posizioni per numero di giorni di sforamento dei limiti di pm10 siano il Veneto con il 92% delle centraline ( in particolare Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza), la Lombardia con l’84% delle centraline (tutte quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza) e il Piemonte con il’82% delle stazioni di città (Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli). Seguono con il 75% delle centraline off-limits (Ferrara, Modena, Piacenza, Parma, Ravenna e Rimini) sia in Campania (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno). Se dai numeri legati pm10 passiamo poi a quelli relativi ad altri inquinanti, come i PM2,5, ozono troposferico, e ossidi di Azoto, relativi al 2014, la situazione non migliora. In particolare per il PM2,5 i capoluoghi Monza, Milano e Cremona si attestano su un valore obiettivo di 25 µg/m3 (erano 11 le città nel 2013 e 15 nel 2012). Per quanto riguarda l’Ozono, invece, il limite dei 25 giorni è stato superato da un terzo delle città monitorati (28 su 86). A conquistare il podio, in questo caso, sono state Genova e Rimini con 64 giorni di superamento, seguite da Bologna (50), Mantova (49) e Siracusa (48).

Un quadro particolarmente critico, secondo il report, è quello della area padana. Passando poi agli ossidi di azoto si vede come la percentuale dei capoluoghi monitorati che abbiano registrato uno sforamento del limite normativo si attesti al 12% del campione preso in esame (Torino, Roma, Milano, Trieste, Palermo, Como, Bologna, Napoli, Salerno, Novara).

L’emergenza smog – spiega la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni in una nota – difficilmente si potrà risolvere con interventi sporadici che di solito le amministrazioni propongono in fase d’emergenza tra targhe alterne, blocchi del traffico, mezzi pubblici gratis, come avviene attualmente in gran parte delle città italiane, e senza nessuna politica concreta e lungimirante. Per uscire dalla morsa dell’inquinamento è fondamentale che il Governo assuma un ruolo guida facendo scelte e interventi coraggiosi, mettendo al centro le aree urbane e la mobilità sostenibile, impegnandosi per approvare a livello europeo, normative stringenti e vincolanti, abbandonando una volta per tutte le fonti fossili e replicando quelle esperienze anti-smog virtuose messe già in atto in molti comuni italiani in termini di mobilità sostenibile, efficienza energetica e verde urbano”.

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