COP21 su twitter: in Italia 60 mila cinguettii. Per il 47% accordo positivo

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Quale andamento ha seguito il clima sul web durante la Conferenza delle Parti di Parigi? A rispondere l’analisi condotta da Twig, società esperta di data mining, commissionata da Behind Energy, portale sui veri costi dell’energia.

Mentre la notizia dell’accordo tra i 195 paesi ha occupato le prime pagine dei giornali, sul web l’effetto è stato più contenuto:  nell’ultimo mese nonostante i circa 3 milioni di cinguettii sull’argomento – con hastag ufficiale #cop21 o con parola chiave cop21 (Fonte: topsy.com) – il tema non è salito tra i top del momento.

In Italia, in particolare, i tweet sono stati 60 mila tra il 14 novembre e il 14 dicembre, pari al 2% del volume mondiale e al rapporto tra utenti twitter italiani e stranieri, e si sono registrati due picchi: all’apertura dei lavori il 30 novembre e alla chiusura con l’annuncio di Laurent Fabius, Presidente della Cop21. Un fenomeno influenzato, probabilmente, dalla non adeguata copertura mediatica sul tema: gli italiani si sono lamentati sia della scarsa visibilità delle notizie provenienti da Parigi (ad es. Il primo articolo sui giornali sull”accordo COP21 è a pagina 14) sia dell’inadeguatezza delle informazioni (ad es. Su #COP21 io per fortuna leggo i giornali stranieri).

I giudizi ottenuti sui risultati della Conferenza sono prevalnentemente positivi: circa il 47% li apprezza – soprattutto per la portata storica dell’accordo, per la sua capacità di segnare una svolta per il futuro del pianeta e per la possibilità di avviare una transizione a un’economia più green -, mentre il 22% si pone in maniera neutra o avanza alcuni dubbi e il 31% è negativo. Le perplessità emergono quando si entra nel merito dell’accordo al quale si fa riferimento come “un buon accordo ma…”: qualcuno ha scritto “Bene le parole dell’accordo alla #COP21.  Ma senza fatti concreti nei prossimi anni, non andremo da nessuna parte”. La carenza di vincoli stringenti e interventi concreti nel breve periodo; del dibattito sul trasporto navale e aereo; delle previsioni sulle conseguenze della filiera alimentare; e di chiari riferimenti a numeri sui fossili e sulla decarbonizzazione alimentano, invece, la negatività degli intervistati. L’accordo viene visto come una “farsa” che “non salverà il pianeta”, “Raggiungere al più presto possibile il picco globale delle #emissioni” può significare tutto e niente #COP21″ scrive qualcuno.

Prendendo in analisi i singoli paesi il discorso cambia: solo gli Stati Uniti sono visti in buona luce (dati gli errori del passato e la volontà di cambiare rotta), mentre la Cina viene accusata di essere il maggior inquinatore del mondo e la Russia di non puntare veramente ad azioni che rispettino l’ambiente.

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