Il vettore elettrico oltre la crisi

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20140205Nuove tecnologie, mobilità elettrica, riscaldamento domestico, domotica e pompe di calore. Occasioni di sviluppo ostacolate però dalle difficoltà strutturali. Il nuovo numero di e7

Siamo in un periodo lungo di overcapacity della generazione elettrica associato al calo della domanda di energia. Una delle soluzioni è la conversione degli usi finali a favore del vettore elettrico attraverso nuove tecnologie e settori quali, ad esempio, mobilità elettrica, riscaldamento domestico, domotica e pompe di calore. Prospettiva con benefici ambientali diretti e quantificabili economicamente, ma resa più difficile in Italia da alcune difficoltà strutturali: formulazione delle tariffe, eccesso di burocrazia, necessità di un cambio culturale tra i consumatori.
Questa la fotografia scattata nel corso dell’incontro che ha caratterizzato il convegno “Elettricità futura”, organizzato lo scorso 30 gennaio a Roma da Assoelettrica, al quale ha partecipato E7 e di cui si dà conto sul nuovo numero del settimanale di QE.
Secondo il presidente dell’associazione, Chicco Testa, “oggi c’è una serie di possibilità di utilizzo dell’elettricità che può migliorare la qualità della vita delle persone e lo stato dell’ambiente. Opportunità che sono però inibite da un sistema tariffario costruito nei suoi fondamenti negli anni ’70, quando lo scenario e le condizioni erano differenti. Occorre ritoccare vari aspetti, a partire dalla progressività della tariffa, che scoraggia il consumo elettrico”.
Non solo una questione di tariffe ma in alcuni casi anche di sufficiente sviluppo tecnologico, pensando ad esempio a costi e autonomia della mobilità elettrica: “Quello dell’auto elettrica – prosegue Testa – non è un problema di tariffe ma di penetrazione, diffusione della rete di ricarica etc. In altri casi, come le cucine a induzione o le pompe di calore, c’è invece un nodo sulle tariffe: uscendo dal limite dei tre kW residenti queste s’impennano. Oggi l’elettricità è penetrata in modo consistente nella nostra vita ma potrebbe essere consumata più e meglio. In termini di tariffe andrebbe pagata in base al consumo e in maniera proporzionale. L’esempio è dato da un impianto di condizionamento domestico, un elemento che migliora la qualità della vita. Di fronte alla scelta di acquisto non ci si pone tanto il problema del prezzo della tecnologia, quanto la difficoltà di dover cambiare il contratto di fornitura elettrica, con un costo progressivo e non proporzionale fuori dalla tariffa protetta”.
I benefici da prendere in considerazione riguardo al maggiore utilizzo del vettore elettrico negli usi finali sono anche a carattere ambientale, quantificabili economicamente attraverso tecniche opportune e sistemi di calcolo, fondamentali per comprendere se strategie e impegni sono nel loro complesso sostenibili e da perseguire.
A tal proposito Andrea Molocchi (ECBA Project) dà alcuni riferimenti quantitativi: “Il beneficio ambientale delle pompe di calore crescerà da 57 miliardi di euro nel 2014 a 437 nel 2020, prendendo in considerazione lo scenario base dell’analisi costi/benefici”.
A cambiare nei prossimi anni, secondo gli orizzonti posti dalla Ue al 2020, 2030 e 2050, è il paradigma di riferimento: la crescita dei Paesi non è più dipesa da un “maggior consumo energetico, ma da un consumo intelligente”, spiega Pia Saraceno (Ref-E). Un consumo nel quale una maggiore diffusione del vettore elettrico, associata a tecnologie e politiche di efficienza energetica, rappresentano la strada verso la sostenibilità ambitale ed economica.
A tal riguardo, però, Saraceno avverte: “Lo spostamento dei consumi sul vettore elettrico toglie quote ad altri comparti (gas e petrolio), come indicato nella strategia al 2050, che comporterà sostegni allo sviluppo di filiere quali generazione, accumuli ed elettrotecnologie, a discapito di settori come, ad esempio, le infrastrutture gas. I vantaggi derivanti saranno a medio e lungo termine (in primis ambientali), mentre nel breve periodo ciò comporterà dei costi”.
La sostenibilità ambientale dettata da una maggiore diffusione del vettore elettrico nei consumi finali di energia, al netto dei costi di conversione del sistema verso questa prospettiva, è considerata la chiave per far fronte alla grande sovra capacità produttiva presente oggi in Italia, oltre che per ridurre l’impatto ambientale derivante dall’uso di altri vettori energetici e la dipendenza dall’estero nell’import di energia primaria; “non bisogna ridurre il consumo finale ma primario di energia”, spiega G.B. Zorzoli (Coordinamento Free).
Consumare più elettricità, dunque, ma utilizzarla anche in maniera più “smart”, come sottolinea Fabio Bulgarelli di Enel: “Fare efficienza significa risparmiare energia primaria, abbattere le emissioni, ridurre le bollette e avere un volano per la manifattura di riferimento. Lo specifico del vettore elettrico è da valorizzare, ad esempio nella cogenerazione o per l’uso di tecnologie come le caldaie a induzione e le pompe di calore”.
Prospettiva condivisa anche dal vice presidente di Confindustria Aurelio Regina: “In termini di efficienza siamo in una situazione positiva e abbiamo un comparto industriale importante sul quale vogliamo puntare anche per gli obiettivi ambientali”.
Nel complesso, allo stato attuale, è certo che gli stakeholder hanno ben chiara la strada da seguire per risolvere le difficoltà strutturali presenti nel nostro Paese, anche alla luce di ricerche, studi e proposte che circolano già da tempo. Qual è la risposta politica e istituzionale? “La risposta c’è stata nel caso dell’Autorità, che qualche mese fa ha aperto una procedura di consultazione molto ben fatta perché risale alle fondamenta del sistema tariffario nazionale. Un procedimento che si concluderà entro il 2014, i tempi sono forse un po’ lunghi ma purtroppo in questo Paese fare le cose rapidamente è abbastanza difficile”, commenta e conclude Chicco Testa, sorridendo con amarezza.

Leggi il nuovo numero di e7 La crescita sostenibile del vettore elettrico

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