Nell’Unione Europea sono gli italiani i più sensibili alle tematiche del cambiamento climatico. Ben l’83% degli abitanti del Bel Paese, infatti, si dichiara “preoccupato” o “allarmato” quando pensa agli effetti del riscaldamento globale, mentre il 67% pensa che questo fenomeno rappresenti già una “minaccia per l’umanità”. E’ quanto emerge da uno studio realizzato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), in collaborazione con YouGov – società internazionale di analisi dell’opinione pubblica. Obiettivo della ricerca era quello di analizzare come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici nell’Unione europea, negli Stati Uniti e in Cina.

Disparità geografica nord/sud

Tra i trend emersi dal report anche una differenza su scala geografica tra gli europei meridionali, che si sono mostrati “particolarmente preoccupati degli effetti dei cambiamenti climatici”, e gli europei settentrionali, “non altrettanto sensibili al problema”.

I giovani sono più sensibili al tema degli anziani

I dati mostrano inoltre come le problematiche legate al riscaldamento globale suscitino maggiore attenzione tra le fasce più giovani della popolazione rispetto a quelle più anziane. Nel nostro Paese, in particolare, il 69% delle persone tra i 18 e i 34 anni considera il riscaldamento globale come una conseguenza delle attività umane, opinione condivisa invece solo dal 52% degli over 65.

Il 20% dei cittadini UE non è preoccupato dal climate change

Altro scenario emerso dallo studio è quello relativo al fatto che il 20% di cittadini dell’UE non si sente preoccupato quando pensa ai cambiamenti climatici. Un dato che fa riflettere se si pensa al monito lanciato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), secondo cui il riscaldamento globale avrà pesanti conseguenze su ecosistemi, comunità ed economie mondiali. 

Confronto con Cina e USA

Se paragonato a quella di cinesi e statunitensi il grado di comprensione degli europei delle sfide legate al riscaldamento globale è molto superiore. In Europa, infatti, il 78% dei cittadini si è definito preoccupato o allarmato per i cambiamenti climatici, mentre in Cina la percentuale è del 65% e negli Stati Uniti del 63%.

Viceversa gli europei che dubitano dell’effettiva esistenza del fenomeno o che lo negano rappresentano percentuali molto basse, rispettivamente pari al 6% e all’1%. Negli Stati Uniti, invece, le opinioni sull’argomento sono variegate: un terzo degli americani si definisce allarmato mentre la percentuale degli scettici arriva al 14%. 

Progressi contro il climate change ancora troppo lenti

Tre anni fa abbiamo raggiunto un consenso globale sulle iniziative da intraprendere per prevenire i cambiamenti climatici catastrofici sottolinea in una nota Monica Scatasta, Capo della politica ambientale, climatica e sociale della BEIMa i progressi sono ancora troppo lenti. Per quanto gli europei appaiano più consapevoli dei rischi e delle azioni necessarie rispetto all’opinione pubblica negli Stati Uniti e in Cina è necessario proseguire con un impegno ancora maggiore per indurre la comunità internazionale a passare all’azione in occasione della COP24 in Polonia. Come principale finanziatore mondiale in campo climatico, continuiamo a dare la massima importanza all’azione per il clima nelle nostre operazioni, e siamo convinti che il contributo dei cittadini sia fondamentale se vogliamo che gli obiettivi di Parigi diventino realtà”.

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