Si apre una frattura profonda nelle relazioni sindacali all’interno del Gruppo Iren. In una nota ufficiale diffusa il 27 giugno, le sigle sindacali di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl e Uiltec Uil, insieme alle Rsu aziendali, hanno denunciato la sostanziale indisponibilità della multiutility ad affrontare i nodi strutturali che minacciano il futuro del Gruppo e la qualità dei servizi erogati sui territori, nonostante la recente sottoscrizione del Premio di Risultato.
Insomma il bicchiere è mezzo vuoto secondo i Sindacati. Al centro dello scontro ci sono la carenza cronica di personale, la mancanza di investimenti sulle infrastrutture e una strategia industriale considerata sbilanciata a favore della finanza rispetto al servizio pubblico.
Il caso Torino e la sofferenza degli organici
Il punto di massima frizione riguarda le politiche occupazionali. Secondo quanto riferito dai sindacati negli incontri territoriali conclusi a ridosso del 27 giugno, l’azienda continua a non prevedere un piano strutturato di assunzioni. Non viene garantito nemmeno il turnover preventivo, ovvero la sostituzione del personale prossimo al pensionamento, lasciando le squadre operative in costante sotto-organico.
La punta dell’iceberg di questa situazione è rappresentata dalla città di Torino:
«La cronica carenza di personale e la mancanza di adeguati investimenti hanno evidenziato l’inadeguatezza dell’azienda nella gestione della rete elettrica cittadina», spiegano i sindacati, sottolineando come le criticità sulla rete elettrica del capoluogo piemontese si stiano ripetendo, con i medesimi disagi, per il secondo anno consecutivo.
L’accusa: «Si pensa solo ai dividendi»
Il documento sindacale lancia un’accusa precisa ai vertici della multiutility e ai patti parasociali dei Comuni: l’attenzione strategica del Gruppo si sarebbe progressivamente spostata dal core business industriale alla massimizzazione del valore per la borsa.
I rappresentanti dei lavoratori evidenziano un forte squilibrio tra la crescita della distribuzione degli utili e il progressivo definanziamento delle attività interne. Tra le voci finite in secondo piano vengono elencate:
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Gli investimenti di ammodernamento delle reti.
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Il potenziamento e la stabilità degli organici.
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La valorizzazione professionale del personale e il welfare aziendale.
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La manutenzione ordinaria dei mezzi e degli strumenti di lavoro necessari alla sicurezza.
«Non è accettabile che un Gruppo che genera risultati economici positivi continui a considerare il costo del lavoro esclusivamente come una voce da contenere, anziché come una leva strategica sulla quale investire per garantire competenze e innovazione», incalzano le sigle.
L’appello ai Sindaci e lo stato di mobilitazione
Di fronte a quello che ritengono un binario morto nei tavoli con il management, i sindacati scavalcano i vertici aziendali e si rivolgono direttamente alla politica. Nella stessa comunicazione del 27 giugno, è stato lanciato un appello formale ai Sindaci e alle Amministrazioni comunali di Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia, in qualità di enti proprietari e azionisti pubblici di riferimento del Gruppo Iren. A loro viene chiesto di farsi promotori di una nuova politica industriale che rimetta al centro il lavoro, la sicurezza e la continuità dei servizi ai cittadini.
La vertenza, intanto, si sposta nelle fabbriche e negli uffici. Nei prossimi giorni verranno convocate le assemblee dei lavoratori in tutti i territori presidiati dal Gruppo per fare il punto sulle trattative e decidere i dettagli del pacchetto di mobilitazioni e scioperi che scatterà se l’azienda non modificherà la propria linea.
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