L’immagine dell’impresa “etica” come realtà marginale appartiene definitivamente al passato. In Italia, il 2025 si chiude con una fotografia nitida: il movimento delle B Corp è diventato una realtà economica solida, capace di riscrivere le regole del successo aziendale integrando il profitto con un impatto positivo sistemico.
I numeri parlano chiaro: le aziende certificate nel nostro Paese hanno raggiunto quota 374, con un incremento del 23% nell’ultimo anno. Un’espansione che non è solo numerica, ma che porta con sé un peso specifico rilevante per il PIL nazionale: un fatturato complessivo che supera i 24,5 miliardi di euro e circa 37.000 lavoratori occupati.
La sostenibilità come acceleratore di performance
Secondo Veronica Fervier, country manager di B Lab Italia, siamo di fronte a una massa critica capace di influenzare l’intero sistema Paese.
“Mettere il valore sociale e ambientale al centro della strategia non è un costo, bensì un acceleratore di performance,” afferma Fervier. “Si profila un vero e proprio ‘Rinascimento dell’impresa italiana’, dove la centralità dell’uomo torna a essere il motore primario della creazione di valore.”
I dati confermano questa visione: le B Corp non si limitano a “resistere” meglio alle crisi, ma sovraperformano il mercato. Un’analisi del Research Department di Intesa Sanpaolo evidenzia che, nel triennio 2021-2023, queste aziende hanno registrato una crescita media del fatturato del 26,5%, surclassando il 15,8% del campione di confronto.
Identikit del movimento: dai servizi alla manifattura
Il modello B Corp si sta dimostrando estremamente scalabile, adattandosi tanto alle micro-imprese quanto ai grandi gruppi industriali.

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La geografia dell’impatto: la Lombardia guida la classifica con 118 aziende, seguita da Emilia-Romagna (61) e Veneto (42).
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I settori chiave: se i servizi detengono il primato (165 realtà), la manifattura segue con forza (77), insieme ai comparti Food & Beverage (51) e Fashion (46).
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Dimensioni: la community resta ancorata al tessuto delle piccole e medie imprese, ma cresce il numero di grandi realtà (39 aziende con oltre 250 dipendenti).
Innovazione e capitale umano: i vantaggi competitivi
Perché le B Corp sono più forti? La risposta risiede negli investimenti in innovazione e persone. Il 31% delle B Corp manifatturiere possiede brevetti (contro una media nazionale del 12%), segno di una spinta tecnologica superiore.
Sul fronte del lavoro, il 72,4% di queste imprese ha aumentato la forza lavoro negli ultimi anni, contro il 46,4% delle imprese tradizionali. Non solo: la produttività è più alta, con un valore aggiunto per addetto che tocca i 67,3 mila euro.
Una governance giovane e inclusiva
Il cambiamento di paradigma passa anche dai consigli di amministrazione. Le B Corp presentano modelli di gestione sensibilmente più moderni rispetto alla media di mercato:
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Gender Balance: il 59% delle B Corp ha almeno una donna nel board (rispetto al 37% del mercato).
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Largo ai giovani: il 31% dei CdA include membri under 40, una quota decisamente superiore al 19,8% delle imprese ordinarie.
In un contesto globale che richiede risposte urgenti alle sfide climatiche e sociali, le B Corp italiane dimostrano che l’ambizione di essere “le migliori per il mondo” non è solo un nobile intento, ma la strategia più efficace per restare solidi e competitivi sul mercato.
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