E’ possibile creare nuova fiducia nel nucleare? Se ne discute oggi 13 ottobre presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, si svolge il convegno “Piattaforma nucleare sostenibile: costruire la fiducia sociale“.
“Costruire il consenso sul territorio credo sia nodale per portare avanti qualunque partita sulle infrastrutture energetiche” commenta Francesca Salvemini, Capo Segreteria Tecnica del Ministro Pichetto Fratin, Mase presente ai lavori. “Il Consiglio dei Ministri ha approvato in maniera definitiva il disegno di legge per riaprire la produzione di energia nucleare in Italia” ricorda la Salvemini che sottolinea come “senza energia non c’è difesa, non c’è salute come è accaduto di recente in Spagna“. La cosa più importante oggi è “trasferire messaggi corretti. Per questo intendiamo lavorare per trasferire messaggi corretti in merito” conclude.

WEC Italia al centro.
Il nucleare in Italia cosa pensano gli elettori
Lucy Harris Project Tempo, un’organizzazione che opera in tutta Europa e che si interessa di “elettori scontenti” che sono coloro che muovono l’ago della bilancia nelle ultime elezioni politiche. In quest’ottica l’azienda ha illustrato l’indagine “Il nucleare in Italia”.

Il 40% degli italiani è favorevole al nucleare e un uguale 40% non lo è. “Il livello di consenso in Italia è anche più alto rispetto altri paesi come il Portogallo” spiega Maximo Miccinilli, Project Tempo. Un dato che deve considerare molto la dimensione regionale in quanto ha delle variabili molto ampie in merito. In Italia il dibattito è più polarizzato e meno influenzato dalle realtà europee. “L’opinione rimane fortemente polarizzata con una chiara divisione tra partiti di sinistra e destra; mentre il sostegno politico vede un livello di consenso al 60%”. Un dato che secondo l’analista rappresenta quasi aver superato la scoglia del no.

Il nucleare piace di più se con le rinnovabili
Il dato più interessante che emerge è come un approccio combinato rinnovabili, nucleare sarebbe apprezzato dalla maggioranza degli intervistati (56%). Solo il 22% sceglierebbe solo rinnovabili, mentre un residuo 6% sceglierebbe il nucleare da solo.
In tutto ciò la scelta tecnologica nel nucleare può fare la differenza. Gli Small modular reattori sono i più amati in Italia con un 64% di accettazione sociale (il Lazio in questo caso la regione più interessata) rispetto a un 47% della produzione tradizionale.
Un approccio differenziato tra regioni
Il supporto al nucleare nel complesso risulta essere al di sotto della media europea, ma le opinioni sono polarizzate secondo anche le scelte di voto. Le rinnovabili sono le più popolari a livello traversare tra le diverse fonti energetiche proposte nel sondaggio. Mentre il nucleare è secondo dopo fotovoltaico ed eolico, invece le fonti fossili sono ultime.
La preoccupazione maggiore che emerge è legata alla sanità prima assoluta seconda economia e tasse. Guardando a questo scenario di preoccupazioni si può quindi basare una comunicazione efficace del nucleare suggerisce la Harris. Inoltre le popolazioni locali considerano il nucleare direttamente collegato alla competitività economica e al potenziale di abbattere i costi energetici, ma ne temono ancora la sicurezza per la salute e la sostenibilità.
A livello nazionale solo due regioni hanno registrato più del 50% di apertura per una centrale nucleare nel loro territorio. La prima è la Basilicata, seguono Campania e Puglia..
Un quadro che trova riscontro nell’analisi complessiva della anagrafica di voto italiana svolta sempre da Project tempo.
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