
Ad affermarlo i risultati del rapporto “The Workforce View in Europe” prodotto da ADP, azienda nella ricerca di nuove soluzioni per la gestione delle Risorse Umane.
I primi segnali di ripresa dalla crisi economica e, di riflesso, la migliore salute delle aziende rassicurano i dipendenti: il 38% è confortato dalla sicurezza del posto di lavoro, il 27% dalla possibilità di ricevere competenze sempre nuove e un altro 27% dalle crescenti opportunità di carriera.
Questo panorama positivo sembra migliorare, poi, l’accoglienza dei talenti stranieri: il 79% degli intervistati non li considera una minaccia, eccetto svizzeri (36%) e britannici (32%) che vedono il loro ingresso come un problema. Pertanto, le aziende si trovano a fare i conti con la necessità di trattenere i lavoratori più capaci: Spagna (49%), Italia (47%) e Polonia (39%) sono i paesi che si mostrano più preoccupati.
Inoltre, i lavoratori sono più motivati a spostarsi e a cambiare occupazione: oltre il 34% del campione prevede un cambio di rotta entro il triennio, in particolare il 16% degli svizzeri pensano di farlo entro l’anno. Occorre comunque ricordare come la ricetta per la vivere bene sul posto di lavoro sia molto soggettiva: il 29% punta al giusto bilancio tra vita e lavoro, il 26% alla flessibilità del proprio impiego e il 24% ai benefici finanziari a lungo termine.
Ricetta che i dipendenti italiani sembrano trovare con più difficoltà: nel Paese solo il 68% del campione si mostra ottimista, il 44% soffre frequentemente di stress sul posto di lavoro e il 23% vede come una minaccia il lavoratore straniero. Rispetto la media europea, in Italia la percentuale si alza per quanto riguarda il conflitto intergenerazionale (77% contro il 67%) e si abbassa per il coinvolgimento in azienda (46% contro 56%).
Il contributo e l’aiuto da parte del comparto tecnologico potrà migliorare la situazione dei lavoratori italiani: è il 39% dei dipendenti – percentuale più alta d’Europa – a chiedere un sistema di organizzazione del lavoro totalmente flessibile.
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