Il contributo dell’Enea nella crescita della filiera idrogeno in Italia

Intervista a Giorgio Graditi sull'accordo sottoscritto con Confindustria e sulla nascita di una hydrogen valley nel centro di ricerca della Casaccia.

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L’Enea è protagonista dello sviluppo della filiera idrogeno in Italia. Di recente ha sottoscritto un accordo con Confindustria per “mappare e analizzare le filiere industriali dell’idrogeno, per approfondire il tema del rapporto tra domanda e offerta, per definire gli asset più significativi per le applicazioni nei settori industriale, dei trasporti e del residenziale, per individuare i settori hard to abate per i quali l’elettrificazione diretta non è facilmente o economicamente attuabile”, spiega a Canale energia Giorgio Graditi, a capo del dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili (Terin) dell’Agenzia.

Crescita filiera idrogeno: l’accordo con Confindustria

L’accordo con Confindustria prevede “il confronto con numerose imprese per raccogliere esigenze e istanze e trovare le migliori risposte per coniugare la capacità e l’offerta di innovazione e sviluppo tecnologico proveniente dal mondo della ricerca con la domanda di innovazione e chiusura dei cicli delle filiere produttive”, commenta Graditi. Tra i punti affrontati dai due protagonisti, la conversione in chiave sostenibile ed efficiente di alcuni processi di produzione.

Competitività dell’idrogeno rinnovabile 

Oltre a questa intesa, l’Enea lavora in stretta collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico, per la stesura di una proposta nazionale sull’idrogeno nell’ambito dell’Ipcei idrogeno. In linea con la volontà dell’Unione europea di far crescere un’economia dell’idrogeno, manifestata nella Strategia dello scorso 8 luglio.

A promuovere questa Strategia, l’Alleanza europea per l’idrogeno pulito di cui l’Enea fa parte. Il processo di transizione, che punterà a una produzione conveniente di idrogeno rinnovabile, prosegue Graditi, “dovrà avvenire in maniera graduale con l’obiettivo: da un lato, favorire ed estendere l’uso dell’idrogeno in sostituzione dei combustibili fossili, e dall’altro decarbonizzare la sua produzione, dando priorità all’idrogeno verde (ossia prodotto da energia rinnovabile), ma considerando anche altri processi produttivi a bassa emissione di carbonio”.

“Ci sono dei settori più pronti e più maturi, da un punto di vista tecnologico, altri che necessitano di notevoli sforzi ed investimenti di ricerca e sviluppo – aggiunge Graditi – La maturità tecnologica da sola non è sufficiente, è necessario intervenire contestualmente anche sugli aspetti normativi, regolatori ed incentivanti per traguardare i target del Pniec e del Green deal europeo”.

L’approccio all’idrogeno promosso dall’Enea, dunque, non sarà esclusivo: “Per raggiungere la competitività dell’idrogeno rinnovabile lavoreremo allo sviluppo di elettrolizzatori di grande taglia, con efficienza elevate, con durata di vita più significativa e con occupazione ridotta degli spazi”. In linea con la volontà di “dare vita a un mercato unico che stimoli investimenti, innovazione e regole comuni”, aggiunge Graditi.

La hydrogen valley alla Casaccia

Nel centro di ricerca Enea della Casaccia, alle porte di Roma, sorgerà una hydrogen valley. Come spiega Graditi anche nella video intervista, la sua realizzazione sarà finanziata dal Mise nell’ambito dell’iniziativa internazionale Mission innovation, che vuole accelerare la produzione di energia pulita grazie a investimenti pubblici. “Enea realizzerà un’infrastruttura polifunzionale per le tecnologie di produzione, stoccaggio, distribuzione e utilizzo dell’idrogeno. L’obiettivo è quello di fornire alla rete di imprese nazionali una piattaforma aperta e inclusiva, un’infrastruttura direi unica, dove fare ricerca, sperimentazione, innovazione e validare in ambiente qualificato e accreditato soluzioni tecnologiche avanzate, chiudere filiera e cicli produttivi”.

Dal riscaldamento alla mobilità a fuel cell, la hydrogen valley consentirà di testare molteplici ambiti di ricerca, anche riguardo gli elettrolizzatori, e di utilizzo dell’idrogeno. Inoltre, una parte della rete autonoma del gas della Casaccia, circa 1 km, sarà dedicata alle attività di sperimentazione di sistemi che producono e usano il vettore, come l’immissione nella rete di una miscela di gas e idrogeno. “Si dimostrerà che l’idrogeno può svolgere un ruolo sia per la connessione tra la rete elettrica e del gas, il noto sector coupling, sia per il bilanciamento della rete”. Si promuoverà, dunque, un “un ecosistema a idrogeno”, che potrà fungere anche da incubatore di componenti e servizi, “replicabile in altre realtà, siti produttivi o comunità energetiche”.

La firma dell’accordo di programma con il Mise, di durata triennale, è in dirittura d’arrivo, afferma fiducioso Graditi. “Si tratta di un progetto triennale che realizzerà un’infrastruttura completa e integrata, che dimostri la fattibilità, la funzionalità, la sostenibilità, la resilienza e la sicurezza di un ecosistema basato sull’idrogeno”. Per far sì che nell’arco dei prossimi tre o cinque anni si affermi una, solida, economia dell’idrogeno in Italia.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista professionista e videomaker, attenta al posizionamento seo oriented degli articoli e all'evoluzione dei social network. Si occupa di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste