Una nuova vita per l’isola di Poveglia

L’isola di Poveglia è protagonista di una storia lunga undici anni. Dopo la concessione demaniale dello scorso agosto, Canale Energia incontra i fondatori di Poveglia per Tutti per raccontare una gestione dei beni pubblici alternativa ad abbandono o alienazione.

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Poveglia entra in una nuova fase. È in questo senso che lo scorso 5 ottobre, è stata organizzata un’iniziativa collettiva di sistemazione del verde, poi rimandata a causa di condizioni meteo avverse. Nonostante il rinvio, l’iniziativa di ripristino segna la prima azione concreta dopo la concessione demaniale e un iter che risale al 2014. L’epilogo positivo si conclude il 1° agosto 2025 con la concessione della porzione nord dell’isola all’Associazione Poveglia per Tutti da parte dell’Agenzia del Demanio, con un’idea di gestione dei beni pubblici talmente innovativa da aver attirato, negli anni, attenzione su di sé persino da oltreoceano, finendo sulle pagine del New York Times.

Siamo a Venezia. Poveglia è una delle isole della Laguna Sud. I veneziani lo sanno bene: da rifugio per le invasioni del VI secolo, diventa un prospero borgo nel Medioevo, poi una stazione di quarantena e infine sede di una casa di riposo nel XX Secolo, prima di essere definitivamente abbandonata e finita nell’elenco dei beni dell’Agenzia del Demanio.

Non chiamatela ‘Valorizzazione’: il futuro ambiguo del patrimonio statale.

Poveglia fa parte del demanio marittimo dello Stato ed è, per definizione, un bene pubblico inalienabile destinato all’uso della collettività. Ma con l’istituzione dell’Agenzia del Demanio, è stato creato un soggetto giuridico autonomo. Si tratta, come spiegano i fondatori dell’Associazione Poveglia per Tutti, di un ente della pubblica amministrazione che tuttavia opera secondo modalità di tipo privatistico. I beni demaniali sottoposti alla tutela di questa Agenzia comprendono porzioni del territorio nazionale, tra cui boschi, colline, castelli e isole, comprese isole della laguna di Venezia.

Viene chiamata valorizzazione. Ma è una formula che replica il funzionamento di un’agenzia immobiliare: un sito web che funge da vetrina, attraverso il quale i potenziali acquirenti possono esplorare le caratteristiche dell’offerta e richiedere di effettuare visite.

Il Demanio rimane il proprietario. Al beneficiario è data una concessione, spesso molto lunga, quasi secolare. Nel caso di Poveglia, messa all’asta per un periodo di cento anni, la distinzione tra vendita e concessione risulta molto sottile. È una questione tecnica: la concessione, seppur di un secolo, mantiene la propria natura nonostante la lunghezza temporale.

Le future generazioni non si ricorderanno mai che un tempo quel luogo non era di qualcuno, ma era di tutti”, commenta Patrizia Veclani, co-fondatrice di Poveglia per Tutti.

Esistono esempi di alienazioni che, come spiega Veclani, sono etichettate con il termine gentile di “valorizzazioni”. Tuttavia, è necessario comprendere appieno il significato profondo di questa espressione. “La valorizzazione che intendono loro è una parola che fa riferimento a un introito economico, quello del canone di concessione. Ma la valorizzazione, per come la intendono gli urbanisti, ha un significato più ampio, che mira a rendere quel bene una risorsa di pubblica utilità. C’è stata negli anni non soltanto un’operazione di alienazione dei beni pubblici con modalità privatistiche, ma anche una traslazione del senso profondo di parole e linguaggi”, conclude Veclani.

Poveglia 2014: l’idea prende forma

“È una storia che parte nel 2014, quando abbiamo letto su un giornale locale un trafiletto che riportava una frase stringata: il Demanio mette all’asta l’isola di Poveglia con una base d’asta di €0”. Le isole lagunari, spiegano i fondatori di Poveglia per Tutti, hanno una lunga storia di alienazione dei beni pubblici, un sistema che ha portato a trasformare luoghi con funzioni pubbliche in resort esclusivi. È successo a Sacca Sessola e a San Clemente, per esempio. Un processo che ha modificato il rapporto dei veneziani con la laguna. Il cambiamento è tangibile nella viabilità stessa: l’intero braccio di laguna antistante la Giudecca, utilizzato per gli allenamenti della società remiera e per la pesca, è ora congestionato dal traffico di taxi d’acqua e lancioni al servizio degli alberghi di lusso, costringendo i pescatori a spostarsi. Questi precedenti hanno alimentato una forte opposizione all’annuncio di un nuovo progetto su un’altra isola della Laguna Sud, Poveglia appunto. In risposta a questo, si è deciso di partecipare alla concessione dell’isola, sfruttando il fatto che la base d’asta era fissata a zero euro e la durata prevista era di 99 anni.

Programmazione Delle Attivita Foto Poveglia Per Tutti
Programmazione delle attività_Foto Poveglia per Tutti

“Abbiamo visto che servivano €20.000 come cauzione e ci siamo detti ‘proviamo a tirar su questi €20.000 e poi all’asta puntiamo €1’. Volevamo far passare il messaggio che c’è una collettività, c’è una vita a Venezia, ci sono i cittadini. Le scelte che vengono fatte sulla nostra testa non ci stanno bene. Noi esistiamo, non è il deserto. Poi le cose hanno preso una piega completamente diversa: non solo abbiamo raccolto €20.000 in dieci giorni – perché tutti in città volevano contribuire – ma siamo pure arrivati a raccogliere 460.000 €”, continua Patrizia Veclani.

Tra le persone coinvolte, anche professionisti del settore legale, architetti e altre figure utili alla realizzazione del progetto. I dati indicano che una famiglia su cinque ha preso parte all’iniziativa, evidenziando la sua rilevanza e l’impossibilità di ignorarla.

Poveglia incontra il mondo

Tra il 2014 e il 2015, nel pieno di una narrativa che dipinge la “valorizzazione” dei beni pubblici come una panacea per il Paese, l’affaire Poveglia irrompe sulla scena per svelare un’altra verità. La notizia, partita dalle cronache locali, rimbalza sui giornali nazionali e fa il giro di mezzo mondo: dalle testate europee alle televisioni australiane, fino ai quotidiani sudamericani, l’interesse mediatico è globale.

IMG 20251005 WA0030Forse anche sull’onda di questa attenzione mediatica, il Demanio decide di non assegnare più l’isola: le offerte sono troppo basse e Poveglia non si dà più nessuno. Non essendo stati individuati acquirenti in grado di “valorizzare” l’isola, è necessaria una proposta alternativa. Tra la vendita dell’isola finalizzata a resort di lusso e il rischio di abbandono, l’Associazione Poveglia per Tutti percorre una terza via. Un’opzione che trova fondamento nel rifiuto collettivo dei veneziani di un modello che li esclude.

“Abbiamo presentato un progetto al Demanio, anche coadiuvati da esperti di paesaggio, e abbiamo detto: Caro Demanio, tu questa operazione non sei riuscito a portarla a termine. Non ci sono acquirenti. Bene, la città di Venezia è interessata a farci un parco lagunare”.

Chi la dura la vince

Negli anni successivi, l’Associazione Poveglia per Tutti ha ripetutamente comunicato al Demanio l’intenzione di realizzare un parco, senza però ottenere risposte positive. I tempi istituzionali sono ben più lunghi di quanto possa apparire nella sintesi di un racconto di pochi minuti: due pronunce del TAR sono il risultato di un iter durato undici anni.

Come spiegano i fondatori dell’Associazione, il motivo del ricorso sono state le mancate risposte, oppure il diniego, da parte del Demanio che, in alcune occasioni, ha adottato un atteggiamento attendista, sperando nell’eventuale arrivo di buoni acquirenti. Il TAR ha rilevato che tale comportamento non costituisce risposta valida: una richiesta non può essere ignorata o lasciata in sospeso. Pertanto, ha intimato al Demanio di fornire una risposta motivata, evidenziando che l’omissione di una risposta costituisce un inadempimento degli obblighi istituzionali.

Uno Scorcio Dellisola Foto Poveglia Per Tutti
Uno scorcio dell’isola_Foto Poveglia per Tutti

“Abbiamo la concessione dal primo agosto 2025. Ci hanno dato una concessione di sei anni. Ma noi sono undici anni che andiamo lì a pulire. L’abbiamo fatto chiedendo sempre la concessione giornaliera e pagando un canone. È questo il ridicolo: per fare il lavoro che loro non fanno, pagavamo un canone. Niente di definitivo, sempre interventi delicati e reversibili, che però consentivano a quel luogo di essere vissuto. È un risultato parziale? Certo. Sei anni sono pochi perché, se vogliamo realizzare il parco, abbiamo bisogno di autorizzazioni dal magistrato alle acque, dalla soprintendenza. Sono tempi burocratici molto lunghi. È vero che questi sei anni sono pochi, ma ci consentono intanto di mettere giù quello che finora abbiamo solo pensato”, conclude Patrizia Veclani.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.