Una lampadina a led capace di uccidere i batteri agendo direttamente sul loro metabolismo. E’ BIOVITAE, una tecnologia messa a punto da due inventori italiani, Rosario Valles e Carmelo Cartiere, che, secondo i suoi creatori, consente di purificare l’aria degli ambienti aiutando così a prevenire le allergie causate dall’eccesso di batteri e muffe.

Insieme a Mauro Pantaleo, presidente di Nextsense, azienda che possiede il brevetto della soluzione, abbiamo approfondito il funzionamento e le applicazioni pratiche del ritrovato. 

Come funziona questa Biovitae?
È un dispositivo molto innovativo rispetto a quelli esistenti in commercio. Finora gli unici battericidi di illuminazione erano quelli che sfruttavano raggi ultravioletti e agivano sulla catena genetica del batterio. Questi strumenti rompono il dna del batterio, ma sono poco efficaci perché i batteri hanno la capacità di riprodursi con frequenze molto elevate. Biovitae, invece, agisce direttamente sul metabolismo dei batteriSemplificando possiamo dire che i fotoni emessi dalle frequenze luminose “bucano” la membrana del batterio attivando un processo metabolico, con una conseguente produzione di perossido di idrogeno, ovvero acqua ossigenata. In questo modo è come se si facesse “esplodere” il batterio dall’interno in modo irreversibile. L’attivazione della reazione che porta alla produzione di perossido di idrogeno sviluppa a sua volta un processo chimico a catena che causa la morte anche dei batteri vicini a quello preso come bersaglio. Inoltre la lampadina è efficace anche per un periodo di tempo successivo allo spegnimento.

L’intensità dell’azione battericida è quindi modulabile attraverso la regolazione dell’intensità della luce?
Sì certo. Ciò è dovuto al fatto che tutto dipende dal potere radiante della lampadina. Semplificando possiamo dire che le frequenze emesse da Biovitae sono comprese in un range denominato banda di Soret, che va dai 400 e 420 nanometri. Il dispositivo permette di condensare queste frequenze in un unico picco. E’ in questa caratteristica che risiede la novità del brevetto. Noi riusciamo a creare un picco di frequenza che comprende un range di frequenze molto ampio, efficace su tutti i batteri conosciuti. Se ho una lampadina molto vicina all’obiettivo da colpire, la potenza radiante sarà molto più forte e di conseguenza avrò anche un’efficacia battericida molto più alta.  

Questi dispositivi arrivano a sterilizzare gli ambienti?
La particolarità della nostra soluzione consiste nel fatto che il dispositivo, normalmente usato ad esempio in ambienti domestici, non sterilizza. La sterilizzazione infatti è molto più pericolosa della mancanza di igiene, perché il nostro sistema immunitario ha bisogno di essere continuamente “allenato” dai batteri con cui viene a contatto. Se io elimino i batteri indebolisco il sistema immunitario e sono molto più esposto a qualsiasi tipo di patologia.

I nostri dispositivi sono tarati per applicazioni a un’ altezza di 2 – 2,5 metri, con una potenza radiante capace di distruggere il di 60-70% dei batteri. Tuttavia, se in alcuni ambienti, avessi la necessità di aumentare la potenza radiante, mi riferisco ad esempio a un reparto grandi ustionati di un ospedale, potrei farlo. Posso arrivare eliminare fino al 95-99% dei batteri, ma ripeto sono solo casi particolari.

Può darci una panoramica delle applicazioni concrete di Biovitae?
Abbiamo la linea home che può essere applicata tranquillamente in tutti gli ambienti domestici come un normale dispositivo di illuminazione, semplicemente sostituendo quelli già esistenti.

Poi ci sono le applicazioni più professionali che riguardano l’installazione in ambienti sanitari. Biovitae è infatti Dispositivo Medico di Classe I –  Brevetti WO2017179082 e WO2018020527, registrato presso il Ministero della Salute, ed è l’unica tecnologia microbicida LED inserita nella categoria Blue-light germicidal bulb/lamp, appositamente istituita nella nomenclatura GMDN – Global Medical Device Nomenclature.

Nello specifico io posso collocarlo all’interno delle sale d’attesa, tarandolo come un normale dispositivo domestico, o in particolari reparti ospedalieri, come quello dei grandi ustionati o degli immunodepressi, aumentando la potenza radiante e quindi l’efficacia battericida.

Un’altra applicazione è poi quella legata all’installazione in tutti quegli ambienti dove il numero di persone è molto alto. Ad esempio stiamo portando avanti progetti in aeroporti, centri commerciali, navi da crociera. In sostanza qualsiasi luogo dove sono presenti molte persone e dove il rischio di trasmissione di infezioni è molto elevato. La cosa interessante è che Biovitae è un dispositivo di illuminazione che può essere applicato ovunque, senza nessun rischio per gli esseri umani né per gli animali. 

Ci sono altri aspetti che riguardano il dispositivo dal punto di vista della sostenibilità ambientale?
In fase di progettazione è stata riservata grande attenzione alle tematiche ambientali. La soluzione è certificata in base alla Direttiva 2011/65/CE (RoHS 2), che limita l’utilizzo di metalli pesanti all’interno di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), mantenendole al di sotto di una determinata percentuale.

Biovitae, nello specifico, usa una quantità metalli pesanti inferiore di 10 volte rispetto al minimo previsto dalla direttiva. La nostra lampadina non usa saldature in piombo, è fatta da 7-9 componenti che si assemblano tramite incastro o avvitamento.

Inoltre è un dispositivo con rischio fotobiologico pari a zero. Il problema dei led è il blu – light hazard che potrebbe avere degli effetti negativi sulla retina, ma noi abbiamo un rischio fotobiologico pari a zero.

Infine siamo in linea con i principi dell’economia circolare. L’assemblaggio a incastro permette un’agile disaggregazione dei componenti una volta che la lampadina arriva al fine vita. In questo modo ogni elemento viene smaltito correttamente in base alla normativa di settore.

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