prezzo energiaÈ una sorta di effetto “vorrei mai non posso” quello che emerge dalla ricerca The state of corporate energy & sustainability programs 2018, condotta da Schneider Electric e GreenBiz Research attraverso un sondaggio che ha coinvolto 236 grandi aziende di tutto il mondo.

In generale si nota un orientamento positivo alla “nuova economia dell’energia”, come descritto in una nota. La maggioranza del campione interpellato, infatti, “si sente pronto” per affrontare un futuro energetico decentralizzato, decarbonizzato e digitalizzato, ma non sta ancora prendendo le necessarie misure. La ricerca parla di un “falso senso di sicurezza” che si può attribuire al fatto che “la gran parte delle aziende ha ancora un approccio piuttosto convenzionale alla gestione dell’energia e alla lotta al cambiamento climatico”.

Siamo nel bel mezzo di una trasformazione totale del modo in cui si consuma e produce l’energia”, spiega Jean-Pascal Tricoire, Presidente e CEO di Schneider Electric. “Il fatto che ci sia un focus condiviso sul tema della conservazione della risorsa energetica è positivo. Detto questo, essere consumatori attenti è solo una parte di quel che serve per affrontare il cambiamento e avere successo. Le aziende devono prepararsi ad essere protagoniste attive, mettendo in campo quanto necessario per produrre energia e interagire con la rete, con le utility, con i pari, con nuovi soggetti che entrano nel mercato. Chi non agisce oggi è destinato a rimanere indietro”.

I DATI POSITIVI

L’85% degli interpellati ha dichiarato che ha intenzione di mettere in campo entro i prossimi tre anni azioni per fare in modo che i propri piani di riduzione delle emissioni di CO2 possano competere con quelli dei leader di settore. L’81% del campione, inoltre, è al lavoro per migliorare l’efficienza energetica o progetta di farlo entro i prossimi due anni. Il 75% sta operando per ridurre consumi e sprechi di risorse idriche e il 51% ha completato o sta pianificando iniziative per sfruttare le energie rinnovabili. Più nel dettaglio, nell’insieme pro rinnovabili si distinguono le categorie sanità (64%) e beni di consumo (58%).

Dal punto di vista decisionale, il 74% dei rispondenti ha dichiarato che il top management rivede o approva le iniziative per l’uso di rinnovabili e per la sostenibilità, “il che indica che questi temi sono considerati una priorità strategica”. Inoltre, anche se il ritorno sull’investimento è il metro di valutazione principale, le aziende stanno iniziando ad avere una visione più ampia e di lungo termine: oltre la metà degli interpellati ha dichiarato che l’impatto ambientale è uno dei fattori presi in considerazione nei processi di valutazione. Altro elemento importante è il rischio organizzativo (39%).

GLI OSTACOLI

A fare da contraltare a questi numeri c’è il fatto che solo il 30% delle imprese ha adottato o sta pianificando di usare soluzioni innovative come, ad esempio, stoccaggio energetico, microgrid, cogenerazione o mix di queste tecnologie. Inoltre, l’implementazione del demand response si ferma al 23%. “Un grande ostacolo”, secondo la ricerca, è rappresentato all’allineamento interno. Nel 61% delle società prese in considerazione, infatti, le decisioni in tema di energia e sostenibilità non sono prese in modo ben coordinato, coinvolgendo diversi team e dipartimenti, “in particolar modo nel settore beni di consumo e industriale”. Dunque, per il 61% degli intervistati “la mancanza di collaborazione è una sfida da affrontare”. La gestione dei dati, infine, è stata citata come difficoltà ulteriore: per il 45% del campione i dati nella loro organizzazione sono molto decentralizzati e sono gestiti a livello locale o regionale.

Secondo Giancarlo Terzi, Vicepresidente Energy and Field Services di Schneider Electric in Italia, “la sintesi emersa è coerente con lo scenario del nostro Paese: decentralizzazione, decarbonizazione e digitalizzazione sono oggi una realtà e in questo contesto è necessario passare da un approccio inizialmente focalizzato al solo risparmio a uno più ampio di gestione dell’energia”.

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