Usa ottimisti. La tecnologia ci aiuterà a ridurre le emissioni, le rinnovabili no

Il 17° segretario per l'energia degli Stati Uniti Chris Wright e Doug Burgum, 55° Segretario degli Interni degli Stati Uniti a Gastech oggi. L'intento è riprendere in mano, qualora fosse sfuggito, il timone della produzione energetica nel mondo producendo a basto costo e esportando risorse energetiche, in primis all'Europa

La crisi climatica esiste ma non conosciamo davvero come si potrà evolvere quindi perchè spaventiamo i bambini parlando dei terribili effetti? Se lo chiede il 17° segretario per l’energia degli Stati Uniti Chris Wright auspicando che ci sia una visione che definisce “reale” del climate change nel corso dell’intervista che si svolta alla fiera Gastech oggi a Milano (9-12 settembre) il cui pensiero è proseguito nella conferenza stampa.

Intanto il focus è sul gas. Gli Usa hanno  doppiato le esportazioni di gas naturale negli ultimi 5 anni a dimostrazione del ruolo centrale di questa risorsa. Dati che hanno goduto anche, ma non solo, della guerra tra Russia e Ucraina che ha visto chiudere i rubinetti del gas russo verso l’Europa grande importatrice di gas e partner apprezzato dagli Usa rimarca il segretario per l’Energia.

Se calcoliamo l’effort delle rinnovabili a rispondere alla maggiore necessità di energia che c’è nel pianeta, “non vediamo un riscontro di produzione energetica pari a quanto è stato investito in queste tecnologie”, evidenzia Wright tant’è che conferma lo stop alle sovvenzioni. Particolarmente critico verso l’eolico off-shore ma anche il solare, che è “una industria che foraggia la Cina”, ma certamente aperto come Governo a far proseguire il libero mercato. Insomma chi vuol fare rinnovabili le facesse ma senza contare su un aiuto di Stato.

Chris Wright segretario energia USA a Gastech 2025
Chris Wright segretario energia USA a Gastech 2025

Eppure la visione è verso un’aria pulita che grazie a tecnologie sempre più efficienti e a un controllo sempre maggiore delle emissioni, potranno portare un clima sempre più pulito.

D’altronde abbiamo bisogno di più energia difatti dove abbiamo avuto un calo dei consumi in Europa “è perchè le industrie se ne sono andate” rimarca Wright. Un tema, quello del ritorno delle industrie, su cui sta premendo invece molto l’Europa come ha rimarcato poche ore fa nel suo discorso sullo stato dell’Unione per le priorità dell’anno a venire Ursula Von der Leyen.

Innovazione non regolazione

Tutti vogliono che il proprio paese sia industrializzato, su questo non sappiamo che risposte darà la scienza, rimarca un ottimistico Wright, magari in pochi anni avremo la fusione nucleare o altro.

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“Crediamo nella innovazione, non nella regolazione” rimarca nel corso della conferenza stampa a margine Doug Burgum, 55° Segretario degli Interni degli Stati Uniti.

La delusione delle rinnovabili in USA

“Più energia produciamo più possiamo abbassarne i prezzi” continua Wright. “La continua crescita di domanda energetica del pianeta può trovare un risposta oggi nel gas.” Chiaramente le altre fonti sono carbone e petrolio, “abbiamo fatto enormi investimenti in energie rinnovabili ma nel complesso non riescono a coprire che il 3 per cento di energia. Per questo come Usa abbiamo deciso dopo 33 anni di finanziamenti alle rinnovabili che basta così”.
Non avremo in futuro nuove istallazioni di eolico off shore wind in America, o almmeno non le avremo sovvenzionate. Le aree degli Usa che più hanno investito in rinnovabili nonostante la presenza di impianti di eolico off shore, non ne hanno giovato nei momenti di crisi energetica, ricorda Burgum. Ottenendo un contribuito solo per il 2 per cento ai consumi. Un cambio di rotta insomma segnato dalla delusione “sul campo” rispetto la effettiva capacità di rispondere alle richieste di consumi e del costo energetico.

Per quanto rassicurano entrambi: l’impegno è uscire dalle sovvenzioni ma non bloccare la realizzazione degli impianti. Mentre si continuerà a investire in batterie e tecnologie innovative. Uno scenario che guarda anche al potenziale di risorse dell’Alaska. Insomma l’intento è riprendere in mano, qualora fosse sfuggito, il timone della produzione energetica nel mondo producendo a basto costo e esportando risorse energetiche, in primis all’Europa.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.