Automazione, transizione tra spinte digitali e freni geopolitici

Osservatorio Anie: il settore scommette sulla resilienza e sulle nuove normative europee

L’industria italiana dell’automazione industriale sta vivendo una delicata fase di assestamento economico e profonda trasformazione normativa, muovendosi all’interno di un panorama internazionale dominato dall’incertezza geopolitica e da una visibilità strategica inevitabilmente limitata. Il quadro emerge dai dati dell’osservatorio curato da Anie Automazione. Il documento fotografa un comparto che, dopo le eccezionali performance di fatturato registrate nel 2023 e la successiva e marcata contrazione del 27% avvenuta nel 2024, ha saputo trovare nel 2025 un nuovo punto di equilibrio strutturale. Tale fluttuazione non è stata interpretata dagli analisti come una crisi di natura strutturale, bensì come un fisiologico processo di normalizzazione degli stock lungo le filiere produttive, che ha permesso al mercato di riallinearsi su volumi storici paragonabili a quelli del periodo pre-pandemico.

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Foto di Simon Kadula su Unsplash.

La polarizzazione tecnologica del mercato interno

Il consolidamento del settore si riflette in una crescita del fatturato in Italia pari a circa il 3% a valori correnti nel corso del 2025. Questa ripresa non si è manifestata in modo uniforme, ma ha evidenziato una netta polarizzazione tra l’andamento dei software digitali e le componenti meccatroniche tradizionali. I dati interni rivelano infatti un’accelerazione straordinaria per i sistemi di connettività avanzata, guidati da un incremento del 36,6% per il wireless industriale applicato alle fabbriche e del 13,7% per il networking industriale.

Molto positivi si sono rivelati anche i segmenti dei sistemi di supervisione Scada, in aumento dell’8%, degli encoder rotativi con un 5,4% e dei riduttori, cresciuti del 3,9%. Al contrario, alcune storiche famiglie di prodotto hanno sofferto la debolezza dei cicli industriali, mostrando contrazioni vistose come il -13,4% registrato dai sistemi Rfid industriali, il -3,2% degli azionamenti e il -2,6% delle interfacce uomo-macchina Hmi.

Automazione, le rotte dell’export e la geografia manifatturiera

Sui mercati esteri le aziende italiane hanno dovuto fare i conti con la fragilità dell’economia continentale, registrando una flessione media delle vendite pari al 3,5% a valori correnti. La Germania si conferma il 1° partner commerciale assorbendo il 14,4% delle esportazioni, seguita a breve distanza dagli Stati Uniti con l’11,8% e dalla Francia con l’8,2%. Balza all’occhio la progressione di Taiwan, che sale al 4,1% superando il Regno Unito, fermo al 3,9%.

A livello macro-geografico l’Europa mantiene la leadership raccogliendo oltre il 54% dell’export complessivo, insidiata dall’espansione dell’Asia che raggiunge il 23,5%. All’interno dei confini nazionali, la produzione e la domanda si concentrano quasi interamente nelle regioni settentrionali: il Nord-Est detiene la quota maggioritaria del 47% del fatturato interno, trainato dal 24% dell’Emilia Romagna, mentre il Nord-ovest si attesta al 37% con la Lombardia al 28%. Il Centro Italia genera il 13% del mercato, lasciando al Sud e alle Isole una quota marginale del 3%.

Il labirinto macroeconomico e il ruolo degli incentivi statali

Il contesto macroeconomico in cui si inseriscono queste dinamiche vede l’economia globale proiettata verso un incremento del 3,1% per il 2026, frenata dalle tensioni in Medio Oriente e dai rischi connessi alla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’Italia si muove su binari più modesti, con un Pil cresciuto dello 0,5% nel 2025 e stimato alla medesima percentuale per l’anno in corso, performance che posiziona il Paese nelle retrovie dell’Area Euro. In questo scenario, gli investimenti in impianti e macchinari industriali hanno mostrato un forte dinamismo nel 2025, beneficiando delle risorse del Pnrr e facendo registrare un picco di crescita del 7,7% nel 3° trimestre.

I dati evidenziano però un rallentamento a fine anno, causato dall’esaurimento dei fondi iniziali del Piano Transizione 5.0. La recente reintroduzione delle misure di iperammortamento da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy è considerata fondamentale per la pianificazione a lungo termine, sebbene l’esclusione dei software erogati in modalità as a service e il pesante aggravio burocratico spingano le aziende alla massima cautela.

La svolta culturale della sicurezza informatica

La vera sfida per il futuro prossimo dell’automazione non è solo quantitativa ma soprattutto regolatoria. Il focus dell’osservatorio evidenzia l’imminente introduzione del Cyber Resilience Act e del Digital Product Passport, due normative europee destinate a modificare radicalmente i modelli di business. Il Cyber Resilience Act impone un drastico cambio di paradigma, trasformando la cybersecurity da mero obbligo tecnico a pilastro fondamentale della strategia aziendale. Ogni costruttore dovrà garantire la sicurezza digitale dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita, integrando la gestione del rischio sin dalle fasi iniziali di progettazione.

Parallelamente, il Passaporto Digitale del Prodotto assicurerà la tracciabilità completa dei materiali e degli aggiornamenti software lungo la catena di fornitura. Sebbene tali adempimenti richiedano cospicui investimenti finanziari e una complessa riorganizzazione dei processi interni, le imprese che sapranno governare il cambiamento potranno trasformare la conformità legislativa in un cruciale vantaggio competitivo sui mercati internazionali.

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