Per molti la Strategia forestale nazionale (Sfn) ha un pregio: cerca di muoversi tra la conservazione ecosistemica e la spinta alla bioeconomia. Ma anche un difetto: cerca di muoversi tra la conservazione ecosistemica e la spinta alla bioeconomia. Non è una ripetizione ma una considerazione che alla base ha l’incapacità di guardare ai mille volti della foresta. Spesse volte si intende solo come luogo di produzione e prelievo, auspicabilmente controllata, di legna da bruciare per produrre energia o da usare per mobili e arredo. Altre come meta ricreativa e casa di specie varie e variegate. Ma la foresta è tutto questo unito alle opportunità culturali e sociali che vi possono nascere.

La bozza della Strategia forestale nazionale, frutto di una serie di incontri ed elaborazioni tra addetti ai lavori, è in consultazione pubblica fino al 28 maggio. Al momento sconta l’assenza di riferimenti nel Green deal europeo e, con ogni probabilità, di un adeguato supporto nella nuova Pac. Ma ha ancora l’opportunità di essere usata insieme ad altri strumenti nazionali di tutela delle risorse idriche e del dissesto idrogeologico.

Strategia forestale nazionale
Strategia forestale nazionale_passaggi

Le radici della Strategia forestale nazionale

Tutte le osservazioni che saranno raccolte con la consultazione pubblica verranno pubblicate per alimentare il metodo di dialogo su più livelli, finora promosso. La Strategia punta a ridare protagonismo alle foreste e si ispira alla Strategia forestale europea e alla Strategia della biodiversità. “È il cardine della sfida dei prossimi 20 anni: passare dall’utilizo alla gestione sostenibile che prevede pianificazione di dettaglio”, ha spiegato ieri il direttore generale Alessandra Stefani della Direzione generale foreste del Mippaf, intervenuta nel webinar “Strategia forestale nazionale. Facciamo il punto e conosciamola” promosso da Uncem.

Ha tre allegati: il primo è il sunto degli incontri che si sono tenuti in tutta Italia tra gli addetti ai lavori. Gli altri due sono: il Piano delle foreste delle Nazioni unite e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. “Non può occuparsi di aree protette e di foreste comprese nelle aree protette. Queste fanno parte della rete Natura 2000”, ha precisato la Stefani. Un elemento di possibile difficoltà se si considera la tutela degli stock di risorse naturali, ma anche sociali, che garantiscono l’erogazione continua di servizi ecosistemici.

I tre obiettivi principali, che appunto si ispirano ai dettami europei, sono: rendere il patrimonio forestale una risorsa e un bene comune primario, costruire una relazione identitaria tra foreste e società locali e tutelare le “liste rosse”, gli ecosistemi che hanno bisogno di protezione. Lo farà attraverso azioni specifiche e strumentali.

Strategia nazionale foreste _ azioni operative
Strategia nazionale foreste _ azioni operative. Slide proiettata durante il webinar da Davide Pettenella

Rinnovare le politiche del 2008

La Sfn sostituirà il Programma quadro internazionale del 2008, ha commentato Raoul Romano del Crea-Osservatorio foreste, “alla luce dell’attuale cambiamento climatico e agli eventi straordinari verificatisi negli ultimi tre anni”. Dopo il 28 maggio passerà alla consultazione interministeriale tra i dicasteri dell’Ambiente, delle Politiche agricole, dei Beni culturali cui si è aggiunto lo Sviluppo economico “che avrà un ruolo strategico”.

L’elaborazione dell’attuale bozza di Strategia è il frutto di un lavoro complesso, “una lunga mediazione e interpretazione”, ha proseguito Romano. Prevede una revisione almeno quinquennale “attraverso il coinvolgimento massimo degli stakeholder” e “passando da considerazioni generali a particolari”.

Foreste ed economia circolare

“La novità di questa bozza sta nello stabilire indicatori numeri e un sistema di monitoraggio continuo” che aiuterà nel prossimo futuro, ha detto Davide Pettenella del dipartimento di Territorio e sistemi agro-forestali (Tesaf) dell’università di Padova.

“Le foreste non sono solo legna” ma sistemi più complessi nei quali si assiste al “fenomeno della desertificazione pur in presenza di rimboschimento”. L’Italia, paese con la maggiore concentrazione di verde in Europa, ha ricordato Pettenella, mixa due approcci: “di specializzazione” e “multifunzionale”.

L’Italia è strana”, ha concluso Pettenella, “vive un deficit di materie prime ma ha una straordinaria capacità di raccolta di scarti, sottoprodotti e prodotti a fine ciclo che valorizza con i semilavorati. I residui prodotti sono 9,8 volte l’equivalente dei prelievi di legname a uso industriale. L’industria viene approvvigionata dai contesti urbani di consumo finale piuttosto che dalle foreste. Un vero esempio di economia circolare”.

Strategia nazionale foreste _ prezzo legnameStrategia Nazionale Foreste   Prelievi

Grafici proiettati durante il webinar da Davide Pettenella

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