La sostenibilità rappresenta “un elemento strategico” per favorire la crescita e la competitività delle imprese. L’adesione a modelli di sviluppo in linea con gli obiettivi Esg non deve infatti essere considerata solo un costo, ma un investimento che nel lungo termine può consentire alle aziende di fare quel “salto di qualità” per affrontare il mercato in modo efficace e uscire dalla crisi creata dal Covid. Questi concetti sono stati ben compresi dai manager italiani che, in 2 casi su tre, ritengono lo sviluppo sostenibile un elemento chiave per migliorare la reputazione delle imprese e generare un aumento dei profitti. A tracciare questo quadro è stato il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla che ieri ha presentato i risultati della survey “La sfida della sostenibilità competitiva” condotta dall’osservatorio 4.Manager.

Puntare sulla sostenibilità per uscire dalla crisi

Per noi la sostenibilità è l’elemento chiave per uscire dalla crisi – ha spiegato Cuzzilla, sottolineando come il nostro Paese abbia bisogno di promuovere modelli operativi olistici, capaci di coniugare l’ambito ambientale con quello economico e sociale. Per raggiungere questi obiettivi, ha detto, “serve uno sforzo congiunto. Si tratta infatti di una partita che si può vincere. Ma che va giocata tutti insieme con un grande senso di responsabilità”. Tutte le risorse finanziarie che arriveranno, ha aggiunto, avranno come requisito l’adesione ai paradigmi della sostenibilità. Per questo “le aziende che avranno questo marchio green potranno fare il salto di qualità e presentarsi sui mercati in modo efficace”.

Sostenibilità e sicurezza: necessaria una visione olistica

A citare l’importanza di applicare una visione olistica al tema della sostenibilità, sottolineando i punti di tangenza tra quest’ambito e quello della sicurezza, è stato anche Gennaro Vecchione, direttore generale del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza). “Di fronte a una lesione del bene comune, sia essa un danno ambientale o una vulnerabilità sistemica del cyber spazio, non basta preoccuparsi dei soli danni reputazionali o assicurativi”, ha spiegato Vecchione. “Dobbiamo confrontarci con uno scenario della minaccia talmente sfaccettato e insidioso da chiamare in causa direttamente le imprese, affinché interpretino in tempi maturi la sfida dell’internalizzazione dei costi della sicurezza in chiave olistica”. In quest’ottica risulta vincente un “metodo interdisciplinare”, capace di “scardinare i confini spesso angusti dei saperi settoriali. E di operare sintesi solitamente fruttuose che esaltano la complementarietà tra diversi punti di osservazione e differenti sfere di intervento”.

Finanziamenti e requisiti di sostenibilità

Nel corso del convegno Francesco Rutelli, presidente Anica, Anica academy e Soft power club, ha tracciato un quadro di ampio respiro sugli innumerevoli ambiti in cui si articola il settore della sostenibilità. Rutelli ha spiegato, in particolare, come questo tipo di paradigma di sviluppo, equo e green, sia oramai il presupposto ineludibile per l’erogazione di finanziamenti in UE e come le aziende che non prendono atto di questo scenario ormai consolidato saranno penalizzate sul mercato. Una “visione produttiva competitiva” per le nostre imprese e per l’intero Paese, ha spiegato Rutelli, “sarà sempre più legata a una lettura non ideologica, ma concreta e strategica della sostenibilità”.

Investimenti Esg e creazione di valore nel lungo termine

Il binomio investimenti Esg-creazione di valore è stato invece uno dei focus tematici dell’intervento Marzio Galeottiprofessore di Economia politica presso il dipartimento di Scienze e politiche ambientali dell’università degli studi di Milano. “Nel medio e lungo periodo, l’impresa che obbedisce a criteri Esg è in grado di creare più valore”, ha detto. “Questi criteri – ha inoltre puntualizzato –  non vanno visti solo dal lato della domanda degli investitori. Ma vanno visti anche dal lato del management, che deve produrre sostenibilità attraverso buone pratiche, trasparenza e fornitura di dati. Solo così si potrà contribuire in modo determinante a coniugare sviluppo, crescita,  benessere e salvaguardia dell’ambiente”. La sfida più rilevante, ha concluso Galeotti,  “è la capacità di trovare un compromesso tra l’aumento del benessere e la tutela ambientale. Anche e soprattutto e dopo il Covid”.

“Prendere atto delle nuove esigenze del mercato”

Una delle tematiche ricorrenti nel corso del dibattito è stata la necessità di comprendere come ormai la sostenibilità sia un’esigenza consolidata del mercato. A ribadire questo concetto è stato anche Carlo Mazzipresidente di Prada. “L’impresa – ha spiegato – non deve rinunciare all’efficienza economica, poiché lo sviluppo si realizza con i margini economico-finanziari. Allo stesso tempo, però, bisogna prendere atto delle nuove esigenze del mercato in termini di sostenibilità. Ciò, da un lato, implica ulteriori costi, ma dall’altro offre ottime opportunità, perché consente di migliorare la reputazione del brand e di stabilire una solida relazione con la clientela”.  La sostenibilità – ha poi concluso Mazzi – è una nuova speranza. Il suo orizzonte è più ampio di quello circoscritto a un singolo tema e può aprire la mente a a un visione in grado di permeare le complesse e diversificate esigenze della una società civile”.

Rendicontare la sostenibilità

A chiudere l’evento l’intervento di Roberta Casali, presidente di Cda Tages capital Sgr, che tra i tanti temi, ha parlato anche dell’importanza della rendicontazione della sostenibilità. “La progressiva disponibilità di metriche integrate – ha spiegato – è fondamentale per accelerare il cambiamento e per dimostrare con dei numeri la misura dell’impatto prodotto dall’impresa. Dobbiamo far capire in termini concreti come si è agito. Bisogna misurare, oltre ad aspetti finanziari, anche gli aspetti Esg, che sono importanti sia nel confronto tra imprese, sia nella valutazione dei risultati della singola impresa nel tempo”.

Promuovere un modello di leadership

“Tutto ciò si può fare se abbiamo un modello di leadership per la sostenibilità”, ha aggiunto Casali. Si tratta di un paradigma operativo in cui “leader competenti, fortemente motivati e inclusivi ambiscono davvero a portare avanti un modello di impresa che media profitto e impatto ambientale”. In quest’ottica, ha concluso, “il mind set di un manager per la sostenibilità deve avere una visione olistica e orientata al lungo periodo”.

I risultati della ricerca

Tornando invece ai dati della ricerca presentata, che analizza  1.121 iscritti a Federmanager, emerge in particolare come secondo i manager l’impresa, per esistere, debba avere nel suo dna la sostenibilità. Questa scelta, anche nel futuro immediato, è la via maestra per avere aziende più sicure e resilienti. Tra i rischi di una mancata sostenibilità, infatti, i manager individuano innanzitutto la possibilità concreta di subire forti limitazioni operative, per normative che diverranno via via più stringenti. Ma anche la possibilità di non riuscire ad avere uno spazio sul mercato.  Questi rischi sono citati rispettivamente dal 70% e per il 61% del campione.

Federmanager

Aree prioritarie di intervento

Tra le altre aree prioritarie di impegno, individuate dalla ricerca, c’è la necessità di  abbinare sostenibilità ambientale e innovazione. Questo trend è suffragato in particolare dall’importanza attribuita agli investimenti su energie pulite per mobilità e trasporti (49%). E agli incentivi per l’efficienza energetica e lo sviluppo di rinnovabili nei processi produttivi (48%).

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