IEA Report
Fonte: report IEA

In occasione della presentazione del Renewable Energy Report 2021 dell’Energy&strategy group, della School of management del politecnico di Milano, il prof. Umberto Bertelè ha fatto un quadro a livello internazionale, basandosi sui dati del Report Iea “Net zero by 2050 – A roadmap for the global energy sector”.

Il prof. Bertelè ha fatto cenno al fatto che, nel 2020 c’è stato un calo complessivo dell’energia a causa del lockdown, ma c’è stata allo stesso tempo una crescita fortissima della disponibilità di energie rinnovabili, con un aumento del 45%, equivalente all’intera capacità energetica della Germania. Rimane comunque molto importante il ruolo dei combustibili fossili, tanto è vero che, per il 2021 è previsto che ci sia una crescita del 5% con il riavvio dell’economia.

Come si potrà arrivare alla neutralità carbonica nel 2050?

Dopo questa considerazione iniziale, il rapporto della Iea, fa una simulazione sulla base di una domanda, ovvero: come si possa arrivare alla neutralità carbonica nel 2050 per la produzione di energia.

Dai risultati si vede chiaramente che, secondo la previsione per il 2050, se si vogliono rispettare gli impegni di Parigi, sarà necessario attribuire un’importanza elevatissima all’energia eolica e solare.

La Iea prospetta uno scenario in cui potrebbero calare i consumi energetici per quanto riguarda edifici, trasporti, industria e produzione di energia elettrica e prevede che nel 2040 ci sarà un sorpasso delle rinnovabili rispetto ai combustibili fossili.

Fer sorpasso fuel 2040

Nel documento si sottolinea come sia importante il ruolo dell’efficienza energetica. Secondo lo scenario prospettato dall’Agenzia, dovremo arrivare ad avere meno bisogno di produzione di energia perché aumenta l’efficienza, a fronte di una economia, che viceversa, dovrebbe essere doppia per consistenza rispetto a quella attuale.

Affinché questo accada, bisogna mettere in pratica alcune misure necessarie, tra cui: cessare immediatamente i nuovi investimenti in combustibili fossili, cosa che non sta accadendo, nonostante l’impegno proclamato dalle grandi società a muoversi verso soluzioni green.

Secondo punto: occorre bloccare completamente entro il 2035, la vendita di auto tradizionali, solo cosi si potrà avere un ricambio entro il 2050.

Occorre inoltre, investire massicciamente in energia solare ed eolica, per riuscire a quadruplicare la potenza entro il 2030, che significa passare da una spesa globale annua di 2 trilioni a una spesa globale annua di 5 trilioni.

Molto importanti per raggiungere l’obiettivo sono anche le nuove tecnologie: le proiezioni della Iea sono fatte a tecnologie costanti, quindi per dieci o quindici anni, e poi prevedono che ci saranno delle misure di miglioramento molto forti.

La constatazione che ne deriva è che, gli attuali piani governativi coprono un terzo circa, il 35%, di ciò che andrebbe coperto per arrivare al net zero nel 2050, pertanto andrebbe aggiunto un cambio negli stili di vita, ad esempio, viaggiare meno in aereo. Sempre che non ci sia una forte innovazione anche in questo settore.

Affatto trascurabile il problema del metano che contribuisce per gran parte, 40% circa, all’emissione di gas serra in seguito all’agricoltura.

Secondo il Green deal europeo, l’Unione punta a diventare il primo continente completamente neutrale, promettendo di eliminare l’emissione di CO2 con un taglio del 55%, prima era al 40%, ma il quesito è: chi si fa carico di questa accelerazione? Inevitabile il conflitto tra Paesi che dovrebbero mettere in campo più risorse.

Un altro problema è l’impatto sui nostri portafogli, perché ci sarebbe l’idea di applicare gli Ets, i “buoni” per poter fare emissioni dannose. Azione che andrebbe estesa a tutto il mondo dell’auto e del riscaldamento, il che porterebbe sicuramente ad aumenti dei costi, sia per i consumatori che per le imprese.

Altra difficoltà: applicare delle tariffe all’entrata per gli importatori dai paesi che hanno politiche energetiche diverse, questo interesserebbe i nostri partner commerciali che hanno politiche ambientali meno avanzate delle nostre.

Lo scenario della Iea prospetta inoltre un calo sia dell’utilizzo del carbone, che del gas naturale.

La borsa sta penalizzando le imprese non sensibili all’ambiente, sia per quanto riguarda le aspettative sia per quanto riguarda le risorse di cui dispongono che sono non più utilizzabili, per cui dovranno essere considerate come costi e tolte dallo stato patrimoniale. In questo momento a soffrire nelle aziende produttrici di combustibili fossili è sia il cashflow che il Cda, in quanto, chi non si impegna adeguatamente in tema ambientale, viene letteralmente “fatto fuori”.

Invece la borsa, sui green asset, ha visto un’impennata, ad esempio con il caso estremo di Tesla, che è arrivata a valere 860 miliardi di dollari. Impressionante se si pensa che Toyota ha un fatturato doppio rispetto a Tesla ma ne vale 250.

Come si comportano le banche e il green financing?

E’ curioso notare che dal 2015 al 2020, sono stati dati molti più soldi ai combustibili fossili che non alle attività rinnovabili. Su 140 banche tra le principali al mondo, ci sono 3,6 trilioni per i fossili e 1.300 miliardi per i green bonds.

Nel 2020 per la prima volta c’è stato un cambiamento, anzi un sorpasso, della componente verde rispetto a quella tradizionale. Le banche francesi sono state quelle a dare più soldi per il green, mentre le banche cinesi hanno continuato a dare più soldi per il carbone e i combustibili fossili.

I minerali necessari alla transizione

Minerali transizione
Minerali transizione

Non si può fa a meno di notare un aspetto problematico forte: per poter mandare avanti la transizione energetica, sono necessari minerali buoni”, diversi da quelli del passato. Questo crea problemi economici di disponibilità e di costo, geopolitici perchè sono reperibili sono in alcune aree della Terra, come in Cina, e ambientali in quanto l’estrazione dei minerali dalle miniere si traduce in danni di altri tipo.

Dai dati forniti dalla Iea emerge che, la domanda di minerali è aumentata in modo molto forte e questo costituirà nei prossimi anni un grosso ostacolo per i veicoli elettrici, le batterie, le turbine eoliche e l’idrogeno. La criticità maggiori per nichel, litio, cobalto, e terre rare, è che sono tutte concentratissime in pochi paesi. Più di quella in campo petrolifero.

Guardandole sotto questa luce si pone la domanda se i veicoli elettrici e le altre forme di energia rinnovabile siano davvero ambientalmente sani.

Uno sguardo in Italia ed Europa

Dal Renewable Energy Report del politecnico di Milano invece emerge un quadro delle rinnovabili in Italia nel 2020 con una capacità di crescita nello stesso periodo 2010-2020 decisamente inferiore. Inoltre, si riscontra una riduzione significativa tra 2019 e 2020, dove sono stati installati 784 MW, 427 in meno rispetto al 2019. Nel 2020, la potenza installata è diminuita del 35%.

Fotovoltaico in Europa

A guidare è il fotovoltaico con 625 MW di installazioni, superando l’eolico con 85 MW. Trend in crescita il fotovoltaico installato in autoconsumo. A livello regionale la maggiore capacità fotovoltaica installata è in: Puglia, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Se poi si confronta l’Italia con l’Europa, ovvero, Spagna, Francia e Germania, si evidenzia per tutti un trend di crescita dal 2010 al 2020, con la Germania a possedere la maggiore capacità installata di 53 GW, mentre l’Italia ne ha 21.

Eolico Ue

Per ciò che concerne l’eolico, la potenza complessiva installata è di 10.800 MW, a dicembre 2020, con  l’arrivo di un più 85 MW. Il trend del nuovo segna una forte riduzione, con un -79% nel 2020 rispetto al 2019.

L’eolico in Europa vede sempre la Germania possedere la maggiore capacità installata con 62 GW nel 2020 e una significativa crescita negli anni. Per gli altri paesi, l’andamento è  stazionario negli ultimi 10 anni. Le regioni in cui abbiamo maggiore capacità installata sono: Puglia, Sicilia, Campania e Basilicata.

Il Decreto Fer 1

Decreto Fer 1

Le installazioni complessive in Italia si sono ridotte rispetto al 2019, dato su cui ha inciso la pandemia, ma come dimostrano gli esiti delle aste del decreto Fer 1, le ragioni più profonde si legano alle difficoltà di ottenimento del titolo autorizzativo. Il Decreto era nato per stimolare la competizione e modulare nel tempo gli strumenti di incentivazione per installare rinnovabili, strategia adottata anche a livello europeo, in Italia però è successo l’opposto rispetto agli altri paesi. C’è stato un andamento della saturazione decrescente, con un calo del 24%, con il susseguirsi dei bandi e un incremento del prezzo medio di offerta. Tra l’altro i bandi delle aste, sono andati deserti e le assegnazioni nulle, con una diminuzione delle domande di partecipazione alle aste stesse.

Lo scenario tendenziale delle installazioni al 2030

Scenario 2030

Concludendo, il gap con gli obiettivi del Pniec rimane estremamente ampio, infatti, se l’Italia manterrà il trend di crescita delle installazioni osservato nell’ultimo triennio, il parco installato al 2030 sarà ben lontano da quello richiesto dal Piano.

Si parla di un gap di 25 GW per il fotovoltaico e di 5 GW per l’eolico. Gli obiettivi del Piano energia e clima dovranno essere rivisti “al rialzo” anche alla luce del new green deal europeo, inasprendo i target da raggiungere.

E’ perciò necessario snellire la burocrazia e ridurre i tempi autorizzativi e delle valutazioni ambientali, di cui lo stesso Ministro per la transizione ecologica è consapevole, facendo parte di un ministero ad hoc, che è impegnato in tal senso.

Infine, è necessario incrementare i tassi annui di installazione ma già a partire dai prossimi anni, altrimenti sarà impossibile centrare gli obiettivi di fine decennio.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.