Gli incendi devastanti che hanno messo in ginocchio l’Amazzonia. La mobilitazione globale dei giovani del Fridays for future che, seguendo l’esempio di Greta Thumberg, sono scesi in piazza a difesa del pianeta. Una prima presa di coscienza, da parte delle istituzioni, dell’importanza di porre al centro dell’agenda internazionale, europea e nazionale un Green deal come nuovo patto sociale per le scelte economiche del futuro.

Sono questi alcuni degli elementi chiave, dal punto di vista ambientale, dell’anno appena trascorso, secondo il Bilancio 2019 del Wwf, un documento che traccia una fotografia dei risultati raggiunti finora e di quelli che invece dobbiamo ancora raggiungere per cercare di preservare il nostro pianeta.

Insieme a Stefano Lenzi, responsabile relazioni internazionali per l’Italia dell’associazione abbiamo approfondito alcuni punti del report.

Come si può riassumere il messaggio principale del bilancio WWF 2019 ?

Possiamo affermare che per quanto riguarda la tematizzazione delle problematiche ambientali, siamo all’inizio di una svolta basata sulla connessione tra il crescente impegno civile, l’allarme che proviene dal mondo scientifico e l’inizio di una presa di coscienza da parte delle istituzioni. Dobbiamo cercare di non rovinare questo percorso virtuoso che sta ponendo le basi di una visione in cui il green deal riveste un ruolo centrale.

Anche la scelta dell’espressione “green new deal” non è casuale, rimanda infatti alle politiche keynesiane realizzate da Roosevelt negli anni trenta negli Stati Uniti. L’introduzione di queste misure era dettata allora dal bisogno di dare una svolta di carattere epocale in termini di adeguamento del sistema economico e produttivo all’ammodernamento delle infrastrutture. Il tutto con l’obiettivo di favorire uno sviluppo umano più armonioso. Analogamente oggi un nuovo patto sociale, economico e ambientale si può avere soltanto attraverso un armonico intervento delle istituzioni, del mondo scientifico, delle forze economiche e della società civile verso obiettivi green. O si decide di puntare su un approccio sinergico tra questi diversi ambiti o non si va da nessuna parte.

“Oggi un nuovo patto sociale, economico e ambientale si può avere soltanto attraverso un armonico intervento delle istituzioni, del mondo scientifico, delle forze economiche e della società civile verso obiettivi green. O si decide di puntare su un approccio sinergico tra questi diversi ambiti o non si va da nessuna parte”

Il 2019 è stato l’anno del Green New Deal europeo e dei Fridays for Future. Come giudicate i risultati raggiunti finora sul piano politico? 

La politica è stata spinta ad agire da una mobilitazione della società civile che non ha precedenti e che si è caratterizzata, come sottolinea il nostro bilancio, per un fortissimo coinvolgimento razionale ed emotivo dei giovani, basato sulla valorizzazione di dati scientifici. Per anni gli organismi internazionali come l’Ipcc e l’Ipbes (Intergovernamental science-policy platform on biodiversity and ecosystem Services dell’Onu) hanno lanciato l’allarme per accelerare l’azione dei governi che era molto lenta rispetto ai mutamenti negativi che l’uomo stava causando al pianeta. Mutamenti che poi hanno portato ai fenomeni meteorologici estremi legati al cambiamento climatico, ora diventati problemi con cui ci confrontiamo quotidianamente.

In questo scenario è proprio la connessione tra il pensiero scientifico e l’impegno civile globale, soprattutto tra i giovani, l’elemento che ha generato un’urgenza di intervento nelle istituzioni. A livello mondiale abbiamo lanciato un “new deal for nature and people”. Questa visione include tre filoni di intervento che non è più possibile tenere separati: quello climatico-energetico, quello legato alla biodiversità e quello legato agli obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

Va poi sottolineato che il 2020 è un anno importante per le scadenze internazionali. Ci sarà, ad esempio, in Cina la 15a Conferenza delle Parti (Cop15) della Convenzione sulla biodiversità,la Cop 26 sul Clima a Glasgow e inoltre c’è la scadenza di una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile. Inoltre l’European Green new Deal entrerà nel vivo. Una delle priorità del programma di governo Ue è quello di accelerando il processo per arrivare alla neutralità climatica. Su questa partita c’è da capire come i diversi obiettivi fissati sulla carta si tradurranno in finanziamenti. A ciò si aggiunge poi la decisione della Bei di non finanziare più dal prossimo anno i progetti legati ai combustibili fossili.

L’Italia, invece, ci sono gli stanziamenti del green deal fissati dalla legge di bilancio, circa 1 mld e 438 milioni. È un finanziamento senza precedenti per un disegno di legge di bilancio, l’auspicio è che vengano destinati a interventi di lungo respiro.

Per quanto riguarda il Pniec, invece, il nostro bilancio sottolinea come il testo, pur confermando l’uscita dal carbone entro il 2025, preveda un più ampio uso del gas e una quota ancora insufficiente di rinnovabili, non fornendo peraltro adeguati strumenti per conseguirla.

 

I dati più rilevanti sono i 12 mln di ettari bruciati in Amazzonia e gli 8 mln di ettari in bruciati in Australia

La portata degli incendi che hanno messo in ginocchio Amazzonia e Australia ha evidenziato la fragilità del nostro patrimonio naturale. Cosa emerge dal vostro report sul foreste?

I dati più rilevanti sono i 12 mln di ettari bruciati in Amazzonia e gli 8 mln di ettari in bruciati in Australia. In Australia inoltre sono più di 1 miliardo gli animali che potrebbero essere morti a causa degli incendi. E’ una cifra sconvolgente.

Sulla questione avete anche lanciato una petizione al governo italiano. Cosa chiedete?

Chiediamo al governo di sollecitare la Corte penale internazionale a cambiare il suo statuto inserendo tra i crimini contro l’umanità anche i crimini contro l’ambiente, come gli incendi in Amazzonia.

Sul tema plastica, invece, quali dati e sollecitazioni sono contenute nel bilancio 2019?

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Ogni anno 8 mln di ton di plastica si riversano negli Oceani. Si calcola inoltre che 570 mila ton di questi rifiuti vengano riversate ogni anno solo nel Mediterraneo. A livello internazionale stiamo chiedendo l’introduzione di un nuovo trattato globale che obblighi i diversi Paesi a a contrastare l’inquinamento marino da plastica e una convenzione specifica sul tema, con piani obbligatori nazionali di intervento per eliminare il problema progressivamente.

A livello europeo, invece, c’è stata l’approvazione, il 21 maggio scorso, della direttiva Ue sulla plastica monouso. il problema è ora capire come i vari Paesi membri, tra cui l’Italia, la recepiranno.

Il nostro Paese è uno dei più avanzati in Europa sul tema plastica, dalla questione delle microplastiche nei cosmetici all’eliminazione dei sacchetti. Tuttavia la questione degli imballaggi rimane. Adesso intanto ci attende la sfida del monouso. Per quanto riguarda invece la plastic tax riteniamo sia un provvedimento necessario, ma che, come abbiamo segnalato, non stimola un reale cambiamento nell’economia delle materie prime riciclate.

Un’altra questione affrontata nel vostro bilancio 2019 è quella dei pesticidi. Cosa è emerso in quest’ambito?

In quest’ambito, oltre 80% della legislazione ambientale italiana e dei Paesi membri è di derivazione comunitaria. Si tratta di un aspetto positivo che abbiamo sempre sottolineato, ribadendolo anche in occasione dell’ultima campagna per le elezioni europee.

Il rafforzamento, il rilancio e l’adeguamento alla normativa comunitaria in ambito ambientale è fondamentale. Se non ci fossero queste norme saremmo sottoposti a pressioni esterne di mercato volte a ridurre gli standard di qualità che si riflettono poi su tutta la filiera agricola. L’Ue ha vietato alcuni dei pesticidi più contestati a causa della pericolosità per la salute umana e la biodiversità. Si tratta in particolare del tiacloprid, un’insetticida del gruppo dei neonicotinoidi, i pesticidi responsabili della moria delle api, il clorpirifos e il clorpirifos metile, due pesticidi neurotossici. Adesso è stato inoltre avviato a livello europeo l’iter per il riesame dell’autorizzazione del tanto contestato glifosato, dopo l’ultimo rinnovo valido fino al 2022.

Sul piano nazionale siamo, invece, un po’ arretrati. Ad esempio il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci non ha obiettivi chiari sia per quanto riguarda la riduzione dell’uso di pesticidi sia per quanto riguarda le norme di sicurezza, legate anche a un uso oculato di queste sostanze. Ancora oggi sulla distanza dalle abitazioni o dalle scuole, soprattuto nelle aree rurali, non c’è una seria regolamentazione.

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