Per affrontare in modo efficace il tema delle foreste è fondamentale adottare una visione olistica e trasversale: gestione sostenibile, certificazioni e bioeconomia sono al centro della sfida. E’ importante puntare su un modus operandi che consideri tutti i diversi ambiti con cui il settore forestale ha dei punti di tangenza, valorizzando il ruolo di questo importante patrimonio naturale nella tutela del pianeta. E’ questo uno dei messaggi emersi nel corso del webinar “Foreste e territori, tra Coronavirus e crisi climatica”, organizzato ieri dall’Uncem e moderato dal presidente Marco Bussone. Un momento di confronto che ha affrontato il binomio foreste-sviluppo sostenibile, alla luce della criticità legate alla pandemia in corso e al dibattito mondiale sul riscaldamento globale.

Una questione “multidimensionale”

Patrimonio forestale come capitale naturale

Ad affrontare il tema dello sviluppo sostenibile delle foreste nel Testo unico in materia di foreste e filiere forestali (Tuff) è stata in particolare Alessandra Stefani, a capo della direzione generale delle Foreste del ministero dell’Agricoltura, che ha sottolineato l’importanza di valorizzare in modo efficace la poliedricità della questione. “La gestione forestale sostenibile declina, nell’ambito delle foreste, la mutidimensionalità dello sviluppo sostenibile, settore caratterizzato da risvolti ambientali economici, sociali, istituzionali e culturali”, ha detto. In quest’ottica è fondamentale avere una visione d’insieme che sappia amplificare il valore del patrimonio forestale come capitale naturale, valorizzandone tutti i diversi ambiti: dalla prevenzione fitosanitaria, alla ricostituzione di formazioni boschive degradate, alla prevenzione del dissesto idrogeologico, fino alle prima attività di commercializzazione dei prodotti frutto delle diverse filiere del comparto. In questo senso, ha sottolineato Stefani, uno degli elementi che caratterizzano il Tuff è proprio la proposta di un “superamento delle dicotomie che in passato hanno reso molto difficile il lavoro e la gestione delle aree forestali”.

Come in concreto il Tuff può contribuire ad attuare la gestione sostenibile delle foreste, che deve vedere come protagoniste regioni e province autonome? Un elemento chiave è la presenza di definizioni chiare per costruire una base comune di confronto e semplificare il dialogo tra gli operatori del settore. “Le definizioni chiare che sono contenute nell’articolo 3, ma anche la definizione di massima della filosofia e dell’etica con cui ci si intende muovere nel settore, presente nell’articolo 1 comma 1 della legge forestale, sono a mio avviso un punto importante del testo unico”, ha spiegato Stefani. Così si pongono le basi comuni a livello terminologico tra i vari piani e norme regionali. “Le tante definizioni che abbiamo inserito nel testo unico contribuiscono a rendere più semplice il dialogo, più semplice l’elaborazione normativa, più semplice la possibilità di rappresentare gli interessi italiani in sede europea e internazionale”, ha sottolineato. 

La Strategia forestale nazionale, gestione sostenibile certificazioni e bioeconomia

Il tema dell’importanza di un approccio trasversale alle foreste è stato ribadito da Stefani anche in merito alla consultazione sulla proposta di Strategia forestale nazionale, che si chiuderà il prossimo 28 maggio. Tra i punti di forza del testo c’è infatti anche il fatto di aver “preso in considerazione tanti altri documenti”, come ad esempio il Pniec e il piano sulla bioeconomia, che si occupano di boschi come tema marginale. “Abbiamo cercato di mettere in connessione tutti questi temi elaborando un documento unico”, ha spiegato.

Bioeconomia e salute del pianeta

Sulla centralità di una visione sinergica in tema di gestione forestale sostenibile si è soffermato anche Marco Marchetti, membro del consiglio direttivo della Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale, che ha evidenziato come sia importante valorizzare a livello europeo il collegamento, tra i diversi ambiti che coinvolgono il settore forestale, con l’obiettivo di dispiegarne appieno le potenzialità. Se guardiamo al Green new deal, ha spiegato Marchetti, vediamo come il tema delle foreste sia legato solo ai temi dell’ambiente e della biodiversità e non abbastanza alla bioeconomia, di cui le infrastrutture verdi sono “il cuore”. In quest’ottica è necessario dare rilievo al ruolo dei boschi nei diversi ambiti in cui rappresentano un’opportunità, per riuscire a far sì che queste risorse siano un “elemento fondamentale della salute del pianeta e delle popolazioni che lo abitano”.

una strategia bioeconomica che veda le foreste al centro con un uso dinamico

Per concretizzare la valorizzazione del ruolo delle foreste è importante, secondo Marchetti, che la tutela di questi polmoni verdi non passi da una “museficazione”, ma anzi da un “uso dinamico delle risorse naturali”. Per raggiungere questo risultato “la presenza dell’uomo deve essere riattivata in modo sostenibile e consapevole”. Un messaggio che “stiamo cercando di far passare e a livello europeo”. In quest’ottica è centrale “una strategia bioeconomica che ponga le foreste al centro”.

L’importanza economica del settore 

L’importanza economica del settore forestale per il nostro Paese è stata una delle tematiche toccate dal presidente del Sisef Renzo Motta, che tuttavia ha sottolineato anche come la massiccia importazione di legname dall’estero rappresenti un ostacolo alla gestione sostenibile.Il Coronavirus ci sta facendo rendere conto sempre di più di come il settore delle foreste e del legno sia importante per l’economia nazionale”, ha detto.

“Il comparto pesa per il 3-4 % del Pil e, nelle varie filiere, dà lavoro a 350-400 mila persone. Tuttavia questo settore usa, in ambito industriale, l’80-90% di legno e legname importato dall’estero (un discorso diverso riguarda il settore dell’energia). Questa situazione non è sostenibile nel lungo periodo”, ha spiegato. 

L’importazione di legname da altri Paesi – ha aggiunto Motta –  ha conseguenze sociali e ambientali importanti, perché va a distruggere foreste di Paesi in cui il livello di tutela ambientale non è quello fissato dal Tuff italiano, tra i più elevati a livello europeo”.

Il ruolo delle certificazioni 

La possibilità di dare garanzie tramite le certificazioni crea una “catena di responsabilità, che lega il bosco al consumatore finale

Quando si parla di gestione sostenibile e bioeconomia nel settore forestale, un altro tema chiave è quello delle certificazioni, che come ha sottolineato Antonio Brunori del Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale, rappresentano “uno strumento molto importante”. La certificazione permette infatti di avere un prodotto di origine forestale che sia “legale e tracciabile, parole non scontate sul mercato”, ha aggiunto. In quest’ottica, la possibilità di dare garanzie tramite le certificazioni crea una “catena di responsabilità, che lega il bosco al consumatore finale“.  Proprio questo legame virtuoso deve rappresentare uno degli  elementi chiave su cui far leva per rendere il prodotto forestale “protagonista del cambiamento” delle scelte dei consumatori.

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