Confermata la relazione tra i cambiamenti climatici e il rischio incendi

Le indagini condotte dalle Università dell’est Anglia (UeA), del Met office Hadley center (MoHc), e di Exeter e dall’Imperial college di Londra

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Gli incendi di dimensioni planetaria che stanno devastando porzioni estese del nostro pianeta, sono causati dal degrado che l’attività umana produce per soddisfare le proprie esigenze. I progetti per tutelare i nostri boschi.

Perchè aumenta il rischio di incendi nel Pianeta

L’aumento delle temperature su tutto il pianeta, associato alle ondate di calore e tempo siccitoso, hanno fatto aumentare il rischio incendi, risultando un indicatore affidabile dei rischi che accompagnano i cambiamenti climatici in corso.

Lo studio

I devastanti incendi che interessano il territorio australiano da mesi, hanno indotto un gruppo di scienziati dell’Università dell’est Anglia (UeA), del Met office Hadley center (MoHc), dell’università di Exeter e dell’Imperial college di Londra a produrre un rapporto di rapida consultazione, basato sulla valutazione condivisa di 57 indagini pubblicate a partire dal quinto rapporto di stima dell’Ipcc datato 2013. A fronte dell’aumento di un quarto della superficie terrestre a rischio incendi, il periodo dell’anno in cui si manifestano questi eventi catastrofici si è dilatato di un quinto.

La parola agli scienziati

Il prof. Matthew Jones, ricercatore associato presso l’istituto Tyndall e coordinatore della ricerca, spiega la genesi della ricerca: “L’analisi dei 57 documenti dimostra chiaramente come l’aumento della temperatura, causato dall’attività umana, ha portato un incremento della frequenza e dell’intensità di incendi: l’abbiamo visto negli Stati Uniti e in Canada occidentali, Europa meridionale, in Scandinavia e in Amazzonia. Con un coevo aumento del rischio incendi in regioni come la Siberia e l’Australia. D’altro canto, è evidente che siamo in possesso degli strumenti per poter controllare le zone a rischio per evitare il verificarsi di tali eventi, agendo sia a livello dio gestione del territorio, sia controllando le fonti scatenanti”.

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I dati di Copernicus

 

Il suo collega Richard Betts, a capo del Climate impacts research presso il MoHc e docente presso l’università di Exeter, aggiunge: “Gli incendi boschivi si verificano in natura, ma il cambiamento climatico li ha resi più frequenti e diffusi. La riduzione del riscaldamento globale sotto i due gradi Celsius sarebbe utile a limitare una crescita ulteriore del fenomeno”. Chiudiamo con le parole del prof. Iain Colin Prentice, presidente del Biosphere e climate impacts e direttore del Centre for wildfires, Environment and society, presso l’Imperial college di Londra: “Gli incendi boschivi non possono essere evitati e i rischi aumentano a causa dei cambiamenti climatici. Questo rende indispensabili trovare un approccio per ridurre i rischi per la popolazione. La pianificazione territoriale dovrebbe considerare come prioritaria la valutazione del rischio incendi”.

Tutti dati che non prescindono dall’aumento di azioni dolose, come nel caso dell’Australia in cui diversi giovani sono stati scoperti in atti piromani. Azioni dolose che hanno avviato la catastrofe ambientale. L’estrema siccità e l’innalzamento delle temperature hanno aumentato la possibilità di propagarsi e la difficoltà a domarli.

Manutenzione e siccità le cause del propagarsi

Gli ultimi dati mostrano un andamento contraddittorio: a livello globale alcune aree interessate da incendi sono diminuite negli ultimi decenni grazie soprattutto alla soppressione delle foreste per implementare le coltivazioni agricole. Gli incendi sono, invece, in crescita dove i boschi si sviluppano senza manutenzione, completando la degradazione dovuta al cambiamento climatico.

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