inquinamentoLa settima edizione del volume sui numeri delle neoplasie in Italia, presentato pochi giorni fa al Ministero della Salute, ha censito ufficialmente l’universo cancro grazie al lavoro dell’AIOM, dell’AIRTUM e della Fonazione AIOM. La fotografia delinea la crescita delle neoplasie nel Paese, con 369 mila nuovi casinell’ultimo anno, soprattutto al Nord – anche se al Sud si sopravvive meno. Anche il report sulla qualità dell’aria stilato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile boccia il Paese per qualità dell’aria cittadina, che fa più morti degli incidenti stradali. E propone un decalogo per la crescita della green economy che comprende un approccio preventivo all’emergenza smog, l’abbandono dell’auto privata e la necessità di linee guida nazionali sull’uso delle biomasse. Sul tema abbiamo chiesto un commento a Patrizia Gentilini, Medico Oncologo dell’Associazione medici per l’ambiente (ISDE Italia).

Da ragazzo, guardavo le stelle e pensavo alle avventure di Neil Armstrong. Come genitore, ho guardato i miei figli fare la stessa cosa e interrogarsi sul loro futuro – sarebbero stati loro a vedere l’era dei viaggi spaziali di massa? (…) Mi chiedo se mio nipote viaggerà per il desiderio di avventura o perché costretto a cercare aria sana e acqua sicura per la sua famiglia. Perché, a partire dai 36.000 piedi di profondità della fossa della Mariana – la parte più profonda dell’oceano – ai 36.000 piedi di altezza nei trafficati corridoi aerei e nella maggior parte dei posti in mezzo, gli esseri umani stanno inquinando tutto quello di cui abbiamo bisogno per mangiare, bere o respirare”.

Queste parole pronunciate di recente da Ibrahim Thiaw, Vicedirettore del programma ONU per l’ambiente, ci fanno capire cosa sia l’inquinamento ambientale, problema ancora oggi misconosciuto e trascurato non solo da gran parte dell’opinione pubblica, ma dalla stessa classe medica.

L’OMS stima in Europa ogni anno 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di morti dovuti all’inquinamento.

Follemente continuiamo a bruciare materia per produrre energia dimenticando che ogni processo di combustione trasforma in inquinanti tossici sostanze in origine innocue. Ancor più follemente ci dimentichiamo che la materia prima sul nostro Pianeta è qualcosa di “finito” e che la vita si è sviluppata grazie a una fonte esterna, il sole. Sono ormai mature le conoscenze e le tecnologie per passare da un’economia “lineare” a una circolare in cui le risorse siano continuamente riciclate e gli sprechi ridotti.

Tra il 1930 e il 2000 la produzione mondiale di sostanze chimiche è aumentata di 400 volte e oggi si stima che siano oltre 100.000 le sostanze massivamente presenti nelle diverse matrici ambientali, purtroppo solo in minima parte testate per gli effetti sulla salute umana.

A queste vanno aggiunte le quantità di inquinanti immessi “a norma di legge” in aria, suolo e acqua derivanti da attività industriali ed estrattive, agricole, produzione di energia, smaltimento di rifiuti. Per non parlare di quelle provenienti da attività criminali e dal traffico di rifiuti. La straordinaria espansione delle telecomunicazioni e del trasporto a distanza dell’energia ha poi saturato l’etere di radiazioni elettromagnetiche, altra forma di inquinamento non scevra da rischi per la salute umana. Ciò significa che interi ecosistemi sono contaminati da agenti tossici persistenti e bioaccumulabili e che il genere umano sta consumando molte più risorse di quanto il nostro Pianeta sia in grado di rigenerare.

Il cancro nel feto: colpa dell’inquinamento

Ma tutti questi inquinanti, a centinaia, permeano i nostri stessi corpi, circolano col sangue, si accumulano nei distretti dell’organismo e passano dalla madre al feto durante la vita intrauterina condizionando la nostra salute e quella dei nascituri.

L’aumento del rischio di cancro non è correlato solo a erronee abitudini personali (in primis il tabagismo). Studi scientifici sempre più corposi ci dimostrano che patologie in drammatico aumento e con comparsa in età sempre più precoce sono correlate ad esposizioni ambientali, ad esempio: infarto, ischemie, cancro, malattie autoimmuni ed endocrino/metaboliche, diabete, obesità, infertilità, abortività spontanea, disfunzioni ormonali (specie alla tiroide), malformazioni – specie criptorchidismo e ipospadia – deficit cognitivi, disturbi comportamentali e dello spettro autistico, patologie neurodegenerative quali Alzheimer, Parkinson e SLA.

Bisognerebbe domandarsi un po’ più spesso: che aria respiriamo? Che acqua beviamo? Di che cibo ci nutriamo? E siamo davvero sicuri che i “limiti di legge”- quand’anche rispettati- ci proteggono dall’esposizione a sostanze in grado di interferire con funzioni delicate e complesse quali quelle riproduttive, neuro-comportamentali e immunitarie, solo per citarne alcune?

I tumori in Italia nel 2017

Dal recente rapporto “I numeri del cancro in Italia 2017”, al di là delle valutazioni ottimistiche sulla curabilità del cancro e sulla sopravvivenza delle persone colpite, risulta che nel nostro Paese i tumori sono in aumento di oltre l’1%: si stimano, infatti, 369.000 nuovi casi nel 2017 contro i 365.000 dell’anno precedente.

Le cause vengono addebitate ancora una volta principalmente all’invecchiamento della popolazione e allo stile di vita, ma dobbiamo forse sperare di morire giovani per non ammalarci di cancro? Non credo anche perché, purtroppo, sempre più giovani e bambini contraggono la malattia.

Il problema dell’insorgenza del cancro in età pediatrica viene “liquidato” nel testo con poche – a mio avviso infelici – battute: “In età infantile (0-14) si trova una quota molto limitata del totale dei tumori (meno dello 0,5%).

Nelle prime decadi della vita la frequenza è infatti molto bassa, pari a qualche decina di casi ogni 100.000 bambini ogni anno”. Dovremmo quindi aspettare che la patologia dilaghi per cercare di capirne le ragioni? Nella comunità scientifica il problema dei tumori nell’infanzia è di grande attualità e ad aprile 2017 su The Lancet Oncology è comparso un lavoro della IARC-Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro sull’incidenza del cancro nell’infanzia e nell’adolescenza dal 2001 al 2010 nelle varie aree del mondo. Fra gli obiettivi dichiarati vi era quello di fornire spunti per una ricerca eziologica e indirizzare le politiche di salute pubblica per uno sviluppo sostenibile. Fra l’altro l’area dove si registra la maggior incidenza di cancro nell’età 0-14 e 15-19 è il Sud Europa, con oltre 160 nuovi casi/anno per milione di bambini e purtroppo ancora una volta l’Italia ha un triste primato in quanto in 4 aree (Umbria, Parma, Modena, Romagna) l’incidenza di cancro da 0 a 14 anni supera i 200 casi per milione di bambini/anno.

Va anche segnalato che purtroppo solo 15 registri tumori su 45 presenti nel Paese hanno contribuito a questo studio internazionale, perché così pochi? Non dovrebbe essere una delle prime preoccupazioni degli addetti quello di quantificare il problema e, se possibile, interpretarlo? Cosa sta succedendo se sappiamo che i tumori di origine ereditaria del cancro sono meno del 2%? Nel rapporto 2017 continua a comparire una tabella in cui, fra i fattori di rischio per cancro, quelli ambientali sono il 2% negli U.S.A. e addirittura non riportati per il Regno Unito.

Possibile che nel 2017 si continuino a proporre i dati degli anni ‘80 senza alcuna rivisitazione critica? Eppure lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato una incidenza di cancro superiore del 9% nei maschi e del 7% nelle femmine – rispetto alla media regionale – nei territori indicati come altamente inquinati (SIN, Siti Interesse Nazionale). Ma non dimentichiamo che al di là di SIN e dei SIR (Siti Interesse Regionale) è tutto il Paese a essere interessato da gravissime contaminazioni, basti pensare all’inquinamento da composti perfluoroalchilici (PFOA, PFAS) non solo nelle acque, nella catena alimentare, ma nel sangue di decine e decine di migliaia di veneti. Si tratta anche in questo caso di sostanze ad azione cancerogena e di interferenza endocrina che non vengono eliminate dall’organismo tanto che si sta proponendo a intere comunità l’esecuzione di ripetute plasmaferesi.

Del resto anche l’incidenza più alta di cancro al Nord rispetto al Sud Italia rispecchia chiaramente l’andamento dell’industrializzazione e di uno “sviluppo” il cui prezzo è a mio avviso ormai semplicemente assurdo.

L’inquinamento dell’aria è stato classificato dalla IARC-Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro a livello I (cancerogeno per polmone e vescica) e da ampie revisioni di letteratura risulta che per ogni incremento di 10µg/m3 di PM 2.5 c’è un incremento del 40% dell’adenocarcinoma polmonare.

La qualità dell’aria è nel nostro Paese particolarmente scadente e siamo al primo posto in Europa per morti evitabili da esposizione a PM 10, PM 2.5, NO2 e Ozono. Nelle acque italiane sono in aumento i pesticidi e ben 224 ne sono stati rinvenuti. Secondo il rapporto ISPRA è anche aumentato il multiresiduo: 48 diverse molecole in un solo campione. Se sui suoli italiani sversiamo ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi possiamo forse illuderci che magicamente scompaiano?

La sostanza più trovata – quando la si cerca – è il glifosato (insieme al metabolita AMPA) propagandato come assolutamente innocuo e biodegradabile e, viceversa, riconosciuto cancerogeno probabile dalla IARC, ma non dall’EFSA, all’onore della cronaca perché in sede europea si decide la sua autorizzazione in queste settimane. Come amava ripetere il carissimo amico e collega Vincenzo Migaleddu, purtroppo recentemente scomparso, il diritto alla salute non è il diritto di curarsi, ma quello di vivere sani e questo è possibile solo se è sano anche l’ambiente in cui viviamo.

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Patrizia Gentilini, Medico Oncologo, ISDE Italia
Medico specialista in Oncologia ed Ematologia, Patrizia Gentilini da sempre lavora nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Forlì occupandosi anche prevenzione e diagnosi precoce del cancro. Appartiene all'Associazione dei medici per l’ambiente (Isde) e da quasi venti anni si dedica alla difesa della salute pubblica e alla prevenzione primaria diffondendo informazioni sui rischi ambientali, in particolare per esposizioni precoci.