Un lavoro pubblicato su Nature Climate Change riporta la ricerca fatta dalla fondazione Cmcc  (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e di altri istituti di ricerca tra cui il Climate and Atmosphere Research Center (Care-C) del the Cyprus Institute e del Max Planck Institute for Chemistry focalizzata a studiare gli effetti del cambiamento climatico nella regione del Medio Oriente e Nord Africa.

La situazione a sud del Mediterraneo

La regione del Medio Oriente e dell’Africa del Nord (Mena l’acronimo in inglese) rappresenta un campanello di allarme dei cambiamenti climatici: qui le temperature estive stanno aumentando molto più velocemente che nel resto del mondo. Lo studio internazionale rileva come ignorare i segnali dei cambiamenti climatici e una mancata azione nel ridurre le emissioni di gas serra porterà a ondate di calore estreme e pericolose per la vita nella regione, con gravi impatti sulla popolazione della zona (600 milioni di persone previste entro la metà del secolo).

paesi mena

Gli strumenti sottesi all’indagine

La squadra di ricercatori ha sfruttato un multi-model ensemble di proiezioni climatiche: un insieme di scenari climatici prodotti da modelli con caratteristiche similari ma indipendenti tra loro, primo nel suo genere per quest’area geografica.

Gli scienziati hanno esaminato le proiezioni in termini di future ondate di calore e le hanno classificate seguendo lo Heat Wave Magnitude Index, un indice che permette di quantificare l’intensità dei singoli eventi, considerando sia la loro durata che l’anomalia di temperatura. Paola Mercogliano, direttrice della divisione Regional Models and geo-Hydrological Impacts alla fondazione Cmcc, sottolinea l’importanza della ricerca e la sua unicità: “La comunità scientifica che si occupa di modellistica climatica regionale è concentrata principalmente in Europa e Nord America. C’è ancora poco interesse e ci sono pochi finanziamenti per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. Al Cmcc, crediamo nell’importanza di far progredire la ricerca scientifica nella regione del Mediterraneo, che è altamente vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici, e stiamo investendo forze e risorse per fornire a questi paesi i dati per conoscere meglio le caratteristiche del loro clima futuro, con l’intento di supportarli nelle azioni”.

I risultati

George Zittis del The Cyprus Institute, primo autore dello studio illustra gli effetti dell’incremento delle temperature: “I nostri risultati indicano che, in un percorso business-as-usual, soprattutto nella seconda metà di questo secolo emergeranno ondate di calore super- ed ultra-estreme, senza precedenti”. Questi eventi comporteranno picchi di calore fino a 56 gradi Celsius in ambienti urbani, e potrebbero durare per più settimane, rappresentando un pericolo per la vita degli esseri umani e degli animali, anche di quelli più tolleranti alle alte temperature come i cammelli. Condizioni che influenzeranno la salute, l’agricoltura e la biodiversità.

Siamo ancora in tempo

Per evitare di raggiungere tale intensità delle ondate di calore nella regione, gli autori raccomandano misure immediate ed efficaci di mitigazione dei cambiamenti climatici. Si prevede che nei prossimi 50 anni quasi il 90% della popolazione esposta nella regione considerata vivrà in centri urbani, che dovranno essere pronti a far fronte a queste condizioni meteorologiche estreme. Edoardo Bucchignani, ricercatore del Cmcc e autore della ricerca conclude: “Le ondate di calore sono tra i principali impatti dei cambiamenti climatici che interessano l’area mediterranea, Italia compresa. Il nostro investimento in termini di ricerca in questa direzione prosegue, fornendo dati sempre più dettagliati che saranno messi a disposizione dell’intera comunità scientifica, per stimolare ulteriori studi e ricerche sul clima atteso in quest’area nel prossimo secolo”.

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Redazione
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