Copernicus studia le variazioni dello strato di ozono in Antartide

Dalla seconda metà degli anni 80 si è iniziato ad adottare misure per ridurre l’assottigliamento dello strato di ozono, portando la Nasa ad affermare che sarà risanato permanentemente entro il 2050

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Dalla seconda metà degli anni 80 si è iniziato ad adottare misure per ridurre l’assottigliamento dello strato di ozono, gas che si trova nell’atmosfera a circa 15-35 km di altezza e ci protegge dalle radiazioni ultraviolette, soprattutto nelle regioni polari. Con l’approvazione del protocollo di Montreal, nel 1987, si è interdetta la produzione e vietato il consumo dei gas Cfc, ritenuti responsabili di tale riduzione di spessore. A seguito di queste scelte, l’ampiezza del “buco” si è ridotta, portando la Nasa ad affermare che sarà risanato permanentemente entro il 2050.

Il Cams e l’attività di analisi

Questa breve premessa è necessaria per introdurre l’attività del Copernicus atmosphere monitoring service (Cams). Il Cams collabora, insieme al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (acronimo inglese Ecmwf), all’organizzazione della “Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono”, prevista per il 16 settembre prossimo, creata dall’Onu per commemorare la firma del protocollo di Montreal, non a caso il titolo è: “32 anni e in guarigione”.

L’attività del Cams utilizza, per le sue analisi, strumenti in zona e rilevamenti da satellite i cui dati vengono confrontati con i modelli numerici per monitorare costantemente lo strato dell’ozono. I grafici che sottendono le analisi sono pubblicati giornalmente e mostrano le previsioni fino a cinque giorni.

Buone nuove per il futuro…

L’osservazione dei dati di quest’anno in Antartide ha riportato che la formazione del “buco” è iniziata in anticipo è ha un andamento instabile e più lento del solito. Questo rappresenta una buona notizia, in quanto il fenomeno si prevede più piccolo e breve.

…Però sempre in guardia!

Le parole di Vincent-Henri Peuch, a capo del Cams, mettono comunque in guardia da facili entusiasmi: “Il recupero dello strato di ozono dipende dal cambiamento climatico e dal raffreddamento, a lungo termine, nella stratosfera, che può esacerbare la perdita di ozono e ritardare il processo”.

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