Shoe Print 3482282 1280 1024x682Halve humanity’s footprint on nature to safeguard our future, tradotto: dimezzare l’impronta ecologica dell’umanità sulla natura per salvaguardare il nostro futuro. Come? La risposta è contenuta nell’omonimo rapporto del Wwf prodotto da Dalberg Advisors: i 500 miliardi di dollari spesi dai governi in sussidi dannosi dovrebbero essere dirottati in attività a tutela della natura e della biodiversità.

Attività ambientalmente insostenibili

Marco Lambertini, direttore generale del Wwf international, cita ad esempio in una nota stampa “attività come l’agricoltura insostenibile o la pesca eccessiva che danneggiano la natura, con conseguenze disastrose per la società, l’economia e il nostro stesso benessere”. “Riorientare questa spesa”, afferma fiducioso, consentirebbe di “cambiare i nostri attuali modelli di produzione e consumo assolutamente insostenibili” e “innescare, inoltre, un circolo virtuoso in grado di produrre 10.000 miliardi di dollari di valore annuale e 400 milioni di posti di lavoro dedicati a una nuova economia nature positive”.

Se le risorse fossero distribuite in maniera equa tra i paesi, senza distinzioni in base a popolazione e forza economica, il rapporto sostiene che si potrebbero creare “quasi il doppio dei posti di lavoro se invece si agisse altrimenti (39 milioni contro 20 milioni)”. Stima avallata dai dati contenuti nel rapporto dello scorso anno Future of Nature and Business Report del World economic forum che prevede la creazione di 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030 grazie all’uso di risorse in attività a rispetto ambientale.

grafico rapporto Wwf
Grafico rapporto Wwf

I tre suggerimenti del Wwf

“Il cambiamento ambientale globale mette a rischio quasi 10.000 miliardi di dollari entro il 2050 e potrebbe provocare un aumento dei prezzi su larga scala per le principali materie prime come, tra le altre, il legno e il cotone”, scrive il Wwf in nota.

Il Wwf, in estrema sintesi, chiede ai paesi di dimezzare l’impronta della produzione e del consumo entro il 2030, così da garantire “un futuro in cui si limiti a contenere i danni alla natura, ma che la salvaguardi attivamente e ne migliori lo stato per le generazioni future”. Per raggiungere tale obiettivo l’associazione ambientalista raccomanda ai governi di:

  1. Riconoscere il valore del capitale naturale e fermare lo sfruttamento eccessivo;
  2. Rendere sostenibili e sane la produzione alimentare e le diete, creando un sistema alimentare a spreco zero;
  3. Integrare modelli di business circolari e rigenerativi.

A questa richiesta si aggiunge quella di includere “un obiettivo di tutela del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030, presente nell’attuale bozza di testo del nuovo accordo globale sulla biodiversità”. E di porre l’accento, in occasione dei negoziati in corso, “sul rafforzamento significativo dei  meccanismi di attuazione contenuti nella bozza di accordo, affinché questo, una volta adottato, sia veramente efficace”.

L’accordo globale per la tutela della biodiversità

L’analisi concentra l’attenzione sulla necessità di invertire la perdita di biodiversità. Dallo scorso 23 agosto e fino al prossimo 3 settembre i leader mondiali partecipano al terzo round di colloqui virtuali (Oewg-3) per raggiungere un nuovo accordo globale sulla biodiversità. 89 di questi, Italia inclusa, hanno approvato il Leaders’ Pledge for Nature che si impegna a invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Il confronto, partito nel 2018, dovrà anticipare l’adozione del piano finale il prossimo ottobre, alla 15ma Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (Cbd) a Kunming in Cina.

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