Poco meno di un mese fa il mondo assisteva attonito alle immagini dell’incendio della cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli più iconici di Parigi. Accanto al dibattito sulle opzioni per la ricostruzione dell’edificio, un’altra questione da affrontare è quella legata all’aumento, causate dal rogo, delle concentrazioni di piombo nell’aria della zona circostante il monumento. 

Elevate concentrazioni di piombo

A seguito dell’incendio, infatti, la quantità di piombo rilasciate nell’aria, sotto forma di polvere, nelle strade e nelle piazze situate nei pressi dell’edificio ha subito un incremento. L’aumento, spiega una nota del quartier generale della polizia, è stato “notevole“. Tuttavia, come si legge sull’Associated Presse, la maggior parte dei rischi legati è correlata a un’esposizione prolungata a questa sostanza. Per questo motivo viene consigliato di evitare, per quanto possibile, l’area circostante l’edifico, di lavarsi con più frequenza le mani in caso di passaggio nella zona. Misure che devono essere seguite in modo particolare da anziani e bambini, le categorie più a rischio. Nello specifico, come spiega l’AP nell’articolo, il valore delle concentrazioni di piombo si attesta tra 10 e 20 grammi per chilogrammo di materiale del tetto bruciato. Un dato fino a 65 volte superiore al limite raccomandato di 0,3 g per kg, spiega l’agenzia. Le aree vicine alla cattedrale sono attualmente ancora non accessibili.

Le proposte per la ricostruzione

Accanto a queste problematiche, c’è poi la questione della ricostruzione della cattedrale. Già a ridosso dell’incendio, il primo ministro francese Édouard Philippe aveva annunciato un imminente concorso per la selezione di progetti architettonici. Tante le proposte già rimbalzate sui media globali: da quelle più tradizionali a quelle più innovative. Si va dalla futuristica freccia di vetro dell’architetto Alexandre Chassang, alla tettoia per la circolazione dei visitatori e alla freccia in acciaio e rame dei due architetti Paul Godart e Pierre Roussel. Infine, girando sui social, si trovano una serie di concept un po’ più fantasiosi, che puntano sul green in chiave creativa e propongono di ricoprire la cattedrale di vegetazione o addirittura di installare una pala eolica. 

La stampa 3D per riparare i gargoyles

Tanti anche gli input per la ricostruzione dell’edificio che provengono dal mondo dell’innovazione. Un esempio è la proposta dell’azienda olandese Concr3de, specializzata nel settore del restauro di edifici storici, che intende puntare sulla stampa 3D per riparare i gargoyles che adornano la cattedrale, le celebri grondaie con le fattezze di mostri spaventosi. L’idea consiste nello specifico nell’utilizzare le ceneri dei vecchi gargoyles distrutti dalle fiamme o di altri componenti per stampare in 3D queste celebri statue.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.