939 procedure di infrazione acque reflue, servono trasparenza e controlli

L'intervento di Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani e l'on. Rossella Muroni vicepresidente della Commissione ambiente alla conferenza stampa organizzata dai Radicali “Il mare non è una fogna, l'Italia ha bisogno di depuratori”

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Procedure di infrazione acque reflue Muroni radicali 2021Le procedure di infrazione acque reflue aumentano e “non c’è nessuna trasparenza soprattutto sulle sanzioni pecuniarie” sottolinea Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani, nel corso della conferenza stampa “Il mare non è una fogna, l’Italia ha bisogno di depuratori” svolta lo scorso 8 giugno non a caso nella Giornata mondiale degli Oceani.

Occasione in cui il segretario Iervolino ha presentato alcuni dati rispetto lo stato delle sanzioni e delle aree colpite. Vediamo (slide sottostante) come gli agglomerati non conformi siano 939 che equivale al 30% dei nostri comuni e come non risparmi diverse aree dell’Italia. Questo vuol dire che un terzo degli scarichi urbani e industriali va a finire direttamente nei fiumi o nel mare senza alcuna depurazione.

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Una storia iniziata nel 2004 con la prima procedura di infrazione ancora in essere e che sembra non volersi concludere. Siamo arrivati alla quarta procedura di infrazione aperta nel 2017 e che vede un coinvolgimento al 2081. Dati da cui parte la campagna Radicale informativa e propositiva basta merda in mare”.

Trasparenza e rafforzamento dei controlli per sconfiggere il fenomeno delle procedure di infrazione acque reflue

“La trasparenza è fondamentale” sottolinea l’on. Rossella Muroni vicepresidente della Commissione ambiente che ha partecipato all’iniziativa. “Il Pnrr ha proprio nei suoi punti più deboli, a mio avviso, il mancato coinvolgimento del settore civile” per cui ricordiamo Facciamo Eco, il partito di cui è parte la Muroni, si è astenuto dal votarlo.

“Sul fronte della mancanza della depurazione abbiamo riscontrato negli anni decine di vicende giudiziarie, come le eco mafie, concentrate nel sud Italia, particolarmente nei cantieri in Sicilia”. Non a caso, ricorda la Muroni, “la Commissione eco mafie sta portando avanti una indagine in corso su acque reflue siciliane. Il fatto che una Commissione bicamerale di inchiesta punti così sui reflui, ci fa capire quanto la commistione tra la mancanza di depurazione e la mancanza di legalità”.

Infrazioni che colpiscono la tutela della biodiversità come anche la qualità dell’aria. “Ci vogliono regole più efficaci e efficienti e una burocrazia non ostile. Ricordiamo che queste infrastrutture hanno una attenzione di responsabilità molto forte sulle amministrazioni locali”. Per questo, suggerisce l’Onorevole sarebbe più corretto che si parli “di politica della depurazione” piuttosto che di “politica dei depuratori”. Tema su cui torna la centralità di “trasparenza e legalità” come armi per il contenimento e la soluzione di alcune criticità e la necessità di un rafforzamento dei controlli.

Azione per cui serve rafforzare il sistema delle Arpa regionali per i controlli a cui è a capo l’Ispra. Sistema che, sottolinea ancora l’on. Rossella Muroni “mancano i decreti attuativi per dare seguito alla riforma che andava fatta. Se vogliamo affrontare i problemi ambientali di questo Paese non dobbiamo andare contro questo sistema, ma lo dobbiamo rafforzare, perché la mancanza di controlli non fa fare passi avanti sul fronte ambientale”.

Le quattro procedure di infrazione acque reflue in Italia

Le procedure di infrazione sono iniziate nel 2004 (riguardano l’arco temporale 2004-43) per il trattamento non conforme delle aree reflue e industriali. Gli ultimi dati disponibili, aggiornati a maggio 2020, segnalano ancora 68 agglomerati non conformi. Il 31 maggio 2021 è scattato il sesto semestre di inadempienza sono circa 160mila euro di multe secondo i dati estrapolati dai Radicali.

La seconda procedura di infrazione riguarda l’arco temporale 2009-2034. In questa procedura vengono condannati dalla Corte di Giustizia europea 44 agglomerati non conformi nel 2014. Nel 2018 arriva la lettera di messa in mora. A maggio 2020 sono ancora 14 agglomerati quelli risultanti non conformi.

Nel 2014 viene aperta una terza procedura di infrazione verso l’Italia (periodo 2014-59). A maggio 2020 risultano interessate 620 agglomerati e indentificate 5 aree sensibili. Tra le regioni più colpite: Sicilia(168), Calabria (129), Campania (107).

Nel 2017 si apre la quarta procedura di infrazione (2017- 2081) a cui la CE segnala un parere motivato per 109 agglomerati non conformi nel 2019. In questo caso le regioni più coinvolte sono Lombardia(69), Calabria (48) e Abruzzo (34).

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.