L’eredità dell’antica Troia non è solo un reperto da museo. E’ un organismo vivente che respira attraverso una visione di turismo culturale, sostenibile e sociale. Si tratta di un percorso a piedi in mezzo alla natura, lungo le coste ancora incontaminate della Troade, l’estrema propaggine nord-occidentale dell’Anatolia, un braccio di terra che si protende verso l’Egeo, separando il Mar di Marmara dal Mar Mediterraneo. La natura remota di questi luoghi non è casuale: la sua posizione strategica sui Dardanelli l’ha resa per secoli una zona militarizzata o di difficile accesso, preservandola dal cemento del turismo di massa. Qui il camminatore non è un cliente, ma un ospite della storia.
Il filo rosso che unisce Roma e Çanakkale (la città moderna dell’Antica Ilio) ritrova oggi una sua dimensione concreta in un cammino fisico di 120 km in Turchia. L’iniziativa Troy Culture Route punta a scardinare il modello di un turismo ‘cannibalizzante’ per proporre un ecosistema dove la conservazione del patrimonio storico e naturale, e il benessere delle comunità rurali, sono i veri protagonisti.
Un’alleanza culturale: attori e visioni
Non è una semplice iniziativa locale, ma il frutto di una sinergia istituzionale di alto profilo. Gestito dalla Fondazione per la Storia e la Cultura di Çanakkale (ÇATKAV) in stretta collaborazione con il Governatorato di Çanakkale, il cammino nasce con l’obiettivo di preservare l’identità culturale e l’eredità dei villaggi che costellano il percorso verso Assos, rafforzando il tessuto sociale delle comunità locali.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia, in partnership con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).
“L’UNDP in Turchia ha sviluppato un programma denominato ‘Meccanismo di supporto per il turismo culturale’. Grazie a questa iniziativa abbiamo ottenuto i finanziamenti necessari per la creazione della rotta; l’UNDP ci ha inoltre sostenuti e aiutati a interfacciarci con gli stakeholder, sia a livello nazionale che internazionale”, ci spiega Deniz Erbas, project manager Troy Culture Route
In questo quadro di sviluppo sostenibile si innesta la collaborazione strategica con la Rotta di Enea. Quest’ultima, con sede a Roma, rappresenta un unicum nel panorama dei Cammini del Consiglio d’Europa, legato alla natura narrativa del viaggio via mare come mito di fondazione di Roma e dell’Europa.
Data la profonda affinità di intenti e il comune legame con il mito delle origini, la rotta turca e quella europea hanno avviato una cooperazione trasversale. L’obiettivo è creare iniziative comuni che uniscano le due sponde del Mediterraneo, trasformando il viaggio di Enea in un ponte moderno tra Italia e Turchia, capace di coniugare tutela del patrimonio e crescita economica locale.
“L’iniziativa della Rotta di Enea coincideva perfettamente con la nostra visione e con i nostri progetti. Per noi è estremamente stimolante poter contare su questo contesto internazionale ed europeo, poiché è fondamentale per lo sviluppo culturale e turistico di questa regione creare legami di questo livello”, continua Erbas.
La trasformazione sociale

- Impatto Sociale: Prima di questo progetto, molti villaggi restavano ai margini dei flussi economici. Il cammino porta un turista “lento”, che pernotta nelle case locali, mangia i prodotti della terra e valorizza l’identità del luogo.
- Preservazione Attiva: Coinvolgendo i residenti, il progetto trasforma i contadini e i pastori in “custodi” del patrimonio. La consapevolezza che una rovina romana o un bosco intatto siano asset economici spinge la comunità a proteggerli dal degrado o dall’edilizia selvaggia.
- L’Alternativa al Modello “All-Inclusive”: A differenza delle coste meridionali della Turchia, dominate dal turismo di massa, i Dardanelli puntano sulla dimensione umana. Niente grandi infrastrutture cementizie, solo sentieri preesistenti, villaggi remoti e natura incontaminata.
“Questa rotta è uno strumento per dare alle persone una porta alternativa per entrare a Troia”, conclude Deniz Erbas
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