Il modello Cooperativo e le CER come scudo contro i rincari

I segnali di vulnerabilità del sistema energetico europeo non tardano a farsi sentire. Dopo gli eventi di fine febbraio in Medio Oriente, il PUN (Prezzo Unico Nazionale) in Italia ha registrato un brusco rimbalzo: se a febbraio il valore medio si attestava sugli 0,114 €/kWh, a marzo la media è balzata a 0,144 €/kWh, con picchi giornalieri che hanno toccato gli 0,166 €/kWh. In un contesto di tale incertezza, aziende e privati cercano soluzioni strutturali per proteggersi dalla volatilità dei prezzi.

Il boom delle comunità energetiche in Italia

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) stanno emergendo come una risposta concreta. Sebbene l’Italia sia partita in ritardo rispetto ad altri partner europei, il modello sta prendendo piede rapidamente:

  • comunità energetiche rinnovabili cer
    Foto di Solarimo da Pixabay

    1.800 configurazioni di autoconsumo collettivo attive.

  • 180 MWp di potenza totale installata.

  • Taglia media: circa 100 kWp per configurazione.

Nonostante la crescita, i margini di miglioramento sono ampi. Come sottolineato da un recente documento della Corte dei Conti europea, il fenomeno potrebbe performare molto di più se supportato da una visione sistemica.

L’approccio cooperativo: “Variabile in discesa, protetto in salita”

In questo scenario, le cooperative energetiche offrono un modello di business peculiare. Gabriele Nicolis, CEO di ForGreen — azienda veronese pioniera dell’energy sharing — spiega l’efficacia di questo approccio:

“Quando l’energia è di proprietà dei soci, la fornitura può valorizzare il prezzo all’ingrosso nelle fasi di discesa, mantenendo la competitività, e applicare tetti massimi quando il PUN sale eccessivamente. Questo modello ibrido funziona come un ammortizzatore degli shock, garantendo prevedibilità di spesa.”

Una transizione rapida contro il “ritorno al passato”

Mentre il dibattito politico oscilla tra la sterilizzazione dei costi ETS (che indebolirebbe il principio “chi inquina paga”) e il ritorno al nucleare modulare (SMR), i cui tempi restano incerti, le cooperative e le CER offrono una soluzione immediata.

L’installazione di un impianto fotovoltaico richiede pochi mesi e permette l’autoconsumo a distanza. Questo è fondamentale per chi abita in centri storici, condomini o immobili in affitto: acquistando quote di impianti condivisi, l’utente riceve i benefici economici direttamente in bolletta, senza dover installare pannelli sul proprio tetto.

La resilienza del modello: i numeri del successo

I dati confermano che il sistema funziona. Nel 2022, durante l’apice della crisi energetica, i soci delle cooperative gestite da ForGreen hanno ottenuto:

  1. Risparmi superiori al milione di euro rispetto ai prezzi di mercato.

  2. Ristorni e bonus di autoproduzione costanti.

  3. Bilanci in positivo, a dimostrazione della sostenibilità economica del progetto.

Impatto sociale: l’effetto volano sui territori

Oltre al risparmio individuale, le CER generano un valore collettivo immenso. Nicolis sottolinea come una CER da 1 MWp con una condivisione dell’energia al 70% possa generare circa 90.000 euro annui di incentivi.

Di questi, circa 20.000 euro devono essere destinati per legge a iniziative territoriali. Se le 1.800 configurazioni attuali fossero strutturate su questa scala, l’Italia potrebbe contare su circa 36 milioni di euro all’anno da destinare al sociale per i prossimi vent’anni. Un “tesoretto” generato dal sole che trasformerebbe la transizione ecologica in una vera e propria rivoluzione del welfare locale.


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