rifugi sostenibiliDifficili condizioni climatiche, mancanza dell’allaccio alla rete di distribuzione dell’energia ed elevati costi per i vettori di trasporto energetico. Sono queste le maggiori difficoltà che incontra chi promuove l’efficienza energetica ad alta quota. Lo sanno bene l’architetto Stefano Bruno, consulente CasaCLima e proprietario dello studio AHORA Architettura, e l’ingegnere Matteo Rosa Sentinella, consulente CasaClima e titolare dello studioMRS, che hanno dato vita al progetto ‘Rifugi sostenibili’ sostenuto da una fondazione privata locale (che non citiamo perché non “tentata” dal comparire sui media).

Abbiamo lavorato per due anni alle diagnosi energetiche di sei rifugi e una casa alpina – Rifugio Selleries di Roure, Scrafiotti di Bardonecchia, Tazzetti di Usseglio, la palazzina Sertorio di Coazze, Jervis di Bobbio Pellice, Gastaldi di Balme e la casa alpina di Sauze di Cesana -: la prima campagna si è svolta tra la primavera e l’autunno del 2014, la seconda nell’estate del 2015 e i report finali sono stati redatti nel mese di settembre 2016 – Ci spiega l’architetto BrunoL’obiettivo è stato trasporre le competenze acquisite in ambienti complicati”.

Infatti, superati i 2000 mt di altitudine, le temperature sono molto rigide e c’è un’escursione termica più accentuata. Inoltre, l’autonomia dell’immobile è minata dalla mancanza dell’allaccio alla rete elettrica o del metano. Fattori che mostrano l’importanza di effettuare interventi di miglioramento dell’involucro atti a garantire risultati immediati: “Nelle diagnosi energetiche abbiamo tenuto conto di quanto consuma l’immobile considerando: il periodo di apertura del rifugio, il numero di ospiti e le modalità di gestione. In alcuni casi abbiamo ottenuto un dato non rappresentativo: alcuni rifugi sembrano consumare quasi zero non perché sono energeticamente efficienti ma perché gli ospiti patiscono il freddo. Gli alpinisti più estremi sono abituati, ma bisogna garantire livelli di comfort minimi per tutti gli altri ospiti”.

Funzionalità del progetto

Ipotizzato uno scenario di comfort con temperatura notturna di 16°C (contro gli 8°C di alcuni rifugi) i fautori del progetto hanno elaborato una serie di scenari che prevedono interventi sulla struttura – prima che sull’impiantistica – attuabili grazie agli incentivi fiscali (conto termico, detrazione al 65%, finanziamenti e accordi con la gestione): cappotto termico, isolamento del tetto e sostituzione degli infissi, per citarne alcuni. Così facendo si ottiene una riduzione del fabbisogno energetico che va da un minimo del 30-35% a un massimo del 70-80%.

I rifugi, di dimensioni diverse (si va da un minio di 30 a un massimo di 80 posti letto), hanno presentato necessità differenti: “Nel Rifugio Scarfiotti l’energia termica prodotta attraverso l’impianto idroelettrico viene dissipata e per riscaldarsi si usano anche bombole GPL: l’incongruenza va sciolta per allungare il periodo d’apertura, incrementare gli introiti del gestore e ridurre l’inquinamento prodotto dall’uso del GPL. Nel Tazzetti – un unico stanzone con il bagno all’esterno – abbiamo segnalato i punti su cui intervenire per migliorare il comfort. Nel Gastaldi, che è il più alto, si trova a 2659 mt, l’efficientamento comporta meno viaggi per l’elicottero che deve portare i vettori energetici. Infine la Palazzina Sertorio merita un capitolo a parte: qui non c’è la corrente ma si usano le candele, dunque abbiamo suggerito l’installazione di un impianto di micro-cogenerazione a pellet”.

Finanziamenti

Pensando alla replicabilità del lavoro, Bruno sottolinea la difficoltà legata ai fondi, sia per il CAI-Club Alpino Italiano che per i gestori privati. E immaginando rifugi 2.0 sottolinea che “la domotica è una parolona: per ragioni di costo, di temperatura e di dimensioni. Al massimo si possono pensare sistemi di ventilazione meccanica controllata per recupero di calore”.

E il progetto non finisce qui, anzi inizia la parte – forse – più importante, quella della promozione culturale “verso i gestori che, essendo contatto con gli ospiti sono responsabili del miglioramento del comfort e dei risparmi” attraverso una serie di incontri e conferenze.

Perché la tecnologia è nulla se dietro non c’è una gestione consapevole e responsabile.

Di seguito due esempi di diagnosi energetiche: la prima immagine sul Rifugio Rochemolles la seconda sul Tazzetti.

Diagnosi Rochemolles Diagnosi Tazzetti

 

Per consultare le diagnosi dei rifugi clicca QUI.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista professionista e videomaker, attenta al posizionamento seo oriented degli articoli e all'evoluzione dei social network. Si occupa di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste