
Negli ultimi 15 anni l’architetto ha progettato e realizzato cinque edifici a energia quasi zero, senza riscaldamento e allaccio elettrico, sparsi dalla Valle d’Aosta alla Liguria: “Sono un architetto ma anche un imprenditore: progetto e realizzo l’edificio con l’idea che ciò che costruisco avrà un impatto sull’ambiente mentre sarà vissuto e quando dovrà essere smaltito”. La modularità, che sembra ben sposarsi con il concetto di economia circolare in cantiere, rappresenta il futuro del settore: “Il prefabbricato per me è importante perché l’architetto che disegna il suo progetto adatta le tecnologie esistenti per uno smaltimento a impatto zero. In questo modo industrializzo la progettazione per rendere più efficiente il cantiere e la costruzione”, commenta.

L’idea arriva all’Università, a Vienna dove “ho studiato e vissuto e dove ero circondata da risaie”, precisa l’architetto. “Nel ‘700 la paglia veniva adoperata per isolare le abitazioni, prima che l’industrializzazione e l’utilizzo del cemento determinassero l’abbandono di una serie di materiali più poveri e antichi”. Le prestazioni energetiche si sono rivelate interessanti dal punto di vista tecnico e “avendo lavorato in cantiere ho iniziato a pensare a come utilizzarlo in maniera ‘più tecnologica’ per standardizzarne la produzione con l’ausilio del legno”.
“Per me è fondamentale usare scarti di un’altra lavorazione: la sostenibilità è ciclica – conclude l’architetto – La canapa, che oggi va molto di moda in edilizia, viene coltivata appositamente per produrre materiali edili. Trovo insensato sottrarre terreni per produrre biocombustibili o biomateriali”.
Le immagini dell’articolo sono tratte dal sito coltivarelacitta.it
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