Il settore della sanità privata fa il punto sugli interventi di efficienza energetica promossi nelle strutture di tutta Italia e sul rispetto dell’obbligo di diagnosi energetica. In occasione dell’evento “Le diagnosi energetiche nel settore della sanità privata”, svoltosi stamane a Roma e promosso dall’Enea, sono stati presentati i casi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Irccs, della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, dell’università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Ospedale San Raffaele.

I casi pratici

Bambino Gesù

Ogni realtà ha cercato di seguire le linee guide realizzate dagli addetti ai lavori in collaborazione con l’Enea e ha adottato soluzioni diverse a seconda delle esigenze territoriali e di servizio. “Siamo partiti chiedendoci quale percentuale di monitoraggio bisogna avere per tenere sotto controllo l’intero sistema”, ha commentato Marco Piernoli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Irccs, consapevoli che “nelle future diagnosi sarà sempre più pesante il concetto del monitoraggio”. “Per monitorare nel modo corretto non bisogna solo sommare i consumi” ma è importante “misurare la percentuale di scarto dovute alle perdite o all’inefficienza del sistema”. Inoltre, occorre individuare gli elementi che hanno maggiore “peso energetico” e, sotto questo aspetto, distinguere tra un garage e una sala operatori: “Inutile lavorare sul magazzino o sugli ambienti con scarsa circolazione di persone, meglio agire sulle sale d’attesa”, ha precisato Piernoli.

L’Ospedale romano ha cinque sedi. Quella di San Paolo Fuori le Mura è servita da un impianto di trigenerazione che, in regime di teleriscaldamento, offre energia anche agli edifici antistanti. “Stiamo sempre attenti a ricalibrare i sistemi di misura. Spesso si pensa ci siano delle perdite quando invece è il sistema ad essere fuori tara”, conclude Piernoli.

Policlinico Gemelli

“Oggi i nostri consumi ammontano a 110 GWh termici e 500 GWh elettrici l’anno”, ha spiegato Carlo Pesaro, energy manager della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”. Innanzitutto, l’analisi dei consumi ha mostrato che “l’energia termica è usata per oltre il 60 per cento nel Policlinico e nelle sale operatorie”. L’uso di nuove strumentazioni e l’attenzione verso il monitoraggio dei consumi ha portato a ridurre del 7 per cento quelli elettrici e dello 0,7 per cento quelli termici nel 2018 rispetto al 2017.

Campus Bio-Medico

Il Campus Bio-Medico di Roma, ha spiegato l’energy manager Daniele Cavarischia, è una realtà multi sito per la maggior parte collocata vicino Trigoria. “Effettuiamo il monitoraggio delle emissioni di CO2 in tempo reale. Inoltre, la diagnosi è redatta internamente, non la viviamo come un obbligo normativo ma come un bisogno interno” con cui “favorire lo scambio di informazioni tra diversi servizi”. “A breve – ha anticipato– installeremo due micro cogeneratori per le caldaie del policlinico”.

Sanità privata ed efficienza energetica: le criticità

Ma quali sono state e continuano a essere le maggiori criticità che la sanità, in particolar modo quella privata, incontra nella promozione dell’efficienza energetica? Secondo Sergio La Mura, professore a contratto diagnosi energetiche del Politecnico di Milano e libero professionista, intervistato a margine dell’evento, sono dovute al fatto che il settore, da un lato, deve garantire le prestazioni sanitarie e, dall’altro, vive una continua evoluzione.

Indicatori di riferimento

Gli ospedali partono dall’esigenza di risparmiare energia e di essere più efficienti. Non sempre, però si riesce a conseguire risparmi e, al contempo, a offrire prestazioni maggiori. “Uno dei problemi che è emerso – ha evidenziato La Mura – è che bisogna cercare di fornire agli operatori degli indicatori, i Key performance indicator (Kpi), attraverso cui poter effettuare paragoni e confronti cui i casi meno virtuosi possono far riferimento”. E che presto potrebbero anche tenere conto dei consumi idrici.

La giusta energia per i servizi

Alcuni nuovi servizi “sono sempre più energivori” e “a noi spetta dover capire se si erogano servizi con la giusta spesa”. Per riuscirci, ha precisato La Mura, “non bisogna considerare la singola unità di superficie o di volume ma andare verso l’unità di prestazione sanitaria in relazione ai giorni di degenza”. Ed è ormai obsoleto considerare quale indicatore il numero dei posti letto “purtroppo, perché si è ridotto a beneficio di attività ambulatoriali e di day hospital”.

Ospedali a energia quasi zero

Il Dprp 74/2013 sulla gestione degli impianti termici, ha spiegato La Mura a Canale Energia, “ha evidenziato che l’ospedale non è terra di nessuno ma che è una realtà che presenta un problema di risparmio di energia. Inoltre, ha stabilito che qui le temperature possono essere diverse da quelle dell’abitazione. Non dobbiamo pensare che il mondo sanitario non abbia regole, ma dobbiamo tendere verso l’obiettivo di avere ospedali a energia quasi zero”.

Un’altra domanda dott. La Mura. Come riuscire a coniugare la conoscenza della tecnologia, utile a risparmiare energia, all’analisi della realtà territoriale e degli sprechi?

Infine, come è possibile promuovere una riqualificazione ampia sia degli ospedali, che spesso hanno sede in edifici storici, sia delle città che le ospitano?

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