Energy Manager: nel 2025 record di nomine in Italia, ma la PA resta indietro

L’efficienza energetica non è più solo un obbligo di legge, ma una scelta strategica per le imprese italiane. Nel 2025, le nomine degli Energy Manager in Italia hanno raggiunto quota 2.594: il dato più alto registrato negli ultimi vent’anni, in crescita dell’1% rispetto all’anno precedente.

È quanto emerge dal nuovo Rapporto sugli Energy Manager in Italia – Nomine 2025, curato dalla FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

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Il dato più significativo è il boom del ricorso volontario: ben 829 nomine sono arrivate da organizzazioni non soggette all’obbligo di legge (previsto dalla Legge 10/1991), a dimostrazione di come la gestione professionale dell’energia sia ormai percepita come una leva fondamentale di competitività e riduzione dei costi.

I settori trainanti: industria e terziario in prima fila

Se guardiamo ai soggetti obbligati (1.765 in totale), la mappa delle nomine vede in testa il terziario con 569 professionisti, seguito a ruota dal comparto industriale (463) e dai trasporti (390).

Proprio l’industria (e in particolare il manifatturiero, con 441 nomine tra i soggetti obbligati) si distingue per l’alto tasso di adesione volontaria, coprendo una fetta cruciale dei consumi energetici nazionali.

“L’energy manager è oggi una figura centrale per affrontare le sfide della transizione energetica, della competitività industriale e della riduzione dei costi”, si legge nel rapporto FIRE.

Il boom della certificazione ISO 50001

Un altro segnale estremamente positivo è la crescita dei Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE) certificati. Nel 2025, le organizzazioni dotate di certificazione ISO 50001 sono salite a 490 (+9% rispetto al 2024), con un forte incremento nel Terziario e nella Pubblica Amministrazione.

Si tratta di un trend destinato a impennarsi: la Direttiva Europea 1791/2023 sull’efficienza energetica imporrà infatti la certificazione ISO 50001 nei prossimi quattro anni a tutte le imprese con consumi medi superiori agli 85 TJ.

Identikit dell’Energy Manager: alta qualificazione, ma resiste il gender gap

La professione si conferma ad altissimo tasso di specializzazione:

  • Formazione: l’88,5% dei manager ha una laurea tecnica (principalmente ingegneria).

  • Esperti Certificati (EGE): a giugno 2026 si contano oltre 4.200 Esperti in Gestione dell’Energia attivi. Tra i consulenti esterni nominati come energy manager, ben il 64% possiede la certificazione EGE.

Rimangono però due nodi strutturali legati all’anagrafe e al genere: le donne rappresentano appena il 12% del totale, mentre gli under 35 sono solo il 7%. La stragrande maggioranza dei professionisti (circa i tre quarti) si concentra nella fascia 35-60 anni, rendendo urgente un ricambio generazionale.

La nota dolente: la Pubblica Amministrazione è inadempiente

Se il settore privato corre, la macchina pubblica arranca. Nonostante l’ottimo esempio delle Città Metropolitane (tasso di adesione all’87%), i numeri complessivi della PA restano ben al di sotto del potenziale.

Ente Pubblico Nomine effettuate
Comuni capoluogo Solo 50 su 109
Regioni Solo 10 su 20

Un’occasione sprecata, secondo la FIRE, dato che la diffusione di questa figura nella PA rappresenterebbe la chiave per tagliare la spesa pubblica e riqualificare il patrimonio immobiliare dello Stato.


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