Data center e digitalizzazione, equilibrio imperfetto di efficienza energetica

Antonio Giannetto Ceo di Reevo spiega a Canale Energia perché non tutti i data center sono uguali e come scegliere i più performanti e rispettosi dell'ambiente

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Crisi climatica e digitalizzazione di imprese e attività non sempre vanno d’accordo. Lo spostamento sul digitale ha certamente ridotto alcune voci di emissioni, pensiamo al traffico nelle città o agli spostamenti su gomma o aerei per lunghe percorrenze, ma lo scotto è un maggiore impiego di energia, materie prime e traffico, stavolta di dati. Attività che hanno bisogno di data center sempre più potenti e performanti, ma in parte anche più energivori. Ne abbiamo discusso con Antonio Giannetto Ceo di Reevo.

Nel 2020 il traffico internet è cresciuto del 40%. Questo è dovuto ovviamente dagli eventi che abbiamo vissuto ma anche dall’incremento della digitalizzazione che stiamo vivendo. Spostandosi nel digitale le attività passano nel data center”; rimarca Gianetto “se paragoniamo i data center a delle fabbriche ci rendiamo conto che il consumo è alto”.

Un consumo spiega Giannetto che nel 2020 è stato di circa 250 TWh. Si tratta di circa l’1-2% della domanda di elettricità mondiale. Valore che cresce di circa un altro punto percentuale se includiamo anche gli apparecchi di trasmissione. “Mille metri quadri di data center consumano circa 2MGW”, spiega il Ceo di Reevo, “sono  comparabili ai consumi di  circa 700 famiglie”.

Non tutti i data center sono uguali, ecco cosa misura il  Power usage effectiveness

Non tutti i data center sono uguali per comprenderne i consumi c’è un indicatore specifico il PUE, Power usage effectiveness. Questo dato identifica con un unico parametro il rapporto tra l’energia usata dal data center e le apparecchiature informatiche. “I data center più vecchi avevano un PUE pari a 1,6 -1,7 ora sono 1,2-1,3 quindi è stato fatto un salto importante nell’efficientamento dei consumi“. Ci sono delle certificazioni che misurano l’affidabilità dei data center nella loro complessità e hanno un valore che va da 1 a 4 dove 4 è il dato più alto. “E’ chiaro che i data center con il valore più alto sono i grado di operare h24 senza avere problemi in caso di guasti e questo si traduce anche in consumi minori“.

Consumo di suolo e dispersione del calore le altre colpe dello stoccaggio dei dati

Consumo di suolo e dispersione del calore sono le altre colpe imputati ai data center ma ance qui qualcosa si sta facendo. Rispetto al consumo di suolo  sono stati fatti dei progressi, “Oggi con lo stesso spazio posso archiviare sette, otto volte di dati in più ma sono cresciuti anche i consumi” che spiega ha visto circa triplicare i consumi.

Energie rinnovabili un connubio possibile

Le rinnovabili rappresentano una risorsa per i data center ma è importante lavorare in ottica di mix in quanto i data center devono avere un’alimentazione energetica continua. “Molte organizzazioni che gestiscono i data center si sono dati come obiettivo l’azzeramento del loro impatto ambientale al 2030. Per farlo si sta lavorando su efficienza energetica, mix di rinnovabili e stoccaggio di energia” rimarca Giannetto. “Altra ottimizzazione la permette il cloud che è più efficiente delle infrastrutture delocalizzate”, nel video l’intervista completa.

 

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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.