Gli energy manager nominati nel corso del 2018 in Italia sono stati 2315. E’ quanto emerge dal libro delle nomine 2018, relativo a questa figura professionale, che la FIRE, Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia, ha pubblicato in questi giorni. Il testo è un elenco con i nominativi dei professionisti di cui si sono avvalsi i soggetti obbligati e non obbligati alla nomina del tecnico per la conservazione e l’uso razionale dell’energia. 

Insieme a Livio De Chicchis, Energy Policy Market Analyst della FIRE, abbiamo commentato i numeri contenuti nella pubblicazione e in generale abbiamo analizzato i trend che caratterizzano la figura dell’energy manager nel nostro Paese.

Il dato relativo alle nomine degli Energy Manager registrato nel 2018 è in crescita rispetto agli anni precedenti? 

Sì, abbiamo rilevato un trend di crescita che prosegue dal 2012 e si aggira intorno al 6% negli ultimi 4 anni per i soggetti obbligati alla nomina del tecnico per la conservazione e l’uso razionale dell’energia. Se poi includiamo anche i dati relativi ai soggetti non obbligati, possiamo parlare di un incremento dell’11% in 15 anni. In generale possiamo dire che si tratta di una crescita leggera, ma continua, con la sola eccezione del 2014.

Le aziende sono consapevoli dell’importanza di affrontare in modo mirato i temi dell’efficienza energetica? Viene compreso il vantaggio di avvalersi delle competenze dell’Energy Manager? 

La consapevolezza delle aziende verso queste tematiche sicuramente sta crescendo. Ciò indica di riflesso una maggiore attenzione alle questioni energetiche e in generale al tema della sostenibilità ambientale. In questo senso gli input legati alle sfide poste dai cambiamenti climatici rappresentano sicuramente qualcosa di positivo. Naturalmente all’interno di questo contesto ci sono differenze tra i diversi settori. Un dato che va sottolineato è sicuramente quello relativo al comparto della Pubblica Amministrazione, che è in contrasto con il trend positivo registrato a livello generale. In questo settore c’è un alto tasso di inadempienza e le nomine degli energy manager non hanno ancora preso piede. Per comprendere questa situazione bisogna prendere in considerazione le barriere che caratterizzano il settore e la scarsa consapevolezza sull’importanza di una gestione responsabile dei consumi.

Sul tema di benefici multipli (ovvero quei vantaggi frutto di un intervento di efficientamento ma non strettamente legati al settore energetico) le aziende, invece, come si pongono?

Questo è un tema su cui stiamo lavorando molto attraverso il progetto europeo MBenefits. Il messaggio è stato recepito da alcune realtà, ma non possiamo dire che sia penetrato a livello generale. Attraverso il progetto MBenefits puntiamo a far passare il più possibile l’importanza dei benefici energetici legati a interventi di efficienza energetica, ma anche tutti quelli definiti multipli che sono riconducibili all’efficienza energetica e che vanno oltre il mero risparmio energetico. Si tratta di vantaggi che possono avere ripercussioni positive sulla competitività delle imprese. Una consapevolezza più rilevante su questi benefit è presente nelle aziende di maggiori dimensioni che sono più strutturate, mentre nelle realtà più piccole è quasi assente.

In generale è più comune che la figura dell’Energy manager sia interna all’azienda oppure le imprese preferiscono avvalersi di consulenti esterni?

Se guardiamo i numeri, gli energy manager interni sono circa il doppio dei consulenti esterni. Tuttavia il numero dei soggetti esterni, soprattutto quelli certificati Ege (Esperto in Gestione Energetica), è in crescita. Naturalmente a influenzare questi numeri è anche la dimensione delle aziende. Tipicamente il consulente esterno, preferibilmente certificato Ege, prevale nelle piccole organizzazioni, che spesso non hanno competenze tecniche per occuparsi di efficienza energetica. Se, invece, consideriamo le imprese più grandi e strutturate vediamo come sia più diffusa la nomina di una figura interna. Anche qui abbiamo diversi casi di inquadramento. Non sempre la figura interna è un Ege. Quello che noi auspichiamo è che l’Energy manager sia una figura interna di livello elevato, con un potere decisionale rilevante, supportata magari da un Ege.

In tema di Energy manager quali sono i settori industriali più virtuosi?

Si potrebbero citare dei numeri in senso assoluto, ma così non si affronterebbe il tema in modo adeguato. L’approccio più efficace è un metodo basato sulla correlazione tra l’energia gestita dai soggetti nominati come Energy manager e i dati totali (ad esempio quelli di Eurostat) relativi ai singoli settori. Abbiamo visto, così, che l’intero settore manifatturiero presenta una buona copertura dei consumi. Si tratta di un dato che può essere considerato significativo.

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