fanghi di depurazione
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Lo sviluppo circolare dello smaltimento dei rifiuti in Italia è ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei. Benché il nostro Paese sia un’eccellenza nel riciclo dei rifiuti speciali a livello europeo, la quantità prodotta è ancora elevata e manca un adeguato sistema impiantistico.

Questo è ciò che emerge dal dossier I rifiuti prodotti dalle attività economiche: tanta virtù… e qualche criticità da risolvere”, realizzato dal Laboratorio Ref ricerche per Fise Assoambiente, Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica, presentato lo scorso 10 settembre a Milano durante “Il Verde e il Blu Festival”.

Italia eccellenza nel riciclo dei rifiuti speciali

Il documento raffronta il sistema italiano di gestione dei rifiuti speciali e quello di alcune tra le principali realtà europee come Germania, Francia e Spagna. Sono 82 milioni le tonnellate di rifiuti che le attività economiche producono in Italia, ottenendo un posizionamento di tutto rispetto nel panorama europeo per quanto riguarda il riciclo cosiderato il primato assoluto nel recupero di materia, pari all’80%. Inoltre, l’Italia è prossima alla Francia, che detiene il primo posto assoluto per quanto riguarda il tasso di circolarità (20%), cioè la quota percentuale di materiale recuperato e reimmesso nell’economia sul totale di materia, con il 19,5%.La gestione efficiente dei rifiuti delle attività economiche è un pezzo decisivo della competitività del nostro tessuto industriale. Occorrono una strategia, regole chiare e percorsi autorizzativi semplificati, oltre a impianti finali in grado di assicurare uno sbocco agli scarti del riciclo e recuperare energia”, conclude Donato Berardi, direttore del Laboratorio Ref ricerche.

La provenienza dei rifiuti speciali italiani

La metà dei rifiuti speciali arriva da precedenti trattamenti di acque reflue e rifiuti, nella maggior parte dei casi destinati al rifiuto, e il 30% deriva dal manifatturiero.

L’elevata incidenza di rifiuti speciali proveniente dal trattamento dei rifiuti indica che il modello di gestione è certamente orientato al recupero di materia. D’altro canto su questo pesa il dato del quantitativo di rifiuti che entra come urbano negli impianti di trattamento meccanico biologico e da questi esce con la qualifica di speciale. Questa qualifica permette così alle Regioni che non si dotano di un’impiantistica efficiente di poterli inviare fuori dalla propria area di competenza, procrastinando all’infinito la soluzione del problema che è quella di chiudere il ciclo dei rifiuti. 

Altri Paesi europei riescono a recuperare dal punto di vista energetico i rifiuti speciali, in Italia invece il 50% finisce ancora in discarica.

In Italia i rifiuti crescono più del Pil

Nell’arco temporale tra il 2010 e il 2018, il Pil italiano è cresciuto del 10%, i rifiuti invece del 23%. Esattamente il contrario di ciò che succede in Germania e Francia, dove nello stesso periodo l’aumento del Pil, rispettivamente +31% e +18%, è stato di gran lunga superiore all’aumento dei rifiuti da attività economiche, +14% e +5%. 

In Italia, per ogni mille euro di Pil vengono prodotti 47 kg di rifiuti contro i 42 della Spagna, i 35 della Germania e i 33 della Francia.

L’elevata produzione di fanghi

La produzione di fanghi italiana è di 11,7 milioni di tonnellate, decisamente più elevata che in Germania, dove se ne producono 3,5 milioni, con un aumento del +9% tra il 2018 e il 2019. 

I fanghi vengono gestiti in discarica per il 56%. Ancora si attende nel nostro Paese una norma che ne consenta e disciplini l’impiego in agricoltura o contempli qualsiasi altro tipo di recupero di materia e, quindi, di energia. 

Il trend futuro

Nel prossimo futuro, anticipa il dossier, continuerà a crescere la voce degli stoccaggi (18 milioni di tonnellate) a causa della carenza di impiantistica nel nostro Paese, rimarrà stabile invece il numero di impianti, all’incirca 11mila sul territorio nazionale.

Emerge dunque la preoccupazione di un possibile nuovo aumento dei rifiuti dovuto alla ripresa del Pil, che impone di incrementare il numero di impianti per colmare una mancanza presente oramai da troppo tempo. 

“Lo sviluppo tecnologico richiesto dal percorso di transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la decarbonizzazione e l’economia circolare”, sottolinea in una nota stampa Marco Steardo, vice presidente Fise Assoambiente, “implica un potenziamento delle attività di riciclo e di estrazione delle materie prime critiche dai rifiuti, per ovviare alla mancanza di materie prime vergini, evitando di dipendere dall’estero, affinché la gestione dei rifiuti nel nostro Paese possa contribuire a creare crescita, valore e occupazione”.

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