Riciclare i magneti presenti in terre rare

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Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

I magneti presenti in terre rare, così denominati per la presenza nella loro composizione di materiali di varia natura, accomunati dalla loro rarità, si dividono in alcune principali categorie, di cui le due più importanti sono i magneti in neodimio-ferro-boro e i magneti in samario-cobalto.

I metalli in terre rare (RE), utilizzati nella produzione dei magneti, hanno un ruolo fondamentale nella produzione di auto elettriche, smartphone e di tutti quei dispositivi composti da minuscole parti. L’Europa necessita di importare per le sue manifatture ben l’80% di questi metalli dalla Cina, che li estrae al prezzo di un impatto ambientale devastante. L’Europa e altri Paesi hanno rinunciato alla sua lavorazione, proprio perché diffonde prodotti tossici e anche radioattivi.

Per questo motivo, nel Regno Unito hanno pensato di partire con il primo impianto di rilavorazione di questi magneti in terre rare che verranno impiegati nuovamente in diversi settori strategici come i veicoli elettrici, il settore aerospaziale, le tecnologie a energia rinnovabile e le tecnologie a basse emissioni di carbonio. Si stima che, recuperare i magneti rispetto a produrli da fonti primarie richieda l’85% di energia in meno.

Il professor Allan Walton, co-direttore del Birmingham Centre for Strategic Elements and Critical Materials, alla guida del progetto, commenta: “Questa è un’enorme opportunità per il Regno Unito di diventare un leader mondiale nel riciclaggio di magneti ad alte prestazioni. Con l’espansione del mercato dei veicoli elettrici, la nostra dipendenza da questi componenti aumenterà rapidamente. Stabilire una catena di fornitura end-to-end ci assicurerà non solo di poter sfruttare adeguatamente queste nuove tecnologie, ma anche di assicurare una fornitura locale di questi materiali, riducendo significativamente il carico ambientale della produzione”.

Lo sviluppo del progetto estrattivo di magneti presenti in terre rare

Il progetto sarà sviluppato dall’Università di Birmingham e l’impianto sarà basato su un processo HPMS (Hydrogen Processing of Magnet Scrap) altamente innovativo, che utilizza l’idrogeno per separare i magneti dai flussi di rifiuti come polvere di lega. Questa polvere sarà usata come materia prima per riprodurre magneti sinterizzati in terre rare. In questo modo si aumenteranno i processi di recupero di risorse altrimenti scarse nel Regno Unito e in Europa.

L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza dal materiale estratto ex novo, per riciclare il materiale proveniente da diversi tipi di rifiuti contenenti magneti, come ad esempio i motori dei veicoli, sia per ridurre l’impatto ambientale, che per non dipendere da importazioni come quella cinese, che per i più disparati motivi potrebbe paralizzare questo mercato di produzione, facendo schizzare alle stelle il prezzo dei metalli.

Il Regno Unito si è dato il traguardo di ridurre sensibilmente le emissioni di carbonio fino ad azzerarle e di contribuire alla propria catena di approvvigionamento attraverso questo impianto di riciclaggio di magneti, sviluppando così un’economia circolare.

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Redazione
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