La cifra record di 124.818 tonnellate di rifiuti gestiti, con un incremento del 36% rispetto all’anno precedente e superiore dell’80% in riferimento al 2016. Sono questi alcuni dei numeri registrati nel corso del 2018 dal consorzio Remedia – Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile di tutti i Raee, secondo quanto emerso dal suo Green Economy Report.Si tratta di risultatiestremamente positivi”, sottolinea in una nota il consorzio che lega le buone performance ottenute anche alla “fusione per incorporazione del Consorzio ecoR’it, e all’entrata in vigore dell’Open Scope”.

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Qualche numero

Dal report emerge in particolare che quasi il 90% dei rifiuti tecnologici raccolti e trattati dal Consorzio è stato avviato al riciclo, mentre il 4,5% è servito per la produzione di energia. Minima la quantità di rifiuti che è stata smaltita in discarica: il dato si è attestato infatti al 5%, valore in continuo calo negli ultimi anni. Infine lo 0,7% dei rifiuti raccolti è stato destinato allo smaltimento termico.

Altro scenario rilevante è il fatto che, delle 124 mila tonnellate di rifiuti totali gestiti, 102 mila sono rifiuti domestici (82%), 11 mila sono rifiuti professionali (9%) e più di 10 mila sono pile e accumulatori (9%).

“Un anno molto positivo”

“Il 2018 è stato un anno molto positivo per il nostro consorzio, che ha svolto un ruolo primario nell’assicurare alla collettività la corretta gestione dei rifiuti tecnologici, assicurando qualità, trasparenza e innovazione” – spiega in nota Dario Bisogni, presidente di Consorzio Remedia – “la nostra posizione di leadership ci pone di fronte ad una grande responsabilità ma anche a concrete opportunità di sviluppo. Prima fra tutte il poter essere protagonisti di un sistema costruito sul concetto di economia circolare capace di contribuire alla salvaguardia del Pianeta senza rinunciare alla produzione di ricchezza e occupazione, investendo in eco-innovazione e in un cambiamento culturale. Una trasformazione necessaria, se si pensa al fatto che nel 2018 l’Earth Overshoot Day, ossia il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta per l’intero anno, è arrivato il 1° agosto, con un anticipo di oltre 4 mesi rispetto agli anni ’70. Il bilancio dei benefici ambientali, realizzato per il consorzio dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ci motiva a intensificare ulteriormente il nostro impegno verso la concreta attuazione dei principi della green economy”.

Benefici ambientali

Remedia ha analizzato anche per quest’anno su base volontaria i benefici ambientali derivati delle sue attività. L’elaborazione dei dati è stata realizzata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

  • Carbon Footprint (bilancio delle emissioni dei gas serra), un risparmio di emissioni pari a quasi 237 mila tonnellate di CO2eq;
  • Water Footprint (bilancio idrico), un risparmio di acqua non consumata pari a 2 milioni di metri cubi;
  • Material Footprint (bilancio delle risorse), un risparmio di oltre 227 mila tonnellate di materie prime risparmiate e quindi non prelevate dall’ambiente: un beneficio pari al peso di 22 Tour Eiffel;
  • Land Footprint (bilancio del consumo di suolo), un quantitativo di suolo non consumato pari a 1.067 ettari.

“Prossimi tre anni decisivi per salto di qualità”

“Secondo la direttiva europea 2012/19/EU, a partire dal 2019 ogni Stato membro dell’Unione Europea deve raggiungere un tasso di raccolta Raee pari all’85% dei rifiuti generati – sottolinea Danilo Bonato, direttore generale di Consorzio Remedia – un target ambizioso in particolare per l’Italia, che al momento si attesta al 40%. Non aiuta il fatto che flussi significativi di Raee vengono gestiti in maniera sommersa, sfuggendo alla rendicontazione ufficiale, e che permane un quadro normativo lacunoso per quanto riguarda i controlli sul trattamento. Anche sul fronte della gestione del fine vita delle pile e degli accumulatori occorre migliorare la fase di raccolta e sviluppare sistemi di trattamento moderni e innovativi. I prossimi tre anni saranno decisivi per compiere il salto di qualità di cui il nostro Paese ha bisogno e la buona notizia è che gli operatori del settore sono pronti a svolgere fino in fondo la propria parte”.

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