Uno strumento pratico, basato sulle normative vigenti e in grado di fornire agli operatori del settore una panoramica sulle buone pratiche da seguire e sulle tecnologie più all’avanguardia in tema di gestione dei rifiuti generati dai prodotti fitosanitari”. Così Adriano Politi, Technical & Sustainable Agriculture Expert di Syngenta, ha descritto a Canale Energia le Linee Guida per la gestione sostenibile dei rifiuti in Azienda Agricola. Il documento, a cui l’azienda sta lavorando con la collaborazione di Cascina Pulita (realtà specializzata nell’offerta di servizi ambientali per il settore agricolo) e di altri esperti del settore, vuole favorire una gestione sostenibile dei rifiuti legati all’utilizzo dei prodotti fitosanitari, puntando a promuovere in maniera capillare i paradigmi dell’economia circolare.

Insieme a Politi di Syngenta e a Giovanni Tommasi, direttore Sviluppo e partnership di Cascina Pulita, abbiamo approfondito alcuni aspetti dell’iniziativa.

Politi – Syngenta 

Quali sono gli obiettivi delle linee guida?

Queste linee guida, in maniera analoga alle altre già realizzate per promuovere l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in pieno campo e in serra, sono il frutto di un lavoro di squadra e vogliono diventare un documento di riferimento per tradurre gli obblighi normativi stringenti del settore in un percorso di formazione rivolto all’agricoltore. Il tutto con l’obiettivo di fornire indicazioni efficaci sugli aspetti strutturali dell’azienda agricola e sui comportamenti da tenere in tutte le fasi di gestione dei prodotti fitosanitari.

Il punto chiave è quindi l’adozione di una visione olistica, che punti a rendere efficiente tutta la gestione del prodotto fitosanitario.

Sì, e in questo senso il punto di partenza è il rispetto delle normative. E’ fondamentale infatti che l’agricoltore adotti dei comportamenti virtuosi lungo l’intero processo di gestione del prodotto fitosanitario. Si tratta di buone pratiche che agiscono “ex ante” e si possono tradurre poi di fatto, nel caso specifico, in una riduzione della generazione del rifiuto o in una sua migliore gestione.

Può fare qualche esempio concreto?

Se l’agricoltore lavora in maniera corretta, si evita la generazione di un rifiuto a seguito di sversamenti accidentali di prodotto, ad esempio durante la fase di stoccaggio o in quella di preparazione della miscela. Anche l’operazione di lavaggio dell’attrezzatura può essere ottimizzata utilizzando dispositivi, come le idropulitrici, che consentono livelli di pulizia efficaci, impiegando limitati quantitativi di acqua. In questo caso viene ridotta la quantità di rifiuto prodotto.

Soffermiamoci sul contenitori dei prodotti fitosanitari. Come si può agevolare la gestione di questo rifiuto già nella fase di preparazione della miscela?

Una volta svuotati, i contenitori devono sempre essere bonificati mediante risciacqui accurati. In caso contrario, al loro interno restano quantità, anche se minime, di prodotto fitosanitario non utilizzato. Se il lavaggio del contenitore viene effettuato contestualmente alla preparazione della miscela, le acque utilizzate diventano parte della soluzione che viene irrorata sulla coltura in campo. Si ottiene, quindi, un doppio vantaggio: si utilizza in maniera efficiente tutto il prodotto e si genera un rifiuto più facilmente gestibile. Ora possiamo anche dire che questa pratica serve anche ad agevolare l’attività di riciclo che viene realizzata da Cascina Pulita.

Tommasi – Cascina Pulita 

A livello generale quali sono le principali criticità legate alla gestione dei rifiuti agricoli? 

Le aziende agricole spesso non sanno che tra i rifiuti prodotti dai loro processi ci sono anche quelli definiti “speciali”. Si tratta di una categoria di rifiuto che va separata, differenziata, classificata e smaltita correttamente, secondo norme specifiche. In generale il settore agricolo non produce tantissimi rifiuti, tuttavia è fondamentale gestirli con rigore, rispettando gli obblighi di legge. Le aziende, infatti, sono sottoposte a continui controlli da parte degli enti preposti, come ad esempio i Noe (Nucleo operativo ecologico dei carabinieri) o l’Arpa-Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Un’altra questione chiave per il settore è inoltre il rispetto delle norme della Pac (Politica agricola comune) che, tra i tanti punti, menziona anche la corretta gestione dei rifiuti. 

Può darci un esempio concreto degli ostacoli che le aziende agricole devono affrontare?

Una questione molto importante è la gestione delle confezioni vuote degli agrofarmaci. Si tratta di quei contenitori rigidi, normalmente in HDPE (polietilene ad alta densità), che sono stati usati per contenere queste sostanze. Questi contenitori, ormai vuoti, in passato generalmente finivano in discarica. Noi, nel nostro impianto di Borgaro Torinese, prima struttura in Italia dedicata alla bonifica delle confezioni vuote di agrofarmaci in HDPE, trasformiamo questi contenitori in una materiale pulito che può essere lavorato e riutilizzato, ad esempio, per la produzione di tubi di irrigazione rigidi. 

Qual è, approssimativamente, l’entità del quantitativo di confezioni gestite? 

Si tratta di circa 4500 tonnellate all’anno di confezioni vuote di agrofarmaci, equivalenti a 75 mila metri cubi di rifiuti pericoloso. 

In base alla sua esperienza, le aziende del settore sono sensibili al tema del riciclo? 

Sì, abbiamo riscontrato tra gli agricoltori una crescente sensibilità su queste tematiche rispetto al passato. La nuova generazione di imprenditori agricoli è molto interessata e informata su queste tematiche e si impegna per dotarsi di sistemi efficaci per la gestione virtuosa del rifiuto. In generale è fondamentale promuovere una comunicazione efficace e rigorosa, sia tra gli addetti ai lavori sia tra i cittadini. E’ un impegno che noi portiamo avanti da oltre 15 anni al fianco delle principali associazioni di settore, cercando di veicolare a un pubblico più vasto possibile l’importanza di aderire in maniera efficace ai paradigmi dell’economia circolare.

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