Portare i punti di raccolta “sotto casa”, dentro la routine quotidiana degli italiani, è la leva più efficace per accelerare la raccolta delle batterie.
È il messaggio centrale emerso all’incontro “La raccolta delle batterie tra nuove strategie e scenari europei”, promosso dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori a Ecomondo lo scorso 7 novembre, dove sono stati presentati i risultati dell’indagine IPSOS Doxa Italia “Portare le pile a destinazione”. Sullo sfondo, gli obiettivi del Regolamento UE: 63% di raccolta entro il 2027 e 73% entro il 2030.

Nel saluto di apertura, Laura Castelli, presidente del Cdcnpa, ha sottolineato la portata della nuova cornice europea: “Il Regolamento europeo sulle batterie rappresenta una svolta per l’intero comparto: definisce obiettivi ambiziosi non solo di raccolta, ma anche di riciclo, tracciabilità e contenuto di materiale riciclato. La sfida della raccolta delle batterie portatili non è solo tecnica, ma culturale”. E ha aggiunto: “Lo scorso anno abbiamo avviato il tavolo dedicato all’incremento della raccolta: oggi presentiamo i primi risultati di questo percorso, frutto di analisi approfondite e collaborazione tra tutti gli attori della filiera”.
La fotografia Ipsos: italiani consapevoli, ma la rete deve essere “a portata di vita”
La ricerca restituisce un Paese consapevole e disponibile a comportamenti corretti: 8 italiani su 10 dichiarano di rimuovere le pile esauste per portarle ai punti di raccolta; 3 su 4 conferiscono correttamente.
Nel dettaglio, il 77% afferma di conferire in un punto dedicato, il 14% le conserva in casa “in attesa”, il 9% le smaltisce erroneamente con altri rifiuti.
L’informazione viaggia soprattutto attraverso la visibilità dei contenitori: il 44% dice di aver ricevuto indicazioni semplicemente “vedendo i contenitori”.
Le barriere sono più opportunistiche che motivazionali: distanza percepita, scarsa riconoscibilità dei contenitori, scarsa conoscenza dei punti di ritiro, orari scomodi. Anche i tempi di conferimento richiedono una rete aderente alla quotidianità: il 37% consegna ogni 4–6 mesi, segno che la raccolta va intercettata senza viaggi appositi.
La prossimità è la chiave. Gli italiani preferiscono conferire in grande distribuzione (63%), commercio di vicinato/servizi quotidiani (52%), uffici e servizi pubblici (29%), con le Poste indicate dal 69% tra i luoghi pubblici più adatti; i luoghi di transito valgono il 20%, con maggiore rilevanza per stazioni dei bus e dei treni. Nelle grandi città, circa il 60% vorrebbe un punto entro 800 metri; nei piccoli comuni la distanza può superare 1,5 km, purché il punto sia in luoghi abituali (supermercato, ufficio, scuola). Poiché la rete di raccolta è il primo mezzo di comunicazione, deve “parlare” da sola: essere vista, riconosciuta, attivante, così da ridurre l’errato conferimento.
A rafforzare il quadro, le parole di Alberta Della Bella (Ipsos Doxa Italia): “L’indagine dimostra che gli italiani sono pronti. Hanno la consapevolezza ambientale, vogliono fare la cosa giusta”. E ancora: “Dobbiamo solo portare la soluzione più vicina a loro. Letteralmente. Perché quando il contenitore è sotto casa, nel supermercato, dal tabaccaio, il conferimento da eccezione diventa abitudine. E così trasformiamo i cassetti pieni di pile in miniere di risorse preziose”.
Filiera a confronto: scuole, riconoscibilità dei punti e sinergie con i gestori dei rifiuti
Per avvicinare la rete al cittadino e integrarla nella normalità delle abitudini il Cdcnpa ha annunciato l’avvio di attività di raccolta nelle scuole, in coerenza con le evidenze Ipsos e in sinergia con investimenti crescenti in comunicazione verso i più giovani. Presentato anche “Energia in gioco”, progetto educativo per l’anno scolastico 2025/2026 rivolto alle scuole primarie e secondarie, che include il videogioco “MechaSmash”: l’obiettivo è coinvolgere le nuove generazioni e diffondere comportamenti virtuosi, con un duplice risultato atteso, aumentare la raccolta e costruire una cultura della responsabilità ambientale. In parallelo, parte un progetto pilota per dare maggiore riconoscibilità ai punti di raccolta nei negozi della distribuzione mediante una veste grafica uniforme ad alta efficacia comunicativa.
“Come Tavolo Strategico del Cdcnpa, da un anno stiamo lavorando per valutare le possibili strategie di aumento della raccolta di pile dal cittadino per avvicinarci ai target europei” spiega Laura Mascheretti. E ha aggiunto: “Abbiamo quindi analizzato le diverse realtà europee per mutuare best practices, ma anche la nostra filiera attuale per trovarne criticità e spunti di miglioramento, come il potenziamento dei punti nella distribuzione e l’avvicinamento al cittadino arrivando anche nelle scuole”.
Dal fronte dei gestori, Utilitalia ha posto l’accento sulla necessità di integrare maggiormente la raccolta batterie con i servizi di gestione dei rifiuti urbani, per efficienza complessiva e sicurezza degli impianti. Ha spiegato Bernardo Piccioli Fioroni: “Il Regolamento europeo fissa obiettivi progressivi di raccolta differenziata di rifiuti di batterie portatili, per raggiungere i quali l’Italia è chiamata a potenziare significativamente l’intercettazione di questo flusso, trovando necessariamente soluzioni nuove”. E ha proseguito: “In questo contesto è importante valorizzare le possibili sinergie tra sistemi EPR e imprese responsabili della gestione dei rifiuti urbani. Per queste migliorare l’intercettazione dei rifiuti di batterie portatili non significa solo rispettare un obbligo di legge, ma ridurre i rischi associati alla gestione del flusso dei rifiuti indifferenziati, in cui la presenza di pile e batterie (soprattutto se al litio) è spesso causa di esplosioni e incendi negli impianti di trattamento”.
Dal lato industria, Anie Csi ha rimarcato che il Regolamento UE è una svolta necessaria ma anche una sfida impegnativa per le imprese: oltre ai target di raccolta, i produttori sono chiamati a rispettare requisiti di conformità stringenti, fondamentali per una circolarità efficace. Così Luca Tinelli: “Il Regolamento europeo sulle batterie rappresenta una svolta necessaria, ma anche una sfida impegnativa per le imprese. È un testo ambizioso e complesso, che chiede molto ai produttori e agli operatori del settore, e per questo deve essere applicato con equilibrio e realismo”. E ancora: “Se ben implementato, può diventare un motore di sostenibilità e innovazione; se gestito male, rischia invece di penalizzare la competitività europea a vantaggio dei competitor extra UE. Perché funzioni davvero, serve una visione di economia circolare concreta, supportata da un’infrastruttura efficiente per la raccolta, il trattamento e il riuso delle batterie – solo così potremo trattenere in Europa le materie prime critiche e costruire un sistema industriale più forte e indipendente”.
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