Neutralità climatica, la scelta UE non soddisfa. La Commissaria ai trasporti cerca coesione guardando alle rotaie

Le critiche di Wwf e Greenpeace e le richieste di Cepi. Intanto in Italia si commenta l'ipotesi di incentivare anche le auto euro 6

434

veicoli ad alimentazione alternativaPromuovere le ferrovie quale sistema di trasporto sostenibile, innovativo e sicuro nel 2021. Questa la proposta presentata ieri, 4 marzo, dalla commissaria europea per i Trasporti, Adina Vălean. “La realizzazione di una rete coerente e funzionale in tutta Europa è un esercizio di coesione politica” ha spiegato in una nota la commissaria”.

“È indubbio che i trasporti ferroviari, se organizzati e realizzati secondo i principi del 21° secolo, comportino enormi benefici nella maggior parte degli ambiti: sostenibilità, sicurezza e persino velocità. Ma il valore delle ferrovie risiede anche in qualcosa di più profondo: non è soltanto dal punto di vista fisico che le ferrovie uniscono l’UE”.  Un’iniziativa che secondo al Commissaria arriva in un momento in cui l’UE ha bisogno di “un’azione collettiva”.

Nello stesso giorno la UE ha anche presentato la proposta legislativa per sancire l’impegno politico di conseguire la neutralità climatica entro il 2050. “Un atto giuridico” che la presidente Ursula von der Leyen definisce come un “impegno politico” che “pone in modo irreversibile sulla strada verso un futuro più sostenibile”.

Gli ambientalisti chiedono di anticipare gli obiettivi al 2040 e dare misure chiare entro il 2030

Le associazioni ambientaliste non sono in linea con l’ottimismo dell’Ue. La proposta presentata dalla Commissione Europea secondo Sebastian Mang, policy advisor di Greenpeace per la politica climatica europea, non prevede misure e quindi non da una concreta road map ai paesi membri. “Senza piani per un obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030, basato sulla scienza, o misure per porre fine ai sussidi ai combustibili fossili, ci stiamo preparando al fallimento”.

Secondo gli scienziati delle Nazioni unite, i tagli alle emissioni nei prossimi 10 anni saranno fondamentali per il successo – o il fallimento – dell’azione per il clima.

Greenpeace evidenzia in una nota come l’unico impegno vincolante sia “l’obiettivo a livello europeo per l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra nel 2050, già concordato dai governi nazionali lo scorso dicembre e non propone nuovi obiettivi per il 2030”. Quest’ultima decisione è rimandata a settembre di quest’anno.

Scelta che alcuni tra gli stessi paesi dell’UE non approva, fa sapere Greenpeace che sottolinea come alcuni di questi (tra cui: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia) hanno inviato una lettera alla Commissione chiedendo che l’obiettivo  di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 venga elaborato “il prima possibile”, in modo che l’Unione europea possa dare l’esempio prima della Cop26 di Glasgow.

Dello stesso avviso il Wwf Italia che sottolinea come per quanto la linea di azione scelta sia corretta, gli obiettivi prefissati per la neutralità climatica sia “ben al di sotto di quanto richiesto dalla crisi climatica”. “Questa proposta indica la direzione generale giusta, quella della neutralità climatica, ma l’obiettivo condiviso deve essere quello di arrivare a una massiccia riduzione delle emissioni a partire da oggi”, sottolinea in una nota Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf Italia che suggerisce l’obiettivo al 2030 valutato dall’associazione ambientalista del 65% di riduzione delle emissioni. A questo il Wwf chiede di associare la realizzazione di “un organismo scientifico indipendente che monitori e dia indicazioni sull’ azione per il clima”.

Il Wwf suggerisce anche di anticipare l’obiettivo emissioni zero al 2040, invece che al 2050, e torna a chiedere il “divieto di tutti i sussidi, agevolazioni fiscali, pubblicità e altri benefici per i combustibili fossili come il carbone, il petrolio e il gas” e rendere coerenti con gli obiettivi climatici le politiche dei diversi settori prima del 2030, come prevista dall’UE.

Una coerenza di scelte e indicazioni politiche su cui si gioca tutta la credibilità del Green new deal, Europeo e anche italiano, rimarca il Wwf. Mentre Greenpeace ricorda come l’Agenzia europea per l’ambiente, ha evidenziato che “l’Europa non raggiungerà la sua visione sostenibile di ‘vivere bene entro i limiti del Pianeta continuando a promuovere la crescita economica e cercando di gestire gli impatti ambientali e sociali“.

Se il riciclo è energivoro 

Il Green new deal deve guardare ai diversi aspetti della sostenibilità, basti pensare che il 70% della capacità di riciclo in Europa è alimentata da gas naturale. “A oggi, abbiamo già ottenuto una riduzione del 27% delle emissioni di carbonio dal 2005, una performance leader tra i settori ETS. Con un quadro normativo favorevole e stabile, prevediamo di continuare nel migliorare i progressi Cepi, (Confederazione delle industrie cartarie europee di cui fa parte l’italiana Assocarta)” spiega in una nota Jori Ringman, direttore generale della confederazione.

L’associazione chiede “un piano per soluzioni innovative, con pietre miliari chiare per una decarbonizzazione tempestiva ed economica del sistema energetico europeo”.

“Progredire rapidamente nella fornitura di energia pulita a prezzi accessibili, in particolare per il gas, è un presupposto ovvio per raggiungere il nuovo ambizioso obiettivo fissato per il 2030. Abbiamo bisogno che l’UE pianifichi la transizione energetica con traguardi corrispondenti agli obiettivi odierni”, afferma Ringman che conclude Stiamo lavorando per essere un partner sostenibile per un’Europa carbon neutral al 2050”.

Mobilità e rottamazioni, l’Italia guarda al termico euro 6

Intanto che in Europa si pensa a rilanciare il trasporto su rotaie, in Italia fa discutere quanto affermato dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel corso di un’intervista al sole24ore per cui in nome del rinnovo del parco auto vorrebbe valutare incentivi anche alle euro 6 termiche mentre attualmente solo le auto che emettono al massimo 70 g/km di CO2 sono incentivate. Un’azione che secondo Adiconsum sarebbe “in contrasto con l’impegno preso in Europa di raggiungere l’obiettivo di 4 milioni di auto elettriche nel 2030”.

Una dichiarazione che secondo il presidente della associazione di consumatori, Carlo De Masi, confonde il consumatore italiano e lo spinge a “rimandare l’acquisto”.

“Il consumatore che vuole sostituire una vecchia auto inquinante” spiega in una nota Pierpaola Pietrantozzi, segretaria nazionale Adiconsum,recepisce che le auto completamente elettriche e le ibride plug-in sono le uniche che garantiscono l’ambiente e che manterranno il proprio valore nel tempo. Ma se ora anche le Euro 6 che utilizzano carburanti fossili vengono incentivate, la confusione regna sovrana e il consumatore non comprende più quale sia la scelta d’acquisto veramente sostenibile”.

Inoltre, secondo la segretaria nazionale Adiconsum, le auto termiche, godono già di “altissimi sconti”.

Iniziativa quella dei probabili incentivi a cui invece plaude Assopetroli, che si appella al principio di “neutralità tecnologica” come previsto dalla Direttiva Dafi (La Direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi). “L’obiettivo di queste politiche deve essere chiaro: ridurre drasticamente le emissioni inquinanti e l’impronta carbonica del settore automotive. Come riuscirci? Sfruttando tutte le tecnologie disponibili, senza preconcetti, dati alla mano” commenta in una nota il presidente di Assopetroli, Andrea Rossetti, in una nota che rimarca come “Un’auto diesel euro 6, rispetto a una euro 3, consente di abbattere gli ossidi d’azoto dell’84% e di azzerare quasi completamente le emissioni di polveri sottili”.

Rottamazione delle vecchie auto per incentivare l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico, a servizi di sharing-mobility ed e-bike sono le strade suggerite invece dall’Adiconsum al Ministro.

Si spinge ancora oltre Coordinamento free (Coordinamento fonti rinnovabili ed efficienza energetica) che invia un commento al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, rispetto la proposta di emendamento al Collegato Ambientale da parte di Adiconsum sulla mobilità elettrica. “Bisogna dichiarare il servizio di ricarica dei veicoli elettrici un vero e proprio servizio pubblico, come del resto lo è quello di rifornimento dei veicoli fossili” spiega nella lettera il presidente G.B. Zorzoli che sottolinea come “si tratta della classica “riforma a costo zero” che avrebbe dei riflessi importanti. Il primo è quello di dare la certezza della ricarica a chi sceglie un veicolo elettrico, compresa la qualità del servizio, mentre il secondo è quello di calmierare i prezzi del rifornimento elettrico che in alcuni casi, pochi per fortuna, è simile a quello del diesel”.

Un riconoscimento di servizio pubblico, che già avviene per il rifornimento con carburanti fossili.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.