Ogni anno, in Europa, una quota invisibile ma devastante di prodotti tessili — tra il 4% e il 9% — viene distrutta prima ancora di raggiungere le spalle di un consumatore. Uno spreco che non è solo economico, ma ambientale: genera circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di $CO_2$, un impatto climatico paragonabile all’intera impronta carbonica della Svezia nel 2021.
Per fermare questa emorragia, l’Unione Europea ha varato il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR). La tabella di marcia è serrata: a partire da luglio 2026, entrerà ufficialmente in vigore il divieto di distruzione dell’invenduto per abbigliamento e calzature.
Il tavolo di lavoro a Milano
In questo scenario di profondo cambiamento, il 12 marzo il GS1 Italy Innovation Center di Milano ospiterà un incontro strategico promosso dall’ESPR Working Table. L’iniziativa punta a guidare i brand della moda verso la conformità normativa, trasformando un obbligo di legge in un’opportunità di efficienza.
All’evento parteciperanno figure chiave del panorama internazionale, tra cui i coordinatori del progetto CIRPASS-2, i vertici dell’United Nations Transparency Protocol Adoption Group e il team tecnico di GS1 Italy. L’obiettivo è fare chiarezza su un passaggio cruciale: entro il 31 marzo 2026 verranno infatti pubblicati gli standard tecnici europei per il Digital Product Passport (DPP).
La rivoluzione del Passaporto Digitale
Il DPP sarà la “carta d’identità” di ogni capo, uno strumento digitale capace di tracciare l’intero ciclo di vita del prodotto, garantendo trasparenza totale lungo la filiera.
“Il Digital Product Passport è fondamentale per la transizione circolare della moda,” spiega Martina Schiuma, EU Climate Pact Ambassador e Head of Global Strategy di Ympact. “Con l’ESPR Working Table vogliamo offrire alle aziende uno spazio concreto per passare dalla teoria all’implementazione operativa delle nuove infrastrutture dati richieste dall’Europa.”
Verso una trasparenza radicale
L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività dell’EU Climate Pact, il movimento che spinge l’industria verso modelli produttivi trasparenti e circolari. Non si tratta più solo di “comunicare” la sostenibilità, ma di certificarla attraverso dati affidabili e accessibili.
La moda europea è dunque a un bivio: chi saprà integrare per primo questi strumenti di tracciabilità non solo eviterà le sanzioni, ma conquisterà la fiducia di un mercato sempre più attento all’etica del consumo.
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