A novembre Federbeton, la Federazione delle associazioni della filiera del cemento e del calcestruzzo armato ha pubblicato il primo rapporto di sostenibilità che comprende la filiera del cemento e del calcestruzzo. Un rapporto che “Rappresenta una grande opportunità per tutte le aziende per divulgare l’impegno in atto rispetto i target di sviluppo sostenibile” spiega a Canale energia il presidente della Federazione Roberto CallieriUn report che intende fornire a tutti i portatori di interesse gli strumenti qualitativi e quantitativi per comprendere e conoscere i risultati messi a segno, le tecnologie innovative e le potenzialità del comparto in fatto di sostenibilità“.

Un impegno che “non è scontato” come sottolinea il vicepresidente dell’associazione Antonio Buzzi alla nostra testata perché “è l’effetto di ingenti investimenti. Basti pensare che nel triennio 2017-2019 le aziende associate hanno investito oltre 110 milioni di euro in efficientamento energetico e miglioramento emissivo dei propri impianti (nei video l’intervista completa).

Decreto “End of waste” per aumentare la competitività della filiera del cemento e del calcestruzzo

“Abbiamo enormi margini di miglioramento” rimarca il vicepresidente della Federazione. “In Europa il tasso medio di sostituzione calorica per la filiera del cemento e del calcestruzzo si attesta al 47%, grazie all’impiego di combustibili di recupero. Le aziende di casa nostra sono già tecnologicamente predisposte a fare altrettanto, fornendo così un contributo importante alla gestione dei rifiuti urbani in ottica circolare. Ostacoli di natura culturale, burocratica e normativa continuano tuttavia ad allontanare questa prospettiva”. Con circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti, spiega Buzzi, sarebbe infatti possibile generare “un milione, un milione e mezzo di tonnellate di combustibile solido secondario” utile per essere processato nei forni dei cementifici. Paesi come la Germania “sostituiscono circa il 70% di energia termica dei propri impianti”. In Italia le opportunità ci sono, ma spiega Buzzi “il decreto ministeriale 22/2013, noto come decreto Clini, pur essendo vigente, è ancora tutt’oggi ostacolato e non attuato”.

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L’impegno della filiera del cemento e del calcestruzzo per la sostenibilità apre il mensile di Dicembre 2020.

Per quanto riguarda l’impiego dei rifiuti da costruzione e demolizione come aggregati per la produzione di calcestruzzo strutturale, il recupero di inerti, opportunatamente tracciati come parte integrante della più ampia filiera del riciclo, si accompagna al risparmio di risorse ambientali: si tratta di una pratica che, a regime, consentirebbe di evitare “l’escavazione di 15 milioni di tonnellate l’anno di materiali, con una importante riduzione nell’utilizzo di risorse naturali”, come evidenzia il presidente Callieri. Una scelta ancora poco percorribile a causa di complicazioni normative importanti e pregiudizi culturali duri a morire, ma che di fatto depotenzia il contributo ambientale che il settore è pronto a mettere in campo.

È necessario convincere tutta la filiera del valore, dai progettisti al regolatore, al fruitore dell’immobile che tutto può essere studiato attraverso l’approccio del Life cycle assessment con ragionamenti di carattere ambientale” rimarca Buzzi.

Nel riprendere le proposte della Federazione il presidente Callieri rimarca il ruolo che possono svolgere disposizioni normative volte a disincentivare l’abbandono in discarica. Tra le altre, “l’aumento delle tasse per l’invio in discarica dei materiali e l’applicazione di incentivi per gli impianti di riciclo degli inerti”.

L’economia circolare alla base dello sviluppo sostenibile della filiera

La sostenibilità è sempre più parte del sistema economico produttivo dei paesi e come tale riguarda tutti i settori, anche il nostro. Per questo ci stiamo muovendo con prodotti innovativi che sempre di più faciliteranno il raggiungimento di questo obiettivo. Riteniamo che il calcestruzzo sia un materiale che può contribuire a raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero. Ha una ben nota durabilità, non ha necessità di essere sostituto frequentemente, è flessibile, si adatta a tutte le applicazioni. L’innovazione tecnologica lo rende oggi disponibile come materiale sempre più green, sotto forma di calcestruzzo drenante, fotocatalitico, luminescente, etc.”, sottolinea Callieri. “Le imprese stanno facendo la loro parte. Serve, d’altro canto, il supporto del decisore istituzionale, che dia seguito al nostro sforzo e colmi i gap culturali, amministrativi e burocratici che frenano il nostro slancio verso un maggiore contributo ambientale. La normativa stessa sta diventando sempre più prescrittiva con sfide non trascurabili per il settore”.

 

La filiera del cemento e del calcestruzzo “protagonista dell’economia circolare”     
Ecco il primo rapporto di sostenibilità di filiera di Federbeton

 

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