Utilizzare il processo partecipativo per favorire lo sviluppo di impianti di economia circolare. Un’iniziativa che Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta sperimentando con buoni risultati a Sesto San Giovanni, comune alle porte di Milano. È qui che prende il via un processo di simbiosi industriale tra un impianto di depurazione di Gruppo Cap e il termovalorizzatore di proprietà di Core Spa, società pubblica che si occupa di recupero energetico.

L’iniziativa, come spiega Matteo Colle, responsabile relazione esterne e Csr di Gruppo Cap, ha permesso di riqualificare l’inceneritore di Sesto San Giovanni di proprietà di cinque comuni dell’hinterland milanese (sono oltre a Sesto San Giovanni, Cologno, Cormano, Pioltello, Segrate). “In questo contesto l’amministrazione di Sesto si era già impegnata politicamente a chiudere o a trovare una nuova soluzione per l’impianto. Il caso vuole che questa struttura fosse confinante con un nostro impianto di depurazione dei reflui. Da qui nasce l’idea di valorizzare entrambi gli impianti in ottica di simbiosi industriale, in linea con l’impegno di Cap sull’economia circolare. Abbiamo quindi deciso di valorizzare i fanghi di depurazione attraverso il progetto della biopiattaforma”.

Dai fanghi di depurazione si può ricavare una materia prima preziosa, a seconda del processo adottato. È possibile recuperare energia con la biodigestione dei fanghi e la conseguenze produzione di biometano, estrarre fosforo e azoto e ottenere bioplastiche. Una volta estratta tutta la materia, i fanghi possono essere termicamente valorizzati e con essi recuperare calore. Dalle stesse ceneri è poi possibile recuperare altro fosforo.
“Ci è sembrato il luogo ideale dove valorizzare una filiera circolare. Per farlo, dobbiamo riconvertire il termovalorizzatore a una tecnologia idonea a valorizzare fanghi, ma i biodigestori ci sono già. Questo ci permette di usare una struttura che già esiste e di abbattere dell’80% le emissioni del termovalorizzatore”, spiega Colle. “La quantità di fanghi smaltita presso il termovalorizzatore sarà decisamente inferiore rispetto ai volumi attuali di indifferenziata; inoltre la combustione dei fanghi è carbon neutral perché non aumenta lo stock di C02 libero”.


Il ruolo del processo partecipativo

E’ un percorso in cui i cittadini hanno avuto una voce in capitolo importante e che ha evidenziato il valore della progettualità partecipata con la comunità locale. “Abbiamo deciso di condividere questo processo con i cittadini dagli inizi, avviando un percorso con Nimby Forum, seguendo la metodologia del dibattito pubblico”. A seguito di diversi incontri tra azienda, stakeholder locali e un coordinatore terzo del processo partecipativo, sono arrivati interessanti e utili suggerimenti. Tra le attività suggerite, e recepite, dal progetto evidenziamo: la richiesta di avviare progetti di educazione ambientale sul territorio, la richiesta di non far transitare sulla viabilità ordinaria i camion che trasportano i fanghi, ma di utilizzare solo la tangenziale; inoltre l’istanza di ripensare il verde intorno all’impianto, coordinandolo con politiche urbanistiche in corso nell’area.

Abbiamo raccolto tutte le richieste in un documento che è stato sottoposto agli stakeholder del progetto ed è stato quindi restituito ai cittadini con le risposte a tutte le osservazioni fatte.  I documenti hanno poi fatto parte degli atti di gara per la progettazione definitiva dell’impianto– sottolinea Colle.- Questo ha fatto sì che l’ascolto delle istanze dei cittadini entrasse a far parte dei documenti di progettazione. Ad esempio ci hanno chiesto di applicare alcuni limiti tecnologici più stringenti sulle emissioni, rispetto alle tabelle ministeriali e noi abbiamo chiesto in gara ai progettisti di adeguarsi a questa richiesta.
La volontà di Gruppo Cap di fare rientrare le richieste dei cittadini nella gara per la progettazione definitiva ha richiesto una certa accelerazione del processo partecipativo. Ma ne valeva la pena.. Ora l’idea è di dare seguito alla partecipazione coinvolgendo un un gruppo di cittadini più ristretto con cui seguire l’evoluzione del progetto, con un canale privilegiato di accesso al cantiere e alle documentazioni. Cittadini che saranno coinvolti nel progetto con riunioni consultive pubbliche. Parliamo di un board operativo in grado di avanzare richieste e decisioni concrete per continuare ad ascoltare i territori”.
Un processo partecipativo che l’azienda non esclude di ripetere per progetti di una certa entità e coinvolgimento sul territorio che implica dinamiche di una certa complessità, che richiedono tempo e attenzione da entrambe le parti. “La partecipazione costa anche un po’ di fatica” conclude Colle “perché tradurre in modo comprensibile processi complessi è impegnativo per noi che lo realizziamo e per i cittadini che partecipano”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.