Un laboratorio  per la promozione dell’economia circolare “ante litteram”, in cui creatività ed elevate competenze tecniche si abbinano a versatilità e innovazione tecnologica. Così Marco Benedetti, vicepresidente dell’associazione Chimica Verde – bionet, descrive il distretto tessile di Prato, un luogo dove conoscenze maturate nel corso di una lunga tradizione storica hanno saputo evolversi in modo efficace per affrontare le sfide legate al riutilizzo delle diverse fibre di volta in volta protagoniste delle passerelle dell’alta moda.

L’approccio circolare alla gestione di risorse è da sempre un elemento che caratterizza il distretto della moda di Prato.

Come si è evoluto questo modus operandi nel  tempo?

Il concetto di sostenibilità ambientale è legato in maniera indissolubile alla modalità operativa del distretto tessile di Prato fin dalle sue origini. Si tratta di un approccio che è “inscritto nel DNA” della filiera tessile di questa zona. Quello di Prato è stato, infatti, il primo distretto che ha messo in pratica fin dalla fine dell’800 un approccio circolare alla gestione delle risorse. Si è così sviluppata una filiera tessile altamente specializzata nel recupero delle fibre che ha rivestito un ruolo chiave nello sviluppo industriale di questo territorio. In questo distretto arrivavano, ad esempio, negli anni 60 gli scarti di magazzino delle grandi catene americane e qui si trasformavano in tessuti per l’alta moda. Oggi si continua a procedere su questa strada producendo cachemire, lana e cotone rigenerati. Si tratta di prodotti (anche per il settore tecnico) che poi sono protagonisti sulle passerelle delle grandi firme. In sostanza  a Prato si promuove da sempre un approccio virtuoso alla gestione delle fibre grazie alla presenza di personale altamente specializzato e a procedure sempre all’avanguardia dal punto di vista tecnologico.

Cosa è cambiato oggi rispetto al passato?

L’approccio green e circolare della filiera, elemento che caratterizza questo distretto tessile, è rimasto invariato. Tuttavia oggi c’è una mutata situazione per quanto riguarda la modalità con cui viene classificato lo scarto tessile. Noi auspichiamo che i semilavorati destinati alla lavorazione tessile tornino a essere considerati dei sottoprodotti da poter impiegare nuovamente nei diversi cicli produttivi e non rifiuti da smaltire, con tutte le norme da rispettare e i costi legati a questo tipo di classificazione. Questa situazione ha creato disagio nel sistema pratese dove il concetto di economia circolare ha una lunga tradizione storica. 

In questa zona si porta avanti un approccio industriale virtuoso, fatto di competenze tecniche altamente specializzate che rappresentano un potenziale enorme in termini di esportazione per il sistema italiano. Solo per fare un esempio, a Prato si sono raggiunti risultati eccellenti sul fronte della lavorazione delle fibre corte permettendo di valorizzare tessuti come il cashmere, la lana vigogna con procedure esclusive. Si tratta di un approccio completamente diverso rispetto a quello degli operatori cinesi presenti nella zona. I cinesi arrivati a Prato si occupano della confezione in ottica pret à porter. Questo concept non c’entra niente con l’approccio tradizionale del tessile pratese. Sono due mondi diversi del tessile.

Nello scenario attuale come si caratterizza l’approccio green del distretto e come si è evoluta l’attenzione al riutilizzo delle materie prime? Quali sono i punti di forza di questa modalità operativa?

Sicuramente uno degli elementi che caratterizza l’attuale approccio ai paradigmi dell’economia circolare è la versatilità, ovvero la capacità di poter lavorare tutti i tipi di fibra: da quelle sintetiche a quelle naturali. Ciò ha portato ad avere un distretto unico per la capacità di unire le diverse materie prime in base alle loro prestazioni tecniche. Non si tratta solo di moda, ma anche di una filiera specializzata nella realizzazione di fibre tecniche altamente performanti. Un altro elemento chiave è il fatto che il distretto di Prato sia diventato l’hub del progetto Detox di Greenpeace. Le aziende che aderiscono a questo progetto si sono impegnate a eliminare le sostanze tossiche impiegate nel trattamento dei tessuti. In generale la promozione del green in questo distretto industriale si configura come un lavoro di squadra che interessa tutti i protagonisti della filiera, ognuno nel suo ambito specifico. Per quanto riguarda, ad esempio, le sostanze dette ausiliari chimici si è scelto di optare per prodotti privi di metalli.

Negli ultimi anni sono inoltre nati a Prato alcuni consorzi e organizzazioni composte da imprenditori del distretto tessile, come il consorzio Astri. Si tratta di realtà impegnate nella valorizzazione del prodotto tessile ottenuto da lana rigenerata. La Camera di Commercio ha lanciato poi il marchio Cardato Recycledmentre le imprese laniere che seguono il progetto Detox si sono riunite in uno specifico consorzio CID. Finalmente si parla non solo di investimenti in immagine, ma di investimenti strettamente legati alla tecnologia, cioè ai fatti. Non si tratta di parole effimere, legate ad una stagione, come in genere accade nel mondo della moda. E’ un risultato in linea con la tradizione degli operatori di questo distretto industriale, che continua a fare della esportazione nel mondo il suo obiettivo.

In generale tutti questi esempi mostrano come l’elemento chiave dell’approccio green del distretto di Prato sia la capacità di modularsi sui diversi trend che di volta in volta si fanno strada nel settore moda. La capacità di essere flessibili consente infatti di abbinare le competenze tecniche del personale con le caratteristiche di tessuti sempre nuovi e di macchinari sempre più  innovativi.

Questa filosofia green si traduce anche in un concreto valore di mercato? Come le aziende si pongono nei confronti dei tessuti frutto di filiere green?

Le aziende sono sempre più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale. Da una parte ci sono delle piccole aziende che hanno fatto della sostenibilità ambientale un loro “cavallo di battaglia” puntando a posizionarsi su un mercato di nicchia. Dall’altra ci sono i grandi brand che cercano prezzi accessibili per prodotti sostenibili assicurando commesse importanti e permettendo, grazie agli ordini su larga scala, di ridurre i costi. Oggi quindi la domanda c’è ed è rilevante. L’industria coglie gli stimoli a diventare sempre più green ed efficiente, anche in termini di brand image, e Prato ha colto subito quest’opportunità di mercato. 

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Monica Giambersio
Giornalista professionista e videomaker con esperienze in diverse agenzie di stampa e testate web. Laurea specialistica in Filosofia, master in giornalismo multimediale. Collaboro con Gruppo Italia Energia dal 2013.