La volontà dell’Unione europea di promuovere i principi dell’economia circolare in tutti i settori produttivi sta cambiando anche il volto dell’acciaio. Nel 2020 ha pubblicato un piano d’azione per la circular economy con l’intento di identificare le politiche per garantire l’uso dei “giusti” materiali in questo percorso di transizione energetica. La filiera dell’acciaio verde è una di quelle che può diventare esemplare per la diffusione di una politica di sostenibilità della produzione.

Criteri di sostenibilità comuni per l’acciaio verde

“La società moderna usa molto acciaio, per il 90% si tratta di acciaio riciclato più volte”, ha spiegato Aurelio Braconi, senior manager of raw materials and circular economy di Eurofer, intervenuto nel corso dell’evento digitale The circular economy action plan: from proposal to reality (3 febbraio 2021). Il Piano d’azione per l’economia circolare guarda all’uso combinato di acciaio primario e secondario, ossia di materie prime e materie prime seconde. Ciò accade, ha citato Braconi, nei generatori eolici. “C’è bisogno di criteri comuni di sostenibilità, di un metodo che aiuta a ridurre i rifiuti e al contempo che risponde agli obiettivi di efficienza energetica”, per guardare con fiducia a una progettazione ecocompatibile. Ma anche per promuovere il modello di simbiosi industriali, in cui “polveri, ghise, etc della filiera dell’acciaio possano essere riutilizzati”. Perché la produzione di acciaio verde decolli, ha affermato Braconi, bisognerà trovare nuovi approcci per capire come comportarsi verso l’uso di nichel, cobalto e cromo ritenuti pericolosi ma impiegati comunque negli oggetti di uso quotidiano.

acciaio verde
Un momento dell’evento

Decarbonizzare il processo e l’estrazione

In merito a questo aspetto, María Rincón Liévana, a capo del circular economy, sustainable production, products and consumption della dg Ambiente della Commissione europea, ha affermato che “mancano principi guida” in grado di orientare le classificazioni in merito a cosa è rifiuto e cosa non lo è. “Prenderemo in considerazione la domanda e l’offerta e fisseremo limiti per il mercato”.

Per Stéphane Arditi, director of policy integration and circular economy, european environmental bureau, non si può prescindere dalla “decarbonizzazione del processo di lavorazione dell’acciaio” e dalla sua “riciclabilità, che resta un concetto ma (…) bisogna capire cosa significa concretamente”.

La decarbonizzazione riguarda anche “il processo di estrazione delle materie prime”, ha aggiunto Eva Blixt, research manager and senior advisor at jernkontoret della Swedish steel industry organisation. Sulla mancanza ancora oggi di un mercato di materie prime seconde, nell’Unione europea come in Italia, Blixt ha evidenziato che è difficile “partecipare a un bando di gara che chiede di usare materiale riciclato quando questo stesso materiale non si può acquistare”. Tanto più che “si vuole riutilizzare l’acciaio perché il riciclaggio chiaramente costa molto”.

Un settore che può fare ancora di più

Una valida alternativa all’acciaio, più ecocompatibile, oggi non esiste. È un materiale che può essere riciclato, dal 70 al 90%, ha detto Axel Eggert, direttore generale di Eurofer, e i cui scarti sono recuperabili fino all’88%. C’è comunque spazio per il miglioramento: “L’UE esporta 21 miliardi di tonnellate l’anno, il surplus è tanto. Dunque, bisognerebbe esportare solo se gli impianti riceventi hanno gli stessi obiettivi di contenimento delle emissioni inquinanti”.

Oggi l’Unione raggiunge quota 58% di riciclaggio e supera già il target del 50% previsto entro il 2050. “Possiamo dire che siamo davvero a buon punto come settore industriale. Come definire un acciaio a basso contenuto di carbonio? L’industria dovrà ridurre la produzione di CO2 e dovremo trovare il modo di vendere questo acciaio verde sul mercato europeo già neutro dal punto di vista dell’impronta ambientale”. Senza dimenticare di garantire l’assenza di rincari e il supporto delle banche e di assicurare il confronto continuo con tutti i portatori di filiera: commissari europei, stati membri e sindacati per individuare le prospettive del settore da qui ai prossimi 10 anni.

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