L’agricoltura vuole raccogliere le nuove sfide della sostenibilità cercando di pesare sempre meno sull’ecosistema, limitando l’utilizzo di suolo, acqua e pesticidi. Ci sono diversi progetti all’attivo in questo senso, ma solo uno riferito al mondo ecosostenibile e tutto italiano che pratica l’agricoltura sostenibile… subacquea.

Nel 2012 nel mare antistante Noli, in provincia di Savona, nasce questa idea dalle menti di Gianni Fontanesi e Sergio Gamberini. Dopo la fondazione della Mestel safety, società del gruppo Ocean Reef specializzata in attrezzature per sub, hanno creato una biosfera subacquea: l’Orto di Nemo.

L’Orto di Nemo

L’intervista di Canale Energia all’ingegnere Sergio Gamberini.

Attualmente, esistono forme di agricoltura sostenibile e coltivazione alternativa, come ad esempio quella idroponica o acquaponica, finalizzate a contrastare il consumo di suolo e limitare quello di acqua. Invece, come nasce lidea di un orto sottomarino?

Il 70% del pianeta è coperto da oceani. Ci sono aree dove l’agricoltura convenzionale non è applicabile perché manca l’acqua o ci sono condizioni termiche troppo estreme tra giorno e notte (zone desertiche circondate dal mare, ad esempio). L’orto subacqueo permette di trasformare l’acqua di mare in acqua dolce e gode dell’equilibrio termico tipico del mare tra giorno e notte.

Come funziona esattamente l’Orto di Nemo? Si può replicare in qualsiasi tipo di fondale? 

Sono semisfere trasparenti riempite d’aria che vengono trattenute con delle catene al fondo marino. In linea di massima è possibile metterle ovunque perché il sistema che trattiene la spinta di galleggiamento può essere una zavorra adeguata.

Quali sono le condizioni termiche, di illuminazione e umidità ideali per questo tipo di coltivazione?

Non possiamo dirlo con assoluta certezza. Le prove fatte sino ad ora sono state effettuate nel Mar Ligure, che varia la sua temperatura da 13 a 26 gradi °C e ad una profondità massima di circa 8 metri. A questa profondità, la luce ultravioletta e il rosso profondo vengono assorbite. In queste condizioni le piante sono cresciute generalmente bene e, in taluni casi, in modo rigoglioso.

Vengono utilizzati dei fertilizzanti o qualche pesticida?

Fertilizzanti si, perché è necessario in qualunque coltura idroponica. Pesticidi, assolutamente no.

Quale è l’ordine di grandezza delle quantità prodotte?

Una biosfera da 2 metri, che contenga circa 72 piantine di basilico, produce circa 7 kg di vegetale consumabile ogni 3 mesi. 

Il sistema delle biosfere utilizzato potrebbe scombinare in qualche modo l’ecosistema dell’ambiente marino circostante? 

Dalle nostre osservazioni direi di no, anzi, arricchisce l’ambiente marino perché crea supporti per lo sviluppo della fauna e della flora e di seguito, di tutta la scala vitale. Inoltre, le biosfere servono da attenuatori dell’energia sviluppata dalle onde (che crea l’erosione degli arenili a causa delle mareggiate).

Che dimensioni hanno e a quale profondità vengono ancorate?

Sono larghe 2 metri e hanno un volume di 2000 litri. Sono ancorate tra i 6 e i 10 metri di profondità. 

Al momento, quali sono i prodotti coltivati nelle biosfere sottomarine? La loro qualità è superiore rispetto a quella dei prodotti coltivati in modo tradizionale?

Attualmente coltiviamo erbe aromatiche, tabacco per applicazioni farmaceutiche, iperico, basilico, assenzio, aloe vera e rosmarino. Abbiamo studi del Cersaa (Centro di sperimentazione e assistenza agricola) e della facoltà di Farmacia dell’università di Pisa, che attestano nel nostro basilico una maggiore concentrazione di olii essenziali, pari al +30%.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.